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Diventando adulti ci formiamo un immagine, un’identità di noi stessi che dipende dall’ambiente culturale e dall’epoca in cui siamo cresciuti, ossia dal condizionamento di tutti quei fattori personali che sono venuti a interagire con noi (famiglia, religione, posizione sociale, etnia, ecc..). L’immagine creata è una nostra proiezione mentale, non è né reale né oggettiva. E’ ciò che noi crediamo di essere, ma non chi siamo veramente. Possiamo chiamare ego questa “identità fantasma” da noi creata.

L’ego si nutre, e quindi si mantiene in vita, attraverso l’attività mentale ed emozionale che costantemente subiamo non coscientemente, potremmo dire per inerzia. Le voci interiori che continuamente ci parlano di paure, insoddisfazioni, nervosismi, lamentele e simili, non sono altro che le mille sfaccettature del nostro ego che cerca in ogni modo di difendersi ed assicurarsi un futuro. Proprio perché ogni essere umano è cresciuto in una condizione diversa da quella altrui, per ognuno di noi l’ego prende una conformazione o una sfumatura differente. L’unica cosa che non cambia è che l’ego è un “falso sé”, creato dall’identificazione inconsapevole con la nostra mente pensante ed emotiva.

Per l’ego il momento presente praticamente non esiste, perché considera importante solo il passato ed il futuro. Se lasciamo che l’ego comandi la nostra mente vivremo quindi in modo del tutto disfunzionale, fuori dalla realtà. L’ego ha il perenne bisogno di mantenere vivo il passato per garantirsi la sua identità fittizia, oppure di proiettarci nel futuro per nutrirsi dell’illusione di prospettive migliori e appaganti o per crearci ansie e drammi inutili. Quante volte ci siamo ripetuti la frase: “Ah, se potessi tornare indietro nel tempo… una volta sì che ero felice!” o ancora “Un giorno, quando avverrà questo o quello, sarò finalmente felice”? Con questa ricerca della felicità nel ricordo passato o nelle possibili vicende future ci garantiamo uno stato di continua sofferenza e inadeguatezza nei confronti della vita.

Anche quando l’ego sembra vivere nel presente, in realtà lo percepisce con gli occhi del passato, per esempio mettendolo a confronto con altre esperienze già vissute e giudicandolo, oppure lo riduce ad un mezzo rivolto ad un fine, uno scopo che sta sempre nel futuro immaginato dalla nostra mente. Pertanto, finché viviamo attraverso la mente, non riusciamo a cogliere il momento presente, perché l’ego attraverso di essa gestisce la nostra Vita a suo piacimento.

Per via della sua identità-fantasma, l’ego è molto vulnerabile e insicuro, e proprio per questo motivo si sente costantemente minacciato. Questo vale anche per quelle persone che hanno un ego che a tutta prima sembra superbo e sicuro di sé. Questo spiega il bisogno comune a tutti di avere sempre ragione, oppure di essere migliori o più furbi degli altri.

Essendo un senso derivato della nostra vera essenza, l’ego ha il costante bisogno di riconoscersi ed identificarsi con ciò che ci è esterno, e quindi per mantenersi in vita deve continuamente alimentarsi. Finché rimaniamo nello stato egoico non siamo mai pienamente soddisfatti e appagati, se non a brevi intervalli quando riusciamo a ottenere ciò che desideriamo, proprio perché l’ego vuole sempre di più; più si alimenta, più cresce, e più avrà bisogno di mangiare. E’ una vera e propria dipendenza che crea assuefazione. Possesso di beni materiali, posizione lavorativa e sociale, aspetto fisico, rapporti affettivi e familiari, appartenenza a movimenti politici o religiosi, sono solo alcuni esempi di “status” con cui l’ego nutre la propria falsa identità. Eppure queste sono tutte cose che prima o poi dovremo abbandonare, per esempio con la morte. La morte ci spoglia di tutto ciò che non siamo realmente noi, disvelandoci la nostra vera Essenza. Il segreto della vita infatti è “morire in vita”, ossia sperimentare la morte interiore e rinascere finalmente liberi e sereni.

Anche il Buddha aveva ben compreso tutti questi processi, difatti egli stesso affermò che “il dolore nasce dall’attaccamento alle cose periture”; Difatti sono proprio le cose effimere a cui si attacca il nostro ego, e che ama tanto. A questo punto è facile capire che l’ego è in stretta relazione col dolore: lo usa come strumento per ingrandirsi, per crescere sempre più. Il dolore a sua volta usa l’ego come porta per entrare nelle persone e gestirle attraverso i pensieri, e di seguito scopriremo come.

 

Tratto da “Le Catene Inconsce”

Autore Tre più Uno

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