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Radici cristiane della vita sociale

Accogliere il dono

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Parlando della pianta, abbiamo visto come essa diventi incapace di accogliere pienamente in sé l’azione solare quando il suo processo vivente è alterato dalla concimazione chimica.

E dato che il sole offre gratuitamente luce, calore e vita alla terra, dobbiamo riconoscere che attraverso una agricoltura non fondata sulla comprensione dei processi viventi ci precludiamo la possibilità di godere pienamente di un tale dono.

E’ un’esperienza che colpisce profondamente osservare come tutto lo sforzo della ricerca scientifica applicata all’agricoltura ottenga come effetto una tecnica mossa dalla inconscia, ma sistematica volontà di rifiutare questo dono.

Nel giro di un secolo la terra è stata in larga parte depredata della sua fertilità, attraverso un’agricoltura di rapina. L’uomo, come il figliol prodigo, ha chiesto la sua parte di eredità e l’ha dilapidata. La Terra ha compiuto un tale sacrificio affinché l’uomo potesse divenire cosciente delle conseguenze delle proprie azioni, conseguenze che devono necessariamente derivare da una conoscenza incapace di penetrare nel vivente.

All’agricoltore che comprenda tutto ciò si offre la possibilità di dedicarsi con impegno a ricercare le leggi della vita, per riuscire ad operare affinché alla terra sia nuovamente donato ciò che le è stato sottratto. Egli non guarderà più al reddito immediato che una determinata coltura gli darà, ma si impegnerà a realizzare un organismo agricolo che viva solamente grazie ai doni della terra e del cielo.

Attraverso la coltivazione di piante, l’allevamento di animali, la cura dell’organismo agricolo, contribuirà ad edificare quel patrimonio di forze di vita dal quale deriverà poi anche una solida economia aziendale.

Altruismo e fraternità nell’economia moderna

Ma non solo dal lato della natura l’economia è fondata sul dono.
Nell’economia moderna vige la divisione del lavoro. Di essa si coglie un aspetto negativo nel fatto che un lavoratore sia inserito nel processo produttivo dovendo spesso compiere un’operazione ripetitiva per nulla gratificante. Questo dipende però dalle condizioni generali della attuale vita sociale, nella quale non c’è sufficiente cura e valorizzazione dei talenti umani.

Ma se guardiamo alla divisione del lavoro in sé, possiamo riconoscere che grazie ad essa oggi nessuno lavora più per se stesso, ma sempre per qualcun altro. Le merci da me prodotte non servono a soddisfare i miei bisogni, ma quelli del mio prossimo.

A ciò si potrebbe obbiettare che per il lavoratore non è così, che egli lavora per avere un reddito per sé che gli permetta di vivere. Ciononostante dobbiamo riconoscere che la natura altruistica della divisione del lavoro è un fatto, sebbene come lavoratori e come consumatori non ne siamo coscienti.
Cosa ci impedisce di diventarne consapevoli?

Partiamo da un semplice esempio. Ci rechiamo da un calzolaio che produce scarpe. Acquistiamo da lui un paio di scarpe per una certa somma di denaro, magari dopo aver trattato sul prezzo.

Poi ce ne torniamo a casa pensando all’affare che abbiamo concluso. Tutto ciò appare assolutamente semplice. Ma osserviamo più attentamente.

Questa descrizione corrisponde a ciò che è accaduto in realtà? Noi siamo convinti che il denaro da noi pagato sia in relazione con quel paio di scarpe che abbiamo comprato. In realtà il calzolaio ha realizzato quel paio di scarpe a proprie spese, acquistando con altro denaro la materia prima e tutto ciò che è servito a soddisfare i bisogni suoi e della sua eventuale famiglia per il tempo necessario a confezionarlo. Il denaro che noi gli diamo in cambio delle scarpe gli servirà nei prossimi giorni per poter sostenere le spese necessarie al confezionamento di un nuovo paio di scarpe.

Non sarà sufficiente che noi gli paghiamo le spese relative alle scarpe che abbiamo acquistato, ma dovremo dargli qualcosa in più, pensando a ciò che gli sarà necessario domani.

I fatti reali sono spesso diversi dall’immagine che ce ne facciamo e questo ci impedisce di agire sensatamente nella vita, anche nelle azioni apparentemente più semplici. Guardiamo cos’è accaduto in realtà nel nostro esempio. Il calzolaio ha confezionato le scarpe pensando alle esigenze di chi le avrebbe portate.

Noi le abbiamo comprate avendo riconosciuto che esse rispondono effettivamente al nostro bisogno. Se questo ci è chiaro, la conseguenza sarà che daremo al calzolaio del denaro in modo che egli possa continuare a fare il suo lavoro, preoccupandoci dei suoi bisogni futuri.

Se noi tiriamo troppo sul prezzo, facendo leva sulle sue necessità, probabilmente egli domani non sarà in grado di continuare il suo lavoro.

In tal caso anche noi ne avremo un danno. Può darsi che non troveremo un altro calzolaio così bravo. Se noi invece paghiamo ciò che egli ci chiede, saremo certi che egli potrà lavorare meglio domani e anche noi potremo essere soddisfatti in futuro meglio di quanto lo siamo stati oggi.

Oppure egli potrà mettere insieme pian piano un capitale col quale avviare una diversa attività che metta a frutto qualche suo particolare talento.

L’economia fondata sulla divisione del lavoro può prosperare solamente quando ognuno si preoccupa di soddisfare le esigenze del suo prossimo. La sua legge essenziale è la FRATERNITA’.

Essa è altruistica per natura e richiede l’altruismo come una necessità. La solidarietà in economia non si ottiene attraverso prediche moralistiche, ma agendo secondo le esigenze dei fatti.

Discorsi moralistici sono quelli che si appoggiano su frasi fatte del tipo: “L’economia moderna è fondata sul PROFITTO, sullo sfruttamento. Occorre realizzare un’economia etica, fondata sulla solidarietà”.

(continua)

Stefano Freddo

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