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Radici cristiane della vita sociale

Questo scritto scaturisce dall’intenzione di stimolare una riflessione profonda sui problemi della vita sociale nel nostro attuale tempo storico.

Mi rivolgo a tutti gli essere umani che, con buona volontà libera da pregiudizi, desiderano dedicare uno sguardo pieno di interesse e di meraviglia ai fatti e ai processi che coinvolgono il vivere e l’agire umani nel presente.

In me vive la convinzione, frutto di esperienza di vita, che la sola via che possa condurre a risanare l’organismo sociale malato, è che si accresca il numero degli esseri umani che anelano ad una conversione interiore alla verità, all’energico lavoro su se stessi per riuscire a plasmare nuovi sensi in grado di sperimentare la realtà della vita, lontano da illusioni e opinioni personali.

Di fronte all’appello della verità diviene necessario abbandonare ogni paura, ogni abitudine di pensiero, ogni preferenza e simpatia, per dedicarsi con coraggio alle esigenze che la vita pone continuamente davanti e che è necessario saper riconoscere sempre a nuovo.

La possibilità di osservare con nuovi occhi la vita è sorta per me dall’incontro con l’opera di Rudolf Steiner (1861-1925), che ha donato al mondo l’Antroposofia, una moderna via di conoscenza capace di trasformare e condurre verso l’avvenire ciò che l’evoluzione dell’umanità ha raggiunto fino al presente.

La scoperta dell’evento del Golgota, dell’impulso del Cristo, come centro e fondamento dell’Antroposofia, ha fecondato l’esperienza religiosa da me vissuta fin dall’infanzia all’interno della Chiesa Cattolica attraverso la conoscenza dei Vangeli e la partecipazione ai pensieri e ai sentimenti presenti nelle anime che ho incontrato.

Tale fecondazione ha avuto il significato di un graduale riconoscimento, in me stesso e negli altri, di molti luoghi comuni, abitudini di pensiero, frasi fatte, sentimenti preferiti, che sono di ostacolo alla comprensione della realtà della vita. Questi atteggiamenti interiori li ho riconosciuti allo stesso tempo presenti anche in molte iniziative, di ispirazione sia religiosa che laica, che con le migliori intenzioni cercano di lavorare per un progresso della vita sociale e alle quali, più o meno attivamente, ho partecipato nel corso di circa venticinque anni. Ho potuto constatare come tali atteggiamenti, difficili da osservare con chiarezza, siano freno alle iniziative stesse, siano la causa del loro continuo incepparsi e della loro mancanza di efficacia.

Essi sono degli ostacoli che possono essere superati ed è necessario sviluppare per questo forze adeguate.

Mi sono perciò risolto a mettere per iscritto un primo risultato di queste osservazioni ed esperienze, per un bisogno interiore, che avverto come necessità del tempo, di trovare come fondamento della vita sociale un Cristianesimo non confessionale, come germe presente in ogni essere umano che può essere scoperto da chi sinceramente cerchi.

Mi accingo a questo lavoro sforzandomi di astenermi sempre dal giudicare il mio prossimo, ma cercando di sviluppare un giudizio per quanto possibile aderente ai fatti osservati e cercando di stimolare nel lettore una tale osservazione.

Sono potenti gli ostacoli che si frappongono a una tale spassionata osservazione, in primo luogo la difficoltà di ammettere a se stessi di non pensare secondo realtà e di conseguenza di causare incoscientemente continui danni al mondo. Ciò non dovrebbe però suscitare sensi di colpa, ma piuttosto la domanda: come posso io imparare a pensare secondo realtà?

Poiché la mia professione è quella di agricoltore, orientato secondo gli impulsi dell’agricoltura biodinamica, ho potuto da un lato entrare in contatto con le problematiche economiche e sociali e dall’altro con la realtà vivente della terra. Ho potuto così intravedere alcune relazioni tra il processo vivente della natura e la vita dell’organismo sociale, riconoscendo come un compito di destino quello di sperimentare questi due campi di attività per poterne osservare le similitudini.

La differenza fondamentale tra l’agricoltura convenzionale e quella biodinamica consiste nella domanda preliminare che l’agricoltore si pone. Nel primo caso ci si chiede: quali sostanze e cure devo dare alla pianta e all’animale affinché mi diano la maggior resa economica possibile? Nel secondo la domanda è: come devo trattare la terra e l’organismo agricolo affinché in esso piante ed animali possano trovare un ambiente vitale adatto alle loro esigenze?

Nel primo caso il punto di partenza è quantitativamente economico, nel secondo è qualitativamente radicato nel processo vivente e su di esso viene fondato ciò che porta come conseguenza al risultato economico.

Anche di fronte all’organismo sociale possiamo porci con due diversi atteggiamenti.

Il primo, quello ordinario, si pone la domanda: come dobbiamo educare il singolo, quali sono i suoi diritti e doveri, in quale maniera deve lavorare affinché si accordi con l’ordine sociale che riteniamo giusto? Il secondo, quello qui proposto, si chiede: quali condizioni devono esistere affinché gli esseri umani, inseriti nella vita sociale, producano interagendo tra loro la struttura sociale necessaria a soddisfare le loro esigenze?

Nel primo caso si aderisce ad una certa idea di ordine sociale, cercando poi che l’individuo si adegui ad essa; nel secondo, a partire da una osservazione dell’essere umano nel suo divenire, si ricercano le condizioni che possono consentire una continua metamorfosi delle forme sociali, secondo le necessità dell’evoluzione umana e del mondo.

Questa ricerca delle leggi della vita, sia nella natura, sia nell’essere umano, richiede nuove facoltà conoscitive, anch’esse viventi. Il nostro pensare intellettuale, infatti, può cogliere solamente ciò che è privo di vita; esso procede necessariamente analizzando la realtà, scomponendola in parti e quindi uccidendola dentro la coscienza. Da questo cadavere della conoscenza, la realtà può risorgere entro l’uomo solo attingendo alle sorgenti della vita, cercandole nella propria attività interiore creativa.

Le contraddizioni che appaiono tali solo alla conoscenza priva di vita, ad esempio tra spirito e materia, vita e morte, bene e male, individuo e comunità, bisogno individuale e bene comune, … si rivelano ad uno sguardo più approfondito come aspetti polari di una più ampia realtà, che possono essere ricondotti ad unità grazie all’attività dell’anima umana compenetrata di amore, di luce e calore, che si apre alla realtà con devozione e si riversa nel mondo come azione risanatrice.

(continua)

Stefano Freddo

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