Riflessioni dal punto di vista dell’Io

Nell’ottica di essere strumento di aiuto all’Evoluzione il nostro Io è chiamato a far manifestare il Nuovo, sia dentro che fuori di noi.

A tutta prima sembra così difficile agire in modo Nuovo, ma in realtà non lo è per il nostro Io. Il nostro lo è capace solamente di agire in modo nuovo.

Noi consideriamo semplice eseguire pedestremente un’operazione, senza pensare, ripetendo meccanicamente gesti, ma questo perché la maggior parte del tempo non agiamo guidati dal nostro Io: agiamo guidati dal nostro corpo astrale (scegliamo ciò che abbiamo voglia di fare) oppure dal nostro corpo eterico (agiamo e persino pensiamo per abitudine e forme acquisite).

Dal punto di vista del nostro Io agire così è complicatissimo: non ci riesce, fugge da tutto ciò, se ne allontana, e noi ci sentiamo, forse, un po’ persi, annebbiati, non ben desti.

Capiamo perché l’uomo fa così fatica ad incarnare il proprio Io in Sé: perché il più delle volte agiamo senza pensare, senza aprire la mente, senza aprirci al mondo delle Idee, al Mondo dello Spirito, al nostro Io stesso.

Ogni volta il nostro Io percepisce il nostro agire senza coscienza, meccanicamente, si allontana: l’Io, che costituisce l’elemento divino in noi, la nostra luce, si spegne.

La ripetizione assopisce il nostro Io, che agisce solo quando abbiamo chiaro da dove si parte e dove si vuole arrivare, ed in questo l’Io governa tutto il processo che sta nel mezzo, anzi se ne nutre, perché tutto ciò lo sostanzia.

Questo è l’Io Sono: l’intensità con cui riusciamo a trattenere in noi, durante il fluire di tutto il processo, il nostro Io, a fargli compenetrare il nostro essere, per adempiere al compito.

In questo frangente è il cuore che deve aprirsi, perché da esso il nostro Io riceve il vero suo nutrimento. L’Io si sostanzia di Amore, che gli permette di librarsi in alto, nella giusta direzione, dove la mente può cogliere le idee.

È l’Amore che gli indica la strada e gli dona una Libertà tutta particolare.

L’ Io Sono vive nei nostri sforzi, nella nostra volontà, nel nostro Amore, nella nostra apertura di cuore: questo è il principio dell’Io Sono, ciò che lo sostiene.

Perché certe imprese ci risultano difficili, oppure non riusciamo in un compito che ci viene assegnato?

Non perché non abbiamo un Io incarnato, ma perché non ci sforziamo di farlo manifestare. Tutto sta nel Volere.

Nell’anima tutto fluisce e tutto scorre, anzi più increspato è il mare, maggiormente vi è movimento. Questo muoversi, a volte è talmente forte da travolgere tutto e riesce anche a nascondere ogni cosa nelle nostre profondità. Però, appena la tempesta si calma, tutti i “relitti” tornano a riva e lì si fissano nel nostro corpo eterico, manifestando così l’aggravarsi di disturbi e l’insorgere di “nuove” malattie.

Abbiamo visto quanto è facile generare del nuovo. Perché anche questo è Nuovo, ma di un altro tipo, non è vero?

C’è un nuovo in “positivo” ma anche un nuovo generato dalle nostre resistenze, perché in ogni caso noi siamo chiamati a generare e nulla può restare indifferente al nostro pensare, sentire ed agire.

Quando l’Io viene dimenticato e “spento”, noi stiamo tralasciando e rinunciando a una vostra facoltà, ci stiamo privando della parte più importante. Certo questa parte di noi è a volte scomoda, perché richiede il nostro impegno e pare non lasciarci mai liberi, ma è essa che cela il nostro vero Compito.

Ed anche questo Compito è Nuovo, sempre nuovo, e noi ci ostiniamo a ripetere ciò che già eravamo.

Molte volte succede di rifiutare un lavoro che richiede più sforzo del normale, ma è solo lo sforzo, l’impegno ad attivare l’Io Sono che può poi sostanziarlo, e quindi darci l’aiuto di cui necessitiamo nel fare questo sforzo.

Ogni cosa che abbandoniamo, in qualche modo genera rifiuto, e quindi poi, in qualche modo dovrà essere smaltita, e sarà l’Anima ad essere chiamata a questo compito di purificazione, incaricata dal nostro Io.

A cosa corrispondono quelli che definiamo i nostri “alti e bassi”, il nostro sentirci al meglio e poi depressi?

Questo stato è segno del nostro Io che lavora in noi, perché quando noi ci acquietiamo, quando accettiamo, quando ci arrendiamo, il nostro Io può agire.

In quei momenti potete proprio pensare come ad una lotta tra l’Io e l’Anima.

In tale lotta non sempre è l’Io a vincere, per la Libertà che lo contraddistingue: lo spirito si ferma, non si impone, una sua qualità è la forza ma non la violenza.

L’Io agisce per l’ideale, che è in sé valore libero e si realizza solamente nella Libertà. Per questo l’Io è più forte. Perché l’Io non ha legami, non ha interessi a cui rendere conto. L’Io agisce per agire. Punto e basta.

Quindi l’Io non calcola, non mette in atto strategie. Le intuizioni giungono mano a mano che si procede nel cammino, avendo pur sempre la situazione sotto controllo. Anche quando sembra che sia stato sconfitto ha sempre un Disegno a cui fare riferimento, perché l’Io è Spirito e quindi sempre in Comunione con il Mondo Spirituale.

Quando riuscite a tenere a galla la “nave”, l’Io si manifesta in pienezza nell’albero maestro, sul quale viene issata la vela più grande, la più importante. Proprio questa vela rappresenta l’anima trasformata, che ogni volta può sfoggiare tutto il suo candore, ben stretta al palo dell’Io per manifestarne lo splendore.

Questo è il vero compito dell’anima: manifestare lo splendore dell’Io. Lei si gonfia controllata e sorretta dall’Io e ci porta verso le mete importanti della nostra Vita, navigando in un uno specchio d’acqua che è il Disegno della nostra esistenza, dove tutto ci viene incontro, in un mare ormai placato.

L’Io cresce e si eleva maggiormente a seconda dello sforzo che l’Io Sono compie. L’Io Sono è la strada che percorriamo dal momento in cui in noi richiamiamo il nostro Io al momento in cui lo lasciamo nuovamente riaddormentarsi.

Immaginiamo l’Io Sono come il gesto che avviene ogni momento in cui riconosciamo la nostra anima trasformata, la ringraziamo e la “abbracciamo” al nostro Io.

Questa è comprensione dell’Essere, questo è compiere il Nuovo in ogni momento, perché nel ringraziare noi ridoniamo la sostanza della nostra crescita al Mondo dello Spirito, che non può che generare altro Nuovo, altri Doni.

A noi piacerebbe ricevere ad ogni compleanno lo stesso regalo?

Ed il Mondo dello Spirito questo fa in ogni momento: ci porta Doni NUOVI. A noi coglierli e moltiplicarli.

Tutto comincia dal momento in cui decidiamo di partire con un obiettivo ben chiaro, ed allora l’Io si presenta.

Noi con il nostro Io Sono realizziamo la strada, ciò che prima non c’era, riuniamo ciò che era separato, più frequentato e più conosciuto. Il nuovo diventa sempre più disponibile, più facile da raggiungere, più a portata di mano.

Così facendo e comprendendo che siamo più di quello che crediamo di essere, la nostra Anima si sostanzia ed accetta sempre maggiormente la presenza dell’Io, generando una sua maggiore compenetrazione, allontanando sempre maggiormente paure e dubbi per permettere la manifestazione del NUOVO.

Perché … come potremmo definire il nuovo se non come assenza di timori, tentennamenti e dubbi? Il nuovo è sicurezza in noi stessi che si manifesta poi nelle nostre opere.

Cosa è che ci piace tanto del vecchio?

Forse il fatto che non procura lavoro di coscienza: tutto è rodato e conformato ad un modo di fare ormai accettato da tutti. Nel nuovo questo “modo di fare” va riscritto e testimoniato con tutti noi stessi, perché se l’Io non è presente questo lavoro non verrà mai compiuto.

Solo così potrà fare breccia in altri cuori. E’ questo il lavoro che ci viene richiesto, essenzialmente di essere diversi noi stessi, Nuovi.

Ecco un altro segreto: il Nuovo si manifesta solamente se chi lo porta è nuovo Lui stesso, solamente se Lui stesso si è fatto compenetrare da ciò che vuole manifestare.

Succede sempre che, se vogliamo manifestare fuori qualcosa, dobbiamo averla fatta prima dentro di noi. Ecco perché ci viene chiesto un continuo cambiamento: affinché poi, fuori, si possa generare il Nuovo che chiede di manifestarsi.

L’Io in noi è come una lente di ingrandimento che coglie ogni piccola essenza: può essere il nostro strumento di crescita, proprio perché nulla gli sfugge, può trasformarsi anche nel nostro “tarlo”, che non ci lascia mai in “pace”.

Perché se non vogliamo comprendere le cose da noi stessi, una Regia più alta ce le fa capitare da fuori, ce le farà apparire ben chiare davanti cogliendoci, il più delle volte, impreparati.

Manteniamo l’Io come capitano della nostra nave e navigheremo su un mare liscio come l’olio.

Siamo noi a cambiare le cose da dentro e tutto sarà soave, affinché non succeda che da fuori qualcuno ci inviti al cambiamento, perché vivremmo solo pressione. Fino a che non decideremo di prendere noi stessi il timone, di accogliere il nostro Io, tutto sarà più difficile ed il Nuovo ci sembrerà irraggiungibile, uno sconosciuto.

Il lavoro interiore, il lavoro di sviluppo di coscienza e di accoglimento del nostro Io ci può fare sentire stanchi, come se non arrivassimo mai. Forse perché non ci siamo ancora veramente mossi, non abbiamo preso la decisione che tutta la nostra Vita sia un pieno movimento, sia perennemente movimento. Perché nel Nuovo lo sforzo è sempre richiesto, senza di esso non cresceremmo nell’Io Sono e l’Io non potrebbe prendere maggiormente casa in noi per aiutarci.

La Pace che noi tanto ricerchiamo è quella interiore, la pace che nasce dall’aver riempito la coscienza di opere, opere che hanno migliorato ciò che eravamo chiamati a manifestare, e non la pace che nasce dal fermarsi perché si è raggiunta la cima di una montagna.

In fondo, una volta arrivati in cima alla vetta, cosa faremmo? Scenderemmo di nuovo, per poi ripetere tutta la faticosa salita? Ripetendo gli stessi passi, che sicuramente risulteranno più facili della prima volta? No, perché per noi l’Io ha altri piani, vuole che impariamo un’altra cosa Nuova: a volare, per saltare così da una vetta all’altra, senza scendere ogni volta dalla montagna.

 

Tratto da “Albios”

Pin It on Pinterest

Share This