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Radici cristiane della vita sociale

Stato ed educazione

Riguardo alla scuola, come abbiamo già detto in precedenza, lo Stato politico non dovrebbe stabilire delle modalità generali e dei contenuti secondo i quali deve essere educato l’individuo, ma garantire ad ognuno, attraverso un adeguato sostegno economico uguale per tutti, la possibilità di far fronte agli oneri derivanti dalla propria libera scelta educativa.

Così, ugualmente, non dovrebbe assumere degli insegnanti preparati secondo una determinata visione dell’insegnamento valida per tutti, per insegnare contenuti uguali per tutti.

Quando finalmente la vita della cultura e dell’educazione sarà lasciata libera di potersi sviluppare secondo le proprie necessità, nasceranno scuole diverse dalle attuali. Insegnanti con sensibilità e orientamenti affini tra loro si uniranno liberamente e concordemente per rispondere ai bisogni di allievi con determinate esigenze, i genitori dei quali chiederanno le loro prestazioni e potranno con essi concordare liberamente il compensocorrispondente.

La scuola avrà solo finalità educative. Il titolo di studio, nel momento in cui lo stato non si immischierà nell’educazione, perderà il valore giuridico, per essere solo l’espressione di una competenza acquisita. Esso non darà quindi alcun diritto ad un impiego, poiché l’effettiva competenza dovrà essere verificata da chi intende usufruire della prestazione dell’aspirante ad un certo posto di lavoro.

La scuola diverrà finalmente un ambito di libera ricerca, grazie alle liberate forze individuali che si potranno manifestare e che porteranno gradualmente a soluzione i problemi sempre nuovi che si presentano all’umanità in ogni campo della vita.

Come ci si può illudere che nella scuola attuale vengano insegnate solo delle verità scientifiche? I contenuti dell’insegnamento vengono approvati dallo stato, che ne verifica poi l’effettivo apprendimento attraverso gli esami di stato. Ma lo stato si fonda oggi sul potere di una maggioranza. La verità di una cosa, invece, non si sottomette al volere di alcuna maggioranza; è vera anche se milioni di persone le si oppongono.

Oggi ci si attende da uno studente che egli impari ciò che è contenuto nei libri, che è già stato approvato dalla scienza ufficiale riconosciuta dalla maggioranza.

Poniamo che uno studente in agraria durante un esame mettesse in dubbio il principio della concimazione minerale, secondo i fatti da noi presentati in questo scritto, portando elementi concreti a supporto della sua affermazione. Sarebbe certamente respinto, se non altro per il fatto che l’esaminatore, giunto al suo posto per aver fedelmente imparato ciò che è nei libri, non sarebbe in grado di sostenere un confronto sull’argomento, per non aver potuto sviluppare un pensare autonomo mobile e vivente.

Ciò richiederebbe infatti libertà da pregiudizi, disponibilità a modificare continuamente le proprie convinzioni, cioè vero spirito scientifico!
Ad esso si oppone quello che abbiamo definito conflitto di interessi. Lo studente sa che dal superamento dell’esame dipende il suo futuro sociale e lavorativo e l’insegnante perderebbe il suo posto di lavoro se, riconoscendo la verità scoperta dallo studente, modificasse liberamente il contenuto dell’insegnamento stabilito dal programma.

Solo grazie ad un grande coraggio essi potrebbero agire conseguentemente alla verità riconosciuta. Il coraggio della verità è espressione dell’io individuale, l’elemento spirituale nell’uomo, il solo che possa elevarsi alla verità, quella verità che rende liberi e per la quale si può essere disposti a sacrificare la vita.

(continua)

Stefano Freddo

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