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Radici cristiane della vita sociale

Reddito di cittadinanza

Come è dannoso creare posti di lavoro inutili, ugualmente dannoso è però il fatto che i consumatori non dispongano di un reddito sufficiente per poter acquistare ciò che viene prodotto dall’attività economica.

Infatti il valore economico di una produzione si crea nel momento della compravendita. Se un bene prodotto non viene venduto, esso è una perdita per la vita economica.

E dato che da una parte non è possibile garantire a tutti un lavoro e che dall’altra i consumatori devono poter acquistare le merci per soddisfare i loro bisogni e per lo stesso bene delle attività produttive, si pone la fondamentale domanda: “Non è forse necessario che le persone possano disporre di un determinato reddito che sia indipendente dallo svolgere un’attività lavorativa?”.

Questa necessità è in parte già riconosciuta dalla Costituzione all’art. 38: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Qui si fa riferimento alla “disoccupazione involontaria” per evitare che qualcuno che non lavori perché non ne ha voglia possa vivere sulle spalle degli altri.

Anche nell’art. 4, al secondo comma, dopo aver affermato il diritto al lavoro, si dice: “Ogni cittadino ha il dovere di compiere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

In queste affermazioni ritroviamo la stessa logica, lo stesso spirito che animava quelle relative al diritto-dovere all’educazione. Anche qui si parla del diritto-dovere al lavoro. Ma il lavoro è solo un mezzo per soddisfare i bisogni umani fondamentali, tra i quali includiamo la libera espressione dei propri talenti. Sono questi bisogni il reale oggetto dei diritti.

Proviamo, sulla base di questo pensiero, a formulare diversamente l”art.1 della Costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sulla dignità umana”. L’art. 4 potrebbe diventare: “La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto alla vita e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Nelle attuali condizioni sociali ciò potrebbe essere ottenuto grazie ad un reddito minimo garantito a tutti indistintamente, dalla nascita alla morte, come espressione del fatto che la comunità sociale nel suo complesso si fa carico del diritto alla vita di tutti i suoi membri.

Quando si prova a presentare questa proposta si incontrano sempre facili obiezioni. Si potrebbe infatti supporre che, data la poca voglia di lavorare da parte dei più, avendo un reddito garantito tutti rimarrebbero in ozio. Certo, ciò potrebbe accadere. Ma quale ne sarebbe la conseguenza? In brevissimo tempo si esaurirebbero i beni di consumo e ci si accorgerebbe che non si può mangiare il denaro!

Diverrebbe allora evidente che lavorare non è né un diritto, né un dovere, bensì una NECESSITA’. Il lavoro appartiene alla sfera dei diritti e dei doveri in quanto, come ogni altra attività umana che si esplica attraverso la relazione tra esseri umani e con l’ambiente naturale, deve essere fondato sul rispetto della dignità umana e della vita della Terra.

(continua)

Stefano Freddo

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