Percezione e Concetto

PERCEZIONE E CONCETTO

Quando perdiamo i punti di riferimento nel piano fisico, per esempio nella nebbia o nel deserto, ci capita di camminare e poi ci si ritrova spesso al punto di partenza. Quando ci si perde nel deserto o nella nebbia, in realtà si tende a girare in tondo percorrendo degli ampi giri, questo perché in questi casi sorge la coscienza che è tipica del corpo eterico.

Se entriamo nel mondo eterico senza una preparazione adeguata, ci perdiamo, giriamo a vuoto, non ne veniamo fuori. Dobbiamo sviluppare una capacità di attenzione, un discernimento, una logica più rigorosa di quella utilizzata per il piano fìsico.

Mano a mano che proseguiamo nel nostro lavoro potremo osservare come la logica del piano eterico sia completamente diversa, per alcuni versi opposta a quella del piano fisico.

Il primo punto della meta che vogliamo raggiungere, il primo passo che dobbiamo compiere, per quanto ci sia possibile tentare di percorrere strade più o meno veloci, più o meno appaganti, è sempre e solo l’educazione del pensiero.

Per educazione del pensiero intendiamo un percorso che parte dal piano fisico, che cogliamo con le nostre percezioni che poi vengono interpretate sulla base di esperienze, di concetti, di analogie, di riferimenti culturali, il tutto per aiutarci a conoscere il mondo.

Questo è il primo gradino: ad una percezione, che proviene dal mondo esterno, contrapponiamo in noi un pensiero che non è materiale.

Se il pensiero sorto dalla percezione non è corretto e se si vuol ugualmente operare nel mondo, allora sbagliamo. Questo è un aspetto fondamentale: il piano fisico corregge i nostri errori di pensiero.

Ogni mattina, ad esempio, riconosciamo la scarpa destra dalla scalpa sinistra, apparentemente senza pensarci sopra. Anche se minimo, però facciamo un pensiero. Saranno i nostri piedi a confermare o a correggere il nostro pensiero attraverso la percezione della scarpa in cui li abbiamo infilati.

Il discorso diventa più difficile quando vogliamo, per esempio, indagare sui sentimenti o quando vogliamo conoscere i piani superiori, i piani spirituali, dei quali non abbiamo una percezione diretta, fisica, a cui contrapporre un adeguato pensiero. In questi casi se sbagliamo apparentemente non succede nulla, non ci dolgono i piedi come quando si scambiano le scarpe, viene a mancare quindi l’elemento diretto di correzione.

Man mano che ci distacchiamo dal piano materiale la possibilità di commettere errori è sempre maggiore in quanto ci mancano le relative percezioni e correzioni.

Quante persone sanno qual è il compito della loro vita, che indirizzo essa prenderà domani, fra un anno, fra dieci anni? Eppure anche questo esiste, è scritto su un raggio di luce.

Il pensiero si può immaginare come una linea retta che ha la capacità di dividere: destra da sinistra, il bene dal male, il giusto dall’errore. Col pensiero si possono delimitare le cose, individuarle o dividerle. Il pensiero ha la capacità di separare per poi portare chiarezza e ordine.

Quando ci troviamo sul piano fisico è come camminare su un filo sospeso con una rete sotto di noi pronta ad attutire le cadute, la rete riesce a salvarci; quando si sbaglia a formulare i pensieri su cose che hanno a che fare col piano fisico è la vita stessa che ci corregge. Se invece si compiono azioni, scelte, decisioni sbagliate riguardanti i piani superiori, le conseguenze ci saranno ugualmente, però differite nel tempo, le potremo vedere dopo un giorno, dopo un anno, a volte dopo una vita.

Diventa quindi fondamentale sviluppare un pensiero realmente capace di muoversi su questi piani sottili, perché lì non c’è la rete di protezione come nel piano fisico.

 

Tratto da “Lo Sviluppo del Pensiero Terapeutico”.

Autore: “Tre più Uno”.