Una danza di luce e oscurità

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Zoe cosmica

Come abbiamo visto negli artico­li precedenti, nel ragno esistono due attività principali: un’attività che potremmo definire “per se stes­so” (il suo modo particolare di nutrirsi, la sua nutrizione “esterna”, il suo stare in agguato, in attesa, comportamento che fa nascere in noi un senso di pericolo e quindi negatività), e dall’altra parte abbia­mo la capacità di tessere la ragnate­la, questa tela così particolare che deve essere osservata con molta attenzione.

Nella Ragnatela dominano due principi: la luce (infatti il filo ha un aspetto di seta estremamente resistente) e l’ordine (la sua regola­rità, la sua distribuzione nello spa­zio che ne fa immagine di un sole raggiante). Per questo aspetto di luminosità la ragnatela può essere anche vista come una parabola, un’antenna parabolica capace di captare le forze cosmiche.

Le forze cosmiche che continuamente fluiscono dal cielo alla Terra si muovono con vortici discendenti e noi possiamo quindi immaginare la tela del ragno, che è sempre dispo­sta in verticalità, come un “filtro” o meglio come un sistema capace di impregnarsi di queste forze cosmi­che. Queste forze cosmiche che potremmo caratterizzare come “Zoe Cosmica“, sono le forze por­tatrici di Vita.

Ecco quindi che il ragno, con la sua ragnatela, diventa uno strumento fondamentale ed indispensabile per captare le forze di Vita e portarle alla pianta. Ricordiamo che le ragnatele, tranne quelle di ragni particolari, in natura sono infatti disposte tra i rami degli alberi.

Noi sappiamo che soprattut­to le drupacee sono le piante vocate ad accogliere la Vita cosmica per poi distribuirla, attraverso le altre piante, a tutto il Regno vegetale. La ragnatela del ragno è lo strumento con il quale la drupacea potenzia la sua capacità di accogliere la vita cosmica. Per questo motivo essa rappresenta un aspetto fondamen­tale per la Vita.

Potremmo caratte­rizzare tutto questo come l’aspetto “luminoso” dell’Essere del Ragno. Come già visto, il Ragno in sé, col suo aspetto che crea “antipatia”, che muove forze di ribrezzo, suscita nella nostra anima questa sensa­zione di opposizione alla Vita (antipatia).

Dalla scienza dello spi­rito sappiamo che ogni animale non è altro che una manifestazione esteriore di ciò che vive nella nostra anima, quindi potremmo cogliere in tutto ciò la seguente similitudine: la nostra anima può essere rivolta alle cose del mondo (l’aspetto “ragno” che fa ribrezzo), oppure può essere rivolta alle leggi e alle forze della Vita che scendo­no dal cielo (questo è il suo aspetto “luminoso”). Queste forze di Vita che si intessono nel regno vegetale, sono legate alle forze di Giove, perché tutto il regno vegetale fa riferimen­to alle forze di Giove .

Possiamo quindi cogliere nella ragnatela del Ragno l’estrema saggezza con cui essa viene tessuta, saggezza che discende dalle Dominazioni, ossia dalle Gerarchie che hanno come punto di riferimento nel cosmo pro­prio il pianeta Giove. Anche nella mitologia greca ritroviamo il rife­rimento tra Aracne, l’abilissima fanciulla tessitrice, e la dea Atena, la dea della Saggezza.

A conclusione di questo pensiero possiamo quindi riassumere una polarità nell’essere del ragno: il suo aspetto “ragno” e l’aspetto “ragnatela”. Un aspetto “ragno” che guarda principalmente all’elemento terrestre con il suo aspetto mortife­ro (ricordiamo che tutti i ragni sono anche velenosi) e un aspetto di Vita, l’aspetto luminoso portato dalla ragnatela.

A completamento del pensiero, ricordiamo che vi sono anche dei ragni che intessono la loro ragnatela a livello terre­stre, o alla base degli alberi o tra i fili d’erba. Questi sono ragni che svolgono una funzione molto parti­colare: essi, invece di raccogliere Zoe Cosmica, la Vita diffusa che dal Sole scende, raccolgono la Vita Diffusa che, attraverso il Sole sale dalla parte opposta della Terra e giunge sulla sua superficie, affin­ché avvenga il matrimonio tra Zoe Cosmica e Zoe Terrestre. Questo matrimonio è favorito pro­prio dalla presenza dei due tipi di ragnatela: la ragnatela “aerea”, tra i rami degli alberi, e la ragnatela che tocca la terra, i fili d’erba e la base dei tronchi.

Tratto da “Albios” n°51

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