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(da oo 60 – 1a conferenza) Berlino, 20 Ottobre 1910

 

Nel significato col quale noi qui ne parliamo, la Scienza dello Spirito, bisogna riconoscerlo, in molti ambienti non è vista con simpatia. Sì, si parla di Spirito, purtroppo anche di spiritismo, di scienza spirituale, ma non si segue quel metodo che è il nostro. Si parla di “idee generali” nella storia e nella vita umana, ma quello che così si intuisce non è realtà, ma idee astratte, generalizzazioni alle quali può elevarsi soltanto l’intelletto, non l’anima.

E’ in tutt’altro senso che noi parliamo della Scienza dello Spirito, poiché per mondo dello spirito noi intendiamo un mondo altrettanto, anzi, più reale dell’universo fisico-sensibile. Allorché le nostre facoltà conoscitive si elevano al di sopra di quello che i nostri sensi osservano, al di sopra di quello che il nostro comune intelletto capisce, allorché questa nostra facoltà conoscitiva raggiunge le forze direttrici dell’esistenza, queste non si presentano più come delle astrazioni, come concetti esangui, morti; ma sentiamo che qualcosa di sostanziale compenetra la nostra vita di contenuto spirituale.

Questo fa sì che la Scienza dello Spirito non è amata dalla maggioranza dei nostri contemporanei, sopraffatti dall’arido e astratto intellettualismo. I più benevoli dicono che coloro che si abbandonano alla Scienza dello Spirito sono dei sognatori, degli allucinati.

Si dice anche assai volentieri che tutti i risultati ottenuti da questa Scienza, sia pure con metodi rigorosamente scientifici, restano pur sempre avvolti nel dubbio.

L’umanità è sempre stata affascinata, anche nei suoi sentimenti, per i grandi progressi che essa stessa realizzava.

E se noi consideriamo attentamente i grandi progressi raggiunti in questi ultimi secoli, noi constateremo che essi non appartengono al dominio della Scienza dello Spirito, ma piuttosto a quel mondo del quale gli uomini a buon diritto sono oggi così fieri, e cioè al dominio delle scienze naturali.

Se pensiamo a tutto quanto le teorie scientifiche hanno apportato e apporteranno ancora alla conoscenza umana, se sulla bilancia poniamo altresì i risultati utili, pratici di queste conquiste così importanti per la vita di ogni giorno, dovremo ben riconoscere che i progressi scientifici dovevano necessariamente impressionare gli spiriti dell’epoca nostra.

Se questa suggestione da essi esercitata si fosse limitata a ispirare agli 1 Alla traduzione manca una pagina iniziale  uomini una specie di culto relativo a questi formidabili progressi, chi oserebbe obiettare qualcosa? Ma questa suggestione porta non solo a riconoscere il valore della scienza nella nostra epoca, ma altresì a vedere che tutta la conoscenza umana non può d’ora innanzi essere acquisita che esclusivamente su questo terreno.

Di conseguenza ci si immagina che i nostri metodi della Scienza dello Spirito siano in contraddizione con quelli della scienza naturale, e che sia impossibile a un intelletto veramente scientifico parlare di esperienze spirituali. Questo pregiudizio si è così diffuso da respingere la Scienza dello spirituale senza neppure sapere di che cosa realmente si tratta. L’argomento che si fa valere, bisogna riconoscerlo, pesa assai fortemente sopra la bilancia.

Si dice: “Il metodo della scienza fisica offre dei risultati, delle cognizioni che ogni uomo può controllare. Quando si acquistano queste conoscenze non vi si fa intervenire nulla di soggettivo, non simpatia, non antipatia, alcun desiderio vi interviene che faccia derivare un risultato piuttosto che un altro.

Nell’osservazione non entra alcun elemento personale, ma si lascia che le cose da sé stesse si esprimano in completa oggettività. La scienza fisica tratta oggetti che sono esteriori al di fuori dell’uomo. Essa studia ciò che è posto sotto i nostri sensi fisici e poco importa le idee che noi abbiamo in testa, allorché ci avviciniamo ai fatti”.

Da ciò ne è derivato che si è posta come condizione assoluta della scienza esteriore che ogni uomo possa in qualsiasi momento controllarla. Ma questo regno, questo mondo ove la scienza della natura ottiene i propri risultati, non è quello ove la Scienza dello Spirito raccoglie i suoi frutti.

La Scienza dello Spirito non può procedere in realtà sotto questo aspetto come avviene per la scienza esteriore, e cioè essa non può pretendere che i suoi risultati siano controllabili da chiunque e ad ogni istante. E perché? Perché questi risultati si ottengono per il fatto che l’uomo non considera più il suo intimo essere, la sua personalità come qualcosa di fisso, di finito una volta per sempre, ma si dice: “La mia essenza spirituale, questa totalità della mia vita interiore che io contrappongo all’universo, io la posso sviluppare, approfondire”.

Si può infatti farla avanzare, evolvere in guisa che ciò che si trova quando si volgono i propri sensi verso il mondo esteriore, appare come la base necessaria alle esperienze dell’anima. Così accade quando l’anima comincia a lavorare su sé stessa e sveglia le forze che a tutta prima dormono in essa, conquistando a poco a poco nell’elevazione di cui l’uomo non può sondarne la realtà se non quella a misura che egli l’acquista. La condizione dunque che l’Antroposofia deve esigere al principio del suo studio è quella per cui l’anima deve improntare interiormente un lavoro che dipende però interamente da ciò che essa è per sé stessa.

Se si riflette sulla natura delle condizioni poste dall’Antroposofia, si è condotti a constatare che codesti risultati non sono per niente affatto meno valevoli per tutti, che essi oltrepassano il carattere della personalità e non hanno importanza soltanto per la vita privata di un individuo, ma per tutti gli uomini, per l’intera umanità. Il carattere essenziale di tutto ciò che è scientifico è quello onde i risultati non sono associati a un oggetto particolare, ma si applicano a cognizioni valevoli per tutti.

Ora, se fosse esatto che lo sviluppo personale di un uomo non è che un fenomeno soggettivo, buono soltanto per lui e conducente a una convinzione personale, non vi potrebbe essere seriamente una questione di una scienza spirituale.

Noi vedremo che questa vita interiore che cresce nell’uomo, questo risveglio di forze assopite, raggiunge, allorquando si sviluppa, l’obiettivo completo. Quando osserviamo ciò che avviene nell’anima umana, noi vediamo che tutto dapprima è interamente personale. Ognuno ha il suo proprio carattere. Ma una conoscenza di sé stessi esercitata con metodo, ci conduce a un punto ove cotesto aspetto personale si elimina; il carattere arbitrario di ciò che si sente sparisce, come sparisce di fronte ai fenomeni del mondo sensibile nei cui confronti noi non possiamo pensare ciò che noi volgiamo, ma soltanto ciò che si accorda con la realtà. Parimenti l’uomo può pervenire a un mondo interiore di pensiero nel quale ha netta coscienza che non è più la sua obiettività personale che parla, bensì degli esseri sopra sensibili reali, sebbene non afferrabili dai sensi e di fronte ai quali la sua personalità influisce altrettanto poco quanto sui fatti degli avvenimenti della natura.

Bisogna acquistare questa conoscenza per poter dire che gli insegnamenti relativi al mondo dello Spirito possono pur portare giustamente il nome di Scienza. Così l’Antroposofia fonda la sua realtà in ciò che il pensiero può conoscere quando, in virtù di un suo lavoro interiore, essa raggiunge un punto nel quale nulla più di personale interviene nella osservazione di un mondo che direttamente gli rivela ciò che egli è. Si dice anche che la Scienza dello Spirito manca di quell’importante caratteristica di poter convincere tutti gli uomini.

Caratteristica invece della scienza naturale è il fatto che ognuno sa perfettamente che se egli stesso non ha potuto controllare direttamente le affermazioni di essa, basterebbe avere sotto mano un telescopio o un microscopio per pervenire alle stesse constatazioni degli scienziati. Si dice ancora: “Se le affermazioni della Scienza dello Spirito non possono essere controllate che nell’interno e a seguito di un lavoro interiore dell’anima, bisogna ammettere che in principio questo lavoro è interiormente personale prima che si riesca a non mescolare più nulla di personale nell’oggetto contemplato.

Di fronte ai risultati così ottenuti, si 4 resta liberi (a differenza di quelli della scienza naturale) di accettarli o meno, sin tanto che non si è pervenuti da sé stessi a questa elevazione”. Codesta osservazione, lo vedremo, non ha un fondamento reale. Certamente questo lavoro solitario dell’anima umana, questo risveglio delle forze che dormono nell’anima, è il punto di partenza per entrare in un mondo spirituale obiettivo. Ma la cosa è così fatta che allorquando i risultati della ricerca spirituale, della Scienza dello Spirito, sono comunicati ad altre anime, non vi restano senza effetti.

Quello che un essere ha sentito nel corso delle sue osservazioni spirituali, può riecheggiare nell’esperienza interiore di un altro, naturalmente solo sotto un certo aspetto e non pretendendo grottescamente di controllarla in un laboratorio, ma invece rivivendola in sé stesso.

E questo avviene perché in ogni anima vive un senso innato per la verità, una sana logica. E se i risultati dell’osservazione spirituale sono esposti in forma logica che parli di verità ai nostri sensi, in ogni anima franca ed imparziale risuona una corda all’unisono con colui che ha vissuto nella propria anima l’esperienza spirituale.

Si può dire che veramente ogni anima ha la facoltà innata di comprendere quello che le viene insegnato dalla Scienza dello Spirito, anche se questa anima non ha ancora cominciato un proprio lavoro di elevazione spirituale. Però occorre sempre evitare in principio di accettare con cieca fede ed a cuor leggero tutto quello che ai nostri giorni corre sotto il nome di scienza spirituale o simile.

Se veramente si tratta di Antroposofia, essa non mancherà mai di avere una forma logica e razionale, in maniera che essa possa essere ripensata con l’aiuto di senso normale per ciò che ne è verità. Uno dei primi dati di questa Scienza, è quello che alla base di tutto ciò che vive nel mondo fisico, si trova una realtà sovrasensibile: l’uomo come tutte le altre cose è uscito da questo mondo dello spirito che si trova dietro il mondo dei sensi.

Quando la Scienza dello Spirito si sforza di far vedere in qual modo lo Spirito sostiene la realtà sensibile, è allora che essa si attira l’inimicizia di molti ambienti, cosicché come dicevamo da principio essa è poco amata dai nostri contemporanei.

E non è difficile capire perché essa urta in queste resistenze. Tutto ciò che è nuovo non è soltanto ricevuto con diffidenza, sia che si tratti di una piccola o di una grande conquista umana, ma tutto ciò che muta il pensiero dell’uomo moderno, tutto ciò che proviene da tutta la costruzione scientifica, gli dà l’impressione allorché avvicinano l’Antroposofia, di perdersi in mezzo a una rete di contraddizioni.

Vi sono innumerevoli ragionamenti coi quali si può confutare la Scienza dello Spirito, e io avrò prossimamente l’occasione di trarne io stesso un esempio, allo scopo che sia una volta per tutte dimostrato che colui che difende il punto di vista di codesta scienza  non ignora affatto le obiezioni che contro di essa si possono sollevare. Confutare la Scienza dello Spirito nel modo col quale si confutano le cose oggi giorno in relazione a risultati di dettaglio, staccati, non può essere difficile.

Poniamo un esempio concreto: Questa scienza sostiene che l’organo del pensiero, della rappresentazione, del sentimento, della volontà, ossia il sistema nervoso e il cervello, è lo strumento, lo specchio di una essenzialità che non può trovarsi nel mondo che percepiamo coi nostri sensi fisici. Se basandoci su quello che la scienza esteriore, che si basa sui fatti sensibili, insegna a questo proposito, essa si eleva a qualcosa di spirituale che lavora direttamente entro l’uomo e che non si può conoscere se non attraverso le vie dell’anima.

Evidentemente è di una semplicità puerile confutare questo: “Ma queste vostre stesse affermazioni non sono che un prodotto del vostro cervello. Se voi non lo vedete, osservate dunque come le facoltà spirituali si elevino nella scala della serie animale: negli animali inferiori, esse sono ancora inattive, più evolute negli animali superiori e nei mammiferi, esse finalmente si manifestano nell’uomo in quanto il suo cervello ha raggiunto un’alta perfezione.

Questo prova che tutti i fenomeni della vita dello Spirito hanno la loro origine nel cervello. E se voi non ne siete ancora persuasi, fatevi un po’ mostrare come mai in certe malattie diventino inattive alcune parti del cervello e in conseguenza di questo sparisce pure l’attività spirituale di codeste parti. Voi vedrete come questa vita cade, pezzo a pezzo, allorché sparisce il cervello fisico. Perché dunque parlare di entità spirituali dietro le cose sensibili?”.

Veramente è una obiezione puerile! Essa si ispira non già ad una vera mentalità scientifica, ma dalla suggestione che emana per molti dei nostri contemporanei da certe teorie della scienza. Gli uomini sono sotto la suggestione che non sia possibile raggiungere la verità se non dirigendo i propri sensi, le proprie facoltà verso l’esteriore.

Del resto, nonostante tutte le apparenze, oggigiorno esiste in molte anime umane un bisogno profondo, una vera avidità per gli insegnamenti spirituali. Nella maggior parte degli uomini però questo anelito, questo bisogno è attutito e dorme nel fondo delle coscienze; ma esso comincia però a farsi sentire sempre più. Questa avidità di conoscere i risultati della investigazione spirituale va aumentando e si presenta con un aspetto assai somigliante alla devozione che ispirano le grandi conquiste della scienza fisica.

Ed è appunto perché queste conquiste non chiamano gli sguardi dell’uomo soltanto verso l’esteriore, che l’altro bisogno si sveglia, quello di conoscere lo Spirito. Riguardo a quest’ultimo, noi siamo posti nella nostra epoca in un tutt’altro punto di vista di quello che non fossero gli uomini anche soltanto un secolo fa. Pensiamo, e ciò è assai importante, che anche i  grandi geni di quel tempo non sentono ancora il bisogno di parlare di un insegnamento spirituale, nel senso nel quale ne parla l’Antroposofia.

Orbene, le grandi individualità sono sintomatiche ed esprimono quello che vive e trama nelle anime di tutta la loro epoca. Si può giustamente osservare che un uomo come Goethe non ha sentito il bisogno di portare alla sua epoca i risultati spirituali nel modo col quale noi ne parliamo. Laddove era questione di porre un soggetto di ordine sopra-sensibile,

Goethe si è espresso nel senso che ciò potesse essere materia di fede. Egli disse ancora che i risultati ottenuti in questa materia non potevano assurgere a un valore di ordine generale. Ma nel corso di un secolo, noi abbiamo fatto non solo dei progressi considerevoli (telegrafo, telefono, ferrovia, navigazione aerea), cose che Goethe non ha conosciute, ma la nostra evoluzione ci pone in presenza di elementi affatto nuovi. Oggi, del resto, le cose sono molto diverse da quello che erano centocinquant’anni fa.

A quell’epoca si sentiva il bisogno di parlare della vita spirituale in modo che non avesse niente a che vedere con la filosofia, perché si sentiva che si trattava di parlare di qualche cosa che non era affatto in contraddizione con le affermazioni scientifiche. Se si lascia agire su di noi la filosofia scientifica di questa epoca, si sente, se non si leggono che le descrizioni scientifiche popolari, di poter dire con Goethe: “Le comunicazioni che io mi sono acquistato intorno ad una vita dello Spirito, non contraddicono in nulla quello che la scienza oggi giorno ci reca”. Ma le cose da allora sono cambiate e le difficoltà accresciute.

Bisogna pensare che le grandi scoperte relative alla cellula sia nell’uomo che nell’animale sono state fatte dopo la morte di Goethe e che soltanto con queste scoperte un organismo elementare è diventato visibile. Si ha forse bisogno di parlare di una vita sugli altri corpi celesti, quando si può osservare come i tessuti si costruiscano in un organismo sotto l’azione di cellule puramente materiali? Ma altre grandi scoperte sono seguite.

Pensate all’impressione che può fare sul pensiero umano l’analisi spettrale che allarga lo sguardo dell’uomo sino a lontani mondi. Se ne poteva tirare la conseguenza che l’esistenza materiale che noi conosciamo sulla Terra, deve essere identica sui corpi celesti di guisa che si poteva parlare dell’unità della sostanza.

E le scoperte in questo dominio si moltiplicano ogni giorno. Si potrebbero citare infiniti casi che hanno avuto un’influenza, non tanto nel mondo dei fatti, quanto sulla mentalità degli uomini, per condurli a dire: “Attendete le ricerche scientifiche, esse vi insegneranno i fondamenti della vita e l’apparizione dello Spirito nel cervello, ma non parlate alla leggera di un mondo spirituale che starebbe alla base di ogni cosa”. E’ così che si crede  ai giorni nostri, che tutto ciò che si rivela dallo Spirito provenga dalla realtà sensibile.

Oggi giorno l’uomo non direbbe più, come un secolo fa: “Ciò che io so per mia convinzione, per mia credenza personale, quanto io ritengo di sapere, le idee che mi sono fatto sopra un mondo soprasensibile, non sono in contraddizione coi risultati scientifici”.

Ma egli sente tuttavia una contraddizione che viene percepita non soltanto dall’erudito o dal filosofo. Oggi giorno bisogna aver delle facoltà assai più potenti per mantenere di fronte ai dati scientifici quegli altri impulsi che promanano dai mondi spirituali. Noi dobbiamo essere in condizione di provare ciò che affermiamo e con quella maggiore obiettività che esige la mentalità scientifica.

Solo una Scienza Spirituale che segua la logica e il rigore della scienza odierna, può prendere posto a fianco di essa; e pensando in questo modo si concepisce in qual senso una Scienza dello Spirito è necessaria ai tempi nostri, perché essa risponde a quei bisogni di cui parliamo. Questi bisogni esistono tanto più quanto più sono incoscienti nelle anime dei migliori scienziati. Certamente la matematica e la geometria sembrano offrire una base sicura alla loro applicazione nel mondo sensibile.

Chi crederebbe ad esempio che le affermazioni universalmente conosciute della matematica e della geometria potrebbero essere scosse! E pertanto vi sono dei matematici nel corso del diciannovesimo secolo che si sono trovati trascinati a delle concezioni che non sono più valevoli per il nostro mondo ma per un altro. Essi hanno pensato che potevano oltrepassare ciò che la matematica e la geometria avevano rappresentato fino allora per un mondo sensibile e porre degli assiomi che non valgono se non in un altro mondo.

E non esiste soltanto una di queste nuove geometrie, ma parecchie: quella di Riemann, di Lobacevskij, di Bolyai. Ciò che ci interessa sotto questo aspetto non è il dettaglio ma la possibilità del fatto. Vi sono ad esempio dei geometri e delle menti che non hanno semplicemente supposto altri mondi, ma che hanno persino immaginato la geometria che potrebbe regnarvi.

Questo ci prova che anche presso i matematici esiste un desiderio, un anelito di frangere i limiti del mondo che ci attornia. Si può del resto provare che la Scienza spirituale viene incontro a cotesto desiderio, a cotesto anelito, a questo bisogno reale, con un fatto di grande importanza.

Questo fatto di natura assolutamente spirituale, consiste in ciò: l’uomo ritorna sulla Terra attraverso una successione di vite. E’ questa la risposta che viene dal dominio dell’anima di ciò che le teorie dell’evoluzione hanno invece trasportato nel regno animale. In queste ripetute discese sulla Terra l’anima umana si evolve.

Certamente si può esercitare l’arte della confutazione anche contro questo fatto, ma non si può però negare il bisogno sentito nella nostra epoca di comprendere qual è l’origine, il presente e il futuro dell’uomo, e la  sua precisa posizione nei riguardi del mondo esterno.

L’uomo non ha cominciato che in un tempo relativamente recente a prendere veramente posto nella storia, nel corso dell’evoluzione e vi è pervenuto soltanto attraverso mezzi esteriori. Ricordatevi l’orizzonte limitato che si aveva nel quattordicesimo e quindicesimo secolo, prima che si inventasse la stampa; non ci si poneva ancora in quel tempo una questione che affanna l’uomo attuale. I progressi storici ci dimostrano che sempre nuove conquiste arricchiscono senza posa l’umanità, e allora ci si domanda: quale progresso facciamo noi nel nostro intimo, nella nostra anima? Come mai gli uomini del passato sono stati condannati a condurre una vita oscura, limitata, privi dei vantaggi di una evoluzione che si manifesterà più tardi? Quale parte prende ogni individuo nelle evoluzioni ininterrotte della sua razza? E’ possibile che oggi giorno viva un’anima umana che, dal fatto che la sua vita si inserisce fra la nascita e la morte, non possa per esempio prendere la sua parte delle scoperte che saranno per essere il beneficio degli uomini in un prossimo avvenire? Se si appartiene alla religione cristiana, tale questione è di una importanza fondamentale.

Nell’evoluzione dell’umanità si distinguono due periodi: prima e dopo Gesù Cristo. Il Cristo introduce una vita spirituale nuova che prima non esisteva per gli uomini. Quale sarebbe dunque la sorte di codeste anime che hanno vissuto prima del Cristo? L’Antroposofia risponde a questa questione non con una teoria, ma essa fa vedere che le singole anime, le quali hanno partecipato alle civilizzazioni anteriori al Cristo, sono le stesse che si reincarnano dopo che l’impulso Cristico ha cominciato ad agire, di guisa che nulla viene perduto dall’anima umana di ciò che è il retaggio dell’umanità.

Codesto fatto non è una idea o una fredda astrazione, ma essa ci fa vedere come la storia sia una corrente alla quale l’uomo partecipa con la sua essenza più intima. Per l’uomo moderno, i cui orizzonti si sono talmente allargati grazie al lavoro storico, codesta questione ha un senso ancor più grande che per il passato. Bisogna che si trovi una risposta e la Scienza dello Spirito può darla. Citiamo per finire una obiezione corrente: “Le scienze sono arrivate a ridurre a un principio unico i fenomeni dell’universo e a spiegarlo come un monismo.

Ora la Scienza dello Spirito viene a riparlare di un dualismo che si oppone a codesta fortunata concezione, ma è solamente servendosi di frasi fatte che si dicono tanti spropositi”. Infatti il principio che spiega l’universo come un’unità può forse essere frantumato perché due correnti vengono a confluire da questo universo e ad unirsi nell’anima dell’uomo, l’una provenendo dall’esterno e l’altra dall’interno.

Non possiamo forse ammettere che ciò che così interpenetra l’anima e che viene da una parte dall’esperienza fisica sensibile, e dal lavoro spirituale dall’altra, abbia pur sempre una sola ed unica esistenza, e non si presenti in questo duplice aspetto se non per la coscienza umana? Il monismo non deve essere compreso in una maniera superficiale.

Se così fosse, se il principio monistico dovesse essere colpito, dovremmo ritenere che questo principio è di già demolito quando noi riscontriamo che l’acqua si compone di ossigeno e idrogeno. Nulla vieta che l’idrogeno e l’ossigeno provengano da una unica, identica origine, nonostante che essi si uniscano nell’elemento che noi chiamiamo acqua.

Similmente il mondo sensibile e il mondo soprasensibile possono avere la stessa origine, nonostante i fatti di qualsiasi natura ci costringono a riconoscere che essi si incontrano e si uniscono nell’anima dell’uomo. Certamente non si può provare la loro unità, ma in ogni caso la loro unione non contraddice la concezione monistica dell’universo.

Se noi rivolgiamo i nostri sguardi verso il mondo sensibile esteriore, noi scorgiamo per mezzo dei nostri sensi e del nostro intelletto la natura che viene dallo Spirito, sebbene essa non lasci intravedere la sua origine. Seguendo la via della Scienza dello Spirito, vivendo nello slancio interiore della nostra anima, noi troviamo ugualmente lo Spirito.

Nella nostra anima si incontra sia lo Spirito sia la materia. Il loro combinarsi, il loro unirsi nella nostra anima fa nascere veramente la realtà materiale e spirituale a un tempo. Poniamo in poche parole quanto hanno sentito in tutti i tempi coloro che si sforzarono di unire in un solo pensiero la materia e lo spirito.

L’Antroposofia unita alla scienza della natura ci insegna a comprendere tutta la verità: Allo Spirito dell’uomo si impone, misteriosamente uscita dalle profondità cosmiche, la pienezza opulenta della materia. Nel fondo dell’anima si esprime, portatore della vita celeste, la parola luminosa dello Spirito. Esse si incontrano nel cuore dell’uomo in una realtà piena di saggezza.

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