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Radici cristiane della vita sociale

Gratuità e libertà

L’art. 3 della Costituzione, al secondo comma, afferma: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.
Ma il principale di questi ostacoli è creato proprio dall’attuale organizzazione della scuola da parte dello Stato.
Consideriamo nuovamente l’art. 34 della Costituzione là dove afferma, al secondo comma che “l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”.
Proviamo a pensare fino in fondo il senso di una tale affermazione. Come può una cosa essere gratuita e obbligatoria allo stesso tempo? Ancora una volta dovremmo saper distinguere.
L’obbligatorietà non va riferita alle modalità di svolgimento dell’iter scolastico, ma al dovere morale che dovremmo sentire, come comunità sociale, di assicurare a tutti il diritto all’educazione, indipendentemente dalle possibilità economiche, gratuitamente. Le modalità e i contenuti di una tale educazione devono invece dipendere dalla libertà del singolo, che fino alla maggiore età è “amministrata” dai genitori.
L’art. 33 della Costituzione dice infatti: “L’arte e la scienza sono LIBERE e libero ne è l’insegnamento”. Ma per arte e scienza non si devono intendere solo quelle che si elaborano nelle accademie e negli istituti di ricerca. Educare non è forse un’arte? E come può essere libero l’insegnamento se non lo è l’apprendere?
Se noi consideriamo l’essere umano come una tabula rasa, come un vaso vuoto da riempire dei contenuti del sapere, ci sfugge proprio il suo essere unico e irripetibile. Se di questo abbiamo coscienza, educare diverrà arte e scienza.
Saprà essere realmente insegnante chi si porrà di fronte all’allievo dicendo: “Il mio compito è di IMPARARE a cogliere l’unicità che vive in lui, per poterlo aiutare a divenire se stesso”. Il rapporto educativo sarà fecondo solo se l’insegnante sarà stato scelto liberamente dalla famiglia, secondo il libero riconoscimento delle sue capacità in rapporto alle esigenze del figlio.
Lo Stato, in base al citato art. 3 della Costituzione, dovrebbe garantire a tutti la possibilità economica di fruire dell’educazione, ma non organizzare i modi e stabilire il contenuto della stessa, secondo principi generali di uguaglianza. Infatti nel rapporto educativo vale il principio della libertà, in quanto si ha a che fare con lo sviluppo delle capacità individuali.
L’uguaglianza è realmente tale solo se si pone al servizio della libertà del singolo. E solo grazie alla libertà può essere riconosciuta da ognuno la reale uguaglianza degli esseri umani nella comune Umanità.
(continua)
Stefano Freddo
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