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Radici cristiane della vita sociale

Libertà e denaro

Abbiamo osservato come nell’ambito politico-giuridico della vita sociale è necessario non giudicare, fare astrazione rispetto alle particolarità individuali secondo il principio di uguaglianza, per consentire il libero sviluppo dei talenti individuali che andranno a vantaggio della comunità.

Esiste qualche strumento nella vita sociale che possieda un carattere astratto e possa inoltre essere adatto a soddisfare l’esigenza della libertà? Ad una tale domanda dobbiamo rispondere affermativamente. Questo strumento è il denaro.
Forse ciò potrà sorprendere molti. Il denaro infatti viene considerato, nell’opinione comune e specialmente in quella di molti cristiani, come fonte di molti mali sociali, dalla brama del profitto allo sfruttamento dell’uomo.

Nel passo evangelico (Matteo 6, 24) dove il Cristo dice: “Nessuno può servire due padroni (…) Non potete servire a Dio e a mammona”, questo mammona viene sempre interpretato come il denaro.

E’ certo che il denaro, come ogni altra cosa di cui si serve l’uomo, diventa negativo quando da mezzo si trasforma in fine. Allora esso ci rende schiavi e per possederlo rendiamo strumenti altri esseri umani.

Ma ora vogliamo osservare il denaro nella sua realtà, senza preconcetti, per comprendere cosa esso sia. Noi tutti conosciamo il denaro come mezzo di scambio, come valore che può essere scambiato con qualsiasi altro valore, sia esso una merce o una prestazione. Viene emesso sotto il controllo statale che ne garantisce l’autenticità e porta impressa una cifra che ne quantifica il valore.

Esso però non è sempre esistito. Anticamente, prima della sua nascita, esisteva il baratto. Un bene veniva scambiato con un altro. In verità nell’economia si dovrebbe sempre parlare di scambio di valori. Uno scambio tra due possessori di beni avviene ed è vantaggioso per entrambi quando tutti e due attribuiscono maggior valore al bene che vogliono ottenere rispetto a quello che intendono cedere.

Il passaggio dal baratto al denaro vero e proprio è avvenuto attraverso qualche mezzo di scambio intermedio. A seconda dei luoghi e in diversi tempi storici è stato usato come mezzo di pagamento un bene di uso comune e particolarmente diffuso.

Così, ad esempio, in economie dedite alla pastorizia era divenuta consuetudine scambiare ogni altro bene con capi di bestiame (pecus, da cui deriva poi il nome pecunia come sinonimo di denaro); oppure in economie agricole è stato usato il frumento (da cui grano come sinonimo di denaro), oppure il sale (da cui salario per indicare la paga dell’operaio), o altro ancora.

Il pagamento di una parte del salario dei braccianti agricoli con il frumento, il riso o il mais è rimasto in uso fino a pochi decenni fa nelle nostre campagne, come ho appreso dai racconti dei miei genitori.

Con il crescere degli scambi, soprattutto nell’area del Mediterraneo nei periodi di civiltà egizio e greco-latino, si è reso necessario un mezzo più agile e razionale, qualcosa che potesse essere scambiato con ogni altro bene e rendesse più veloce e agevole il commercio ed ogni altra operazione, come ad esempio la riscossione dei tributi.

Nasce così la moneta, che in un primo tempo è fatta di metallo prezioso o raro, poi via via diminuisce il suo valore materiale, fino ad arrivare alla carta moneta, realizzata con tecniche che ne rendano difficile la falsificazione e che ha il valore corrispondente al numero impresso sulla banconota.

Come ci si presenta dunque il processo evolutivo che porta alla nascita del nostro attuale denaro? Lo possiamo senz’altro definire un processo di astrazione.

Tutto il denaro esistente è stato prima un qualche bene concreto, poi si è trasformato in denaro che ha conservato solamente il valore numerico astratto.

Il denaro è un valore economico che si emancipa dalla particolarità che possedeva quando era ancora un determinato bene materiale e consente al suo possessore di scambiarlo con qualsiasi altro valore economico.

Col baratto, se a me interessa il bene posseduto da un altro, non è detto che io gli possa cedere un bene realmente a lui necessario. Se io lo ripago con del denaro, egli disporrà di un valore astratto che potrà convertire, come e quando vorrà, con qualcosa che soddisfi un suo bisogno.

Il denaro possiede quindi un valore aggiunto, oltre a quello numerico che vi è impresso; grazie ad esso è possibile la libertà all’interno della sfera economica della vita sociale.

(continua)

Stefano Freddo

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