Osservando la magnificenza del cielo stellato ci è difficile restare indifferenti, in noi nascono stupore e meraviglia per i fenomeni celesti: la caduta delle meteoriti a San Lorenzo, le comete, le eclissi, questi eventi non possono non toccare l’animo umano

Nel corso dei millenni è però cambiato l’atteggiamento dell’uomo; una volta guardare le stelle suscitava un atteggiamento di profonda venerazione, nel guardare i corpi celesti ci si sentiva piccoli rispetto all’infinito e vi si poteva percepire l’agire del Divino

Questo sentimento ci permetteva di porci in un giusto rapporto e cogliere la superiorità di ciò che ci circondava. Con il ritirarsi di questa coscienza i pianeti sono stati sempre più visti come delle sfere più o meno dense che ruotano senza scopo e senza meta, tutto viene interpretato secondo la legge della gravitazione universale, ossia con pure leggi meccaniche. 

Ecco quindi che l’uomo è passato attraverso varie situazioni nel suo rapporto: il primo rapporto (epoca zarathustriana) era di natura spirituale e l’uomo coglieva ancora la realtà degli esseri divini che agivano dalle stelle.

Il secondo divenne di natura animica e con esso l’uomo sentiva la sua anima che prendeva vita da questo rapporto (epoca egizia).

Il terzo divenne di natura eterica e l’uomo coglieva la vita, i processi vitali che scaturivano dalle stelle, questa fu l’epoca greca.

Infine giungiamo alla nostra epoca in cui l’uomo vede solo movimenti meccanici e  emissioni di “onde”, “campi”, “energie” : nasce l’astrofisica.

Tratto dal Libro: Dalla Astrologia alla Astronomia

Autore: Tre più Uno

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