Quando Dio e l’Uomo si incontrano nell’Uno

Cristo Risorto pax mundiCosa c’è “dietro” l’Infinito Uno, il Purissimo Amore Divino, il Dio di tutte le divine dimensioni?

Tutto, ovvero l’infinito (per l’appunto), sia esso manifesto o immanifesto. E’ proprio nell’osservazione di ciò che vi è “davanti” o “sotto”, ovvero la dimensione del manifesto (il cosmo percepibile con Santissima e Santa Trinità, le Gerarchie, la Natura tutta e l’Uomo) che noi possiamo cogliere l’aspetto che ci appare come “finito”, seppur in costante movimento e trasformazione, della Creazione.

Non a caso Goethe, nel suo Faust, faceva definire il Logos del prologo di Giovanni non come “Parola” o “Verbo” ma come “Azione”!

Eppure anche ciò che appare “finito”, nella creazione manifesta, non lo è veramente.

Vediamolo esaminando velocemente proprio la creatura che crediamo di conoscere meglio, ovvero noi stessi, l’Uomo. Come già scritto l’essere umano non è solo un vero e proprio insieme estremamente complesso (7 corpi, 7 coscienze, 4+ 1 aspetti dell’Io, una miriade di entità “sottili” che agiscono attorno e in esso), ma è essenzialmente fatto di ….. vuoto!

Sappiamo che se “liofilizzassimo” un corpo umano, dopo averlo bruciato ad altissime temperature, ci resterebbe più o meno una tazzina da caffé di materia (cenere), derivante tra l’altro essenzialmente da acqua salata, ovvero dalla materia meno “solida” (ci si passi il gioco di parole) che c’è sul nostro pianeta. Eppure ciò ci trasmette ancora un senso di rassicurante finitezza, sebbene probabilmente già vacillante. Almeno il nostro essere, pur complesso e riducibile ad un pugno di cenere, si sa da dove comincia (il corpo fisico) e dove, più o meno, finisce (l’Uomo Spirito, il principio Padre in noi).

Beh, non è così. E’ vero che esiste la struttura intima umana descritta dalla scienza ufficiale (molecole, atomi, elettroni, ecc.) e che esiste anche quella “sottile”, per esempio descritta dall’antroposofia, e che esse sono in continua risonanza come lo è tutto il microcosmico con il macrocosmo (“così in alto, così in basso…”), solamente di quello finito (il piano “manifesto”), ma anche di quello infinito (l’immanifesto, fino al livello di Infinito Uno, del Purissimo Amore di Dio).

L’Uomo è per così dire quindi il punto terminale, la “proiezione”, dell’Infinito Uno attraverso prima l’immanifesto e poi tutto il manifesto e questa “proiezione” trova nell’Uomo il suo punto di “capovolgimento” per tornare ancora nell’infinito, ma con le nuove qualità che solo l’Uomo può portare grazie alle sue esperienze, esistenze, sconfitte e vittorie.

Un Infinito che arricchisce di continuo sé stesso (e quindi di conseguenza tutte le sue creature) tramite una costante metamorfosi che avviene nella sua creatura più fragile e imperfetta (al momento) e questo perchè anche Dio “evolve” e lo fa donando le sue facoltà alle sue creature.

Una lemniscata (che non a caso è anche il simbolo matematico dell’infinito) in cui il nodo centrale è proprio l’Uomo. Da ciò si può di conseguenza cominciare a comprendere meglio l’importanza “fondamentale” dell’essere umano per tutta la Creazione, e questo già nella sua dimensione fisica, terrestre, senza aspettare di essere “nell’Aldilà”.

L’Uomo è veramente un “ponte sull’Eternità”, come recitano molti romanzi e poesie. O meglio è una sorta di portale in cui il suo “nocciolo” più profondo, il suo Germe originario, l’inoculo divino in lui, è un cellula infinita, in costante vibrazione e mutamento, dell’Infinito Uno.

Una sacra monade, un Uno infinito di un Infinito Uno. Un portale attraverso il quale anche gli dei (le Gerarchie e tutto il mondo spirituale) possono “attraversare” per tornare, anch’esse arricchite ed evolute, al Dio Unico.

E chi arriva ad essere idoneo a svolgere un ruolo di questo tipo in modo sempre più consapevole non è di fatto anch’esso un dio parte di Dio (Gv.10,34 “Voi siete dei”)?

Questo tipo di Uomo, questo Uomo Nuovo, di cui l’archetipo non a caso è Gesù Cristo, diviene così snodo centrale dell’evoluzione. O meglio di questa evoluzione, una sorta di cosmogonico ecosistema unitario dominato dall’Amore, per usare un’immagine cara al gesuita-naturalista (in odore di eresia) Teilhard de Chardin, ma in cui, aggiungiamo noi, la legge fondamentale non è solo l’Amore nella (conquistata) Libertà, ma anche la Vita che ci è donata dalla Madre: ciò sia come origine, sia come obiettivo finale quale Vita spirituale eterna.

Da quanto detto dovrebbe risultare più comprensibile ciò che alla coscienza ordinaria ci appare come l’eterna e costante battaglia tra il cosiddetto “Bene” ed il cosiddetto “Male”, gerarchie spirituali emanate dallo stesso Infinito Dio di Amore e quindi coadiuvanti il suo Progetto anche se, alla nostra coscienza limitata, con compiti diversi.

Questa battaglia si combatte dentro ed attorno all’Uomo affinché egli stesso torni alla monade originaria superando tutte le divisioni che si sono affastellate nella sua coscienza e di cui quella tra Bene e Male è l’archetipo.

L’Uomo può riuscire in ciò parallelamente a quanto riesce a cogliere del grande Progetto divino che lo vede al centro dell’evoluzione spirituale, diventandone sempre più degno e consapevole.

Per questo è venuto il Risorto, per questo siamo chiamati ad operare.

Tratto da “Albios”

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