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Radici cristiane della vita sociale

 

Lavoro e dignità umana

 
 
Il lavoro infatti non è una merce, non appartiene alla sfera economica, ma a quella giuridica dei diritti e doveri.
 
Questo risulta evidente anche dall’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
 
Se il lavoro fosse una merce una tale affermazione non avrebbe senso. Non si potrebbe fondare una repubblica su qualcosa che è destinato ad essere consumato.
 
Il Titolo III della Costituzione si occupa infatti di dettare i principi generali per regolamentare il rapporto di lavoro, che è un rapporto di diritto tra il datore di lavoro e il lavoratore, secondo il sentimento della dignità umana.
 
Esso prevede orari massimi di lavoro, riposi e ferie retribuite, condizioni di sicurezza, che siano in accordo con la coscienza dei diritti umani.
 
La questione della giusta retribuzione della prestazione lavorativa è invece assai difficile da risolvere. L’articolo 36 al primo comma afferma: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
 
Per essere più aderenti ai fatti, si potrebbe formulare così un tale articolo: “Il lavoratore ha diritto a partecipare al ricavato delle sue prestazioni, secondo principi di equità”.
 
Ciò sarebbe più aderente alla realtà, ma in ogni caso non metterebbe il lavoratore in condizioni di parità nei confronti del datore di lavoro. Infatti egli ha bisogno di lavorare per ottenere un determinato reddito.
 
Per questo la Costituzione dice all’art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Questo articolo si rende necessario in un contesto sociale nel quale gran parte dei cittadini non ha altra fonte di reddito che il proprio lavoro.
 
Per questo uno dei maggiori sforzi dei vari governi è quello di favorire la creazione di posti di lavoro, affinché tutti abbiano di che vivere. Tutto ciò è lodevole nelle intenzioni, ma va a cozzare contro le esigenze di una sana economia.
 
Scopo dell’economia, infatti, non è creare posti di lavoro, ma fornire merci e servizi che soddisfino i bisogni umani. Un’attività economica sana non può sostenere i costi di lavoratori in esubero rispetto alle esigenze della produzione.
 
Creare posti di lavoro non richiesti dalle esigenze produttive è un danno per la vita sociale. Inoltre il progresso tecnico ha determinato un sempre maggiore risparmio di lavoro, offrendo anche la possibilità di avere maggior tempo da dedicare ad altre esigenze umane, come il coltivare interessi culturali ed artistici, ad esempio.
 
(continua)
 
Stefano Freddo

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