L’idea fondamentale dell’agricoltura del futuro 

Nel corso tenuto a Koberwitz nel periodo di Pentecoste del 1924, Rudolf Steiner ha dato le basi conoscitive per il rinnovamento dell’agricoltura. Nasce da questo impulso l’Agricoltura Biodinamica, anche se tale nome non viene dato da Steiner, ma da coloro che hanno cercato di mettere in pratica le sue indicazioni.

Il concetto base che può sostenere tale rinnovamento è quello di individualità agricola, che cercheremo di introdurre in questo primo articolo e sviluppare nei successivi.

La distinzione tra organismo e individualità è la stessa che esiste tra animale e uomo. L’organismo animale è guidato dall’istinto, che nella scienza dello spirito antroposofica viene riconosciuto come manifestazione dell’Io di gruppo, l’entità spirituale che dirige dall’esterno, dal piano astrale, tutti gli esemplari della stessa specie. Ogni individualità umana costituisce invece una specie a sé. Ogni essere umano ha infatti la possibilità di dirigersi da se stesso, secondo impulsi e motivi scaturiti dall’interiorità.

Il fatto che nel nostro tempo si presenti la possibilità del sorgere di individualità agricole è collegato alla evoluzione umana verso una coscienza individuale sempre più desta.

L’individualità agricola è quindi un’azienda in cui l’agricoltore opera in base alle proprie capacità individuali, alla propria conoscenza, e si emancipa gradualmente da tutto ciò che proviene dall’esterno, sia come norme e direttive, sia come apporto di sostanze mancanti all’azienda.

Troviamo spesso citato in scritti sulla biodinamica il concetto di organismo agricolo, poco individualità agricola.

Ciò dipende dal fatto che il cammino è appena iniziato. In tutti i fenomeni evolutivi gli elementi del passato continuano ad operare come ostacoli e il nuovo si fa strada a fatica.

Personalmente ho fatto le mie esperienze con l’agricoltura biodinamica per molti anni, dal 1985 fino al 2014 con brevi interruzioni, poi ho indirizzato il mio impegno nel campo dello studio dell’economia.

Attualmente lavoro in una cooperativa sociale in cui si pratica l’agricoltura biologica.

Ho constatato nel tempo quanto sia difficile oggi realizzare un’individualità agricola nel vero senso della parola. Ci sono enormi ostacoli sociali che condizionano l’azione dell’agricoltore, pur se ricco di buona volontà. Ci sono condizioni economiche malsane che condizionano l’azienda, che determinano l’organizzazione del lavoro in funzione della necessità di sopravvivere.

Mi sono quindi risolto a rivolgere le mie forze nell’opera di trasformazione dell’attuale forma sociale, per contribuire a creare le condizioni adeguate allo sviluppo di individualità agricole nel futuro.

Proprio iniziando il corso di Koberwitz Rudolf Steiner accenna all’iniziativa per la Triarticolazione Sociale, il Kommende Tag, che era da poco naufragata:

“La possibilità di tenere questo corso di agricoltura proprio qui in casa del conte e della contessa Keyserlingk è una circostanza che ci riempie di profonda soddisfazione. [. . .] E’ stato infatti proprio il conte Keyserlingk a starci vicino fin dall’inizio col consiglio, con l’azione e con la sua opera piena di dedizione quando a Stoccarda, partendo dal “Kommende Tag”, si presero delle iniziative per l’agricoltura. [. . .] Proprio l’agricoltura è stata toccata, e gravemente, dall’insieme della vita culturale del nostro tempo moderno. Particolarmente in materia economica la vita culturale moderna ha assunto un carattere distruttivo, la cui estensione viene oggi avvertita da pochi. Contro questa tendenza cercarono di opporsi le iniziative economiche derivate dal nostro movimento antroposofico. Erano imprese economiche create da commercianti e da altri operatori economici. Purtroppo essi non sono riusciti a realizzare in ogni direzione le intenzioni originarie, anche per il semplice motivo che il nostro tempo alberga troppe forze contrarie alla giusta comprensione di simili cose. Il singolo si trova spesso impotente di fronte alle forze operanti nella realtà, e per questo è avvenuto che nelle iniziative economiche scaturite dal movimento antroposofico non si sia neppure giunti a prenderne in considerazione e a discuterne gli elementi fondamentali”.

Ciò significa che gli antroposofi non sono riusciti ad entrare con la loro comprensione nelle leggi dell’organismo sociale. Ma l’occasione sorta con la domanda da parte del conte Keyserlingk di un corso   sull’ agricoltura offre ora a Rudolf Steiner la possibilità di porre le basi per una comprensione futura di quelle leggi, a partire dalla comprensione dell’agricoltura. Egli vi accenna con le successive parole:

“Per uscire dal generico e per entrare nel concreto voglio spiegare con un esempio tratto dall’agricoltura. Oggi esistono libri e conferenze di economia politica di ogni genere che contengono anche capitoli sull’agricoltura dal punto di vista economico e sociale; in essi si discute su come si debba configurare l’agricoltura secondo i principi socio economici. Tutto l’insieme, sia le conferenze sia i libri di economia politica, sono però un evidente nonsenso, oggi per altro largamente diffuso e creduto dappertutto, perché ognuno dovrebbe naturalmente sapere che si può parlare di agricoltura, anche sotto il profilo sociale, soltanto se si pone a base del proprio discorso l’agricoltura stessa, se si sa veramente cosa significhi coltivare barbabietole, patate e cereali. Senza di ciò è impossibile parlare di economia politica”.

Quindi non si giunge a nulla organizzando l’agricoltura secondo astratti principi di economia politica, ma viceversa si dovrà configurare una sana economia politica secondo le leggi trovate nella diretta esperienza della pratica agricola. Ma per quale via si trovano tali leggi? Così prosegue la conferenza:

“L’illusione di credere che sia possibile parlare in ogni caso di ogni argomento anche senza capirne nulla è dovuta al fatto che non si è capaci di spingersi fino ai fondamenti di ogni singolo campo della vita. Ognuno può certamente considerare barbabietola una barbabietola, considerane l’aspetto, la maggiore o minore resistenza al taglio, il colore e i suoi componenti. Tutto questo si può fare, ma in tal modo non si è affatto compresa la barbabietola, e soprattutto non si è compreso il nesso vitale della barbabietola col suo terreno, con la stagione in cui matura e così via. Faccio spesso un paragone per chiarire il problema in altri campi della vita; dico cioè che guardando un ago magnetico si osserva che esso si è orientato verso nord con una delle estremità e verso sud con l’altra. Cercandone la causa, non viene in mente a nessuno di attribuirla all’ago stesso; la si attribuisce alla Terra intera cui si riconosce da un lato un polo nord e dall’altro un polo sud. Direbbe una sciocchezza chi affermasse che le cause dell’orientamento dell’ago magnetico risiedono nell’ago stesso; tale orientamento può essere compreso soltanto se si conosce il suo rapporto con l’intera Terra. Un ‘assurdità simile a quella ora scartata per l’ago magnetico viene considerata sensata da molta gente in altri campi della vita. Se abbiamo dinanzi a noi una barbabietola in crescita nel suo terreno, è assurdo considerarla come essa si presenta nei suoi stretti limiti, mentre nel suo crescere essa è forse in quel momento dipendente da innumerevoli fattori esistenti magari non sulla Terra, ma nell’intero cosmo circostante”.

Siamo quindi indirizzati al cosmo intero per trovarvi l’origine della vita delle piante. È evidente che senza l’azione solare, lunare, dei ritmi di giorno e notte, mese, stagioni, anni, non si potrebbe svolgere alcuna vita sulla Terra. Ora Steiner entra nei particolari di queste azioni:

“Passiamo ora a considerare le piante come tali. Nella loro vita dobbiamo osservare due aspetti: il primo consiste nel fatto che tutto l’essere della pianta, e l’intera specie cui essa appartiene, si conserva in se stesso, si riproduce e sviluppa una forza riproduttiva, grazie alla quale la pianta può generarne un ‘altra simile. Il secondo aspetto è che la pianta, in quanto appartenente ad un regno relativamente inferiore della natura, serve di nutrimento per i regni naturali superiori. Questi due aspetti nel divenire delle piante hanno a tutta prima poco a che fare l’uno con l’altro perché, se ci si riferisce al processo di sviluppo che va dalla pianta madre alla pianta figlia e da questa alle piante successive, può essere del tutto indifferente per le forze plasmatrici della natura, che la pianta venga da noi mangiata, ci serva da nutrimento, oppure no. Si tratta di due sfere d’interesse completamente diverse l’una dall’altra, ma nondimeno nel contesto delle forze della natura le cose agiscono in modo tale che tutto quanto ha a che fare con le forze intime di riproduzione, di accrescimento, tutto ciò che porta le piante da una generazione all’altra è compenetrato da quanto agisce dal cosmo sulla Terra, vale a dire dalla Luna, da Venere e da Mercurio, attraverso l’elemento calcareo. Se vogliamo considerare soltanto quel che ci si presenta nelle piante che non mangiamo, ma che si riproducono soltanto, allora guardiamo ad esse come se ci interessasse soltanto l’azione cosmica di Venere, Mercurio e Luna; questi pianeti presiedono a quanto sulla Terra nella pianta si riproduce”.

L’elemento calcareo è quindi l’entità che rende operanti le forze riproduttive provenienti dai pianeti interni nella vita delle piante.

“Se invece, nel senso più profondo della parola, le piante vengono utilizzate per il nutrimento, cioè se esse si sviluppano in modo che le sostanze in loro si trasformino in alimenti per l’uomo e per gli animali, allora vi partecipano Marte, Giove e Saturno attraverso l’elemento silicico. L’elemento silicico apre l’essere della pianta verso le ampiezze cosmiche e ne stimola i sensi in modo da renderlo capace di accogliere dalla periferia cosmica quel che plasmando emanano i pianeti esterni”.

Per quanto attiene alle sostanze nutritive è quindi attiva la silice in relazione ai pianeti esterni. Riguardo alle forze riproduttive agisce invece il calcare collegato ai pianeti interni.

Il bisogno riproduttivo nella pianta è legato alla propria sopravvivenza come specie.

Parlando di sopravvivenza, non possono non sorgere sentimenti, esperienze animiche che possiamo chiamare paura, desiderio, brama, egoismo.

“Così si può osservare la vita e il divenire di quanto si svolge al di sopra e al di sotto della terra. Se a questo si aggiunge che il calcare ha fra l’altro una straordinaria affinità col mondo delle brame umane, ci si rende conto come tutto acquisti organicamente vita. Già da quando si presenta come elemento, come calcio, il calcare non si dà pace finché non arriva a sentire se stesso, finché non diventa calce, finché non si lega con l’ossigeno. [ . .} Attira ogni cosa e nel terreno sviluppa una vera e propria bramosia.

Chi ha un senso per queste cose osserverà la differenza fra il calcio e le altre sostanze. Il calcio sembra volerci succhiare e svuotare; si ha la netta sensazione che esso sviluppi una natura di bramosia che opera ovunque sia presente, che attira verso di sé anche la pianta, perché tutto ciò che il calcio vorrebbe vive nell’elemento vegetale. Quest’ultimo deve però essergli sottratto sempre di nuovo. Con che mezzo? Con quel nobilissimo elemento che non vuole nulla per sé. Esiste un simile nobile elemento che non ha più alcun desiderio, che riposa semplicemente in sé; si tratta della silice che è giunta a riposare in se stessa.

Si sbagliano gli uomini se credono che l’elemento siliceo si possa realmente vedere in ciò che sta loro davanti agli occhi in solidi contorni minerali. La silice è presente dappertutto in dosi omeopatiche e riposa in se stessa, non ha desideri. Il calcare è avido di tutto, mentre la silice non cerca più nulla; essa è come i nostri organi di senso i quali non percepiscono nulla della loro natura, ma solo le cose esterne.

La silice è l’esteriore e generale organo sensorio nella terra, il calcio ne è la generale bramosia esteriore, e l’argilla collega i due poli. L’argilla è relativamente più vicina all’elemento silicico, ma opera tuttavia da intermediario in direzione del calcare. Si dovrebbero una buona volta comprendere queste cose per poter giungere a un conoscere senziente. Si dovrebbe tornare a poter sentire il calcare come un tipo avido, perché è proprio lui che tutto vorrebbe atti- rare verso di sé, mentre la silice potrebbe essere sentita come il nobile signore che sottrae al calcare tutto quanto gli è possibile per portarlo nell’atmosfera e configurare le forme delle piante. La silice vive come chi si chiude in un castello, per esempio nel caso della coda cavallina, oppure come chi se ne va dappertutto finemente suddiviso, spesso anche in dose omeopatica, e vi agisce sottraendo al calcare quello che gli va sottratto: abbiamo dinanzi a noi di nuovo un intimo processo nell’economia della natura.

Il carbonio è l’elemento prettamente plasmatore in tutte le piante, il formatore delle strutture [l’architetto, il veicolo dell’io], ma nel corso dell’evoluzione terrestre esso ha avuto le sue difficoltà; il carbonio può dar forma a tutte le piante se vi è acqua sotto di lui. Tutto sarebbe cresciuto, ma da sotto vi è il calcare a disturbarlo. Per questo esso si unisce alla silice, e così silice e carbonio, insieme all’argilla, arrivano insieme a dare le forme affinché sia vinta la resistenza del calcare. Come si inserisce una pianta in questo processo?

Sotto il terreno vi è l’elemento calcareo che con i suoi tentacoli vuole afferrare la pianta e sopra vi è la silice che la vuole rendere così fine, slanciata e fibrosa come le piante acquatiche. Nel mezzo vi è il carbonio, il vero costruttore delle forme vegetali, che mette ordine nel tutto. Come il nostro corpo astrale mette ordine fra l’io e il corpo eterico, così nel mezzo di questo processo opera l’azoto quale portatore dell’astrale. È necessario rendersi conto di come l’azoto svolga le sue funzioni fra l’elemento calcareo, argilloso e silicico, in tutto quanto il calcio tende a portare verso il basso e la silice a irraggiare verso l’alto.

La domanda che nasce da tutto questo è come si possa trattare nel giusto modo l’azoto nel mondo vegetale. Ne tratteremo domani, passando poi al problema dei vari concimi”.

Vi è quindi un elemento che ostacola, il calcare, e altri due che mettono ordine. Il carbonio mette ordine nel tutto, l’azoto mette ordine fra l’Io e il corpo eterico. Quindi l’azoto sostiene il carbonio che nel corso dell’evoluzione terrestre ha avuto le sue difficoltà, nel confronto col calcare. Il carbonio, portatore dello spirito, ha bisogno dell’azoto, portatore del sentire cosmico, dell’anima cosmica, per vincere la resistenza del calcare, portatore del desiderio cosmico. Collaborano con loro silice e argilla.

Nella domanda espressa alla fine della conferenza da Rudolf Steiner c’è l’indicazione per trovare il fondamento della salute dell’individualità agricola: come si può trattare nel giusto modo l’azoto? In rapporto all’essere umano tale domanda potrebbe essere espressa con le parole: “Come si può lavorare sulla propria anima per giungere all’equilibrio e alla salute individuale”? Ogni individuo può infatti lavorare solo sulla propria anima, non su quella altrui. Se l’azienda agricola può divenire un’individualità solo grazie all’opera dell’agricoltore che la conduce, si dovranno prima conoscere le condizioni che favoriscono il divenire individualità autonoma dell’agricoltore stesso, le condizioni che gli consentano di lavorare su se stesso in vista della propria autonomia e salute. L’agricoltore deve sviluppare le proprie capacità individuali percettive e pensanti per operare come lo dell’azienda, per mettere ordine e portare equilibrio nei processi.

Ma l’essere umano cresce sul terreno della vita sociale. Ed è questo il terreno che va preparato in primo luogo per il crescere di individualità autonome che possano poi operare per il risanamento di tutti gli ambiti della vita, compresa l’agricoltura. Senza una libera vita spirituale non potranno nascere neppure vere individualità agricole.

Oggi il movimento biodinamico lotta per la sopravvivenza economica delle aziende agricole e a questo fine sta cercando il riconoscimento pubblico e il sostegno economico. Ma la conseguenza di ciò è che le aziende si devono sottoporre a leggi e disciplinari che garantiscano la corretta applicazione del “metodo biodinamico”. L’agricoltore, con la scusa di alleviargli la fatica, viene espropriato della propria libera attività e l’io dell’azienda viene sostituito da regole e norme di “buone pratiche agronomiche” dettate da tecnici e politici.

Di fronte a questa situazione appare necessaria la realizzazione urgente della Triarticolazione sociale, per creare una forma sociale che consenta agli individui di liberarsi da leggi esteriori e di operare in base alle esigenze dei fatti e alle proprie capacità individuali.

In questa direzione procede il mio lavoro di ricerca e la mia iniziativa. La conoscenza delle relazioni tra i processi della vita sociale e quelli naturali è la meta che ho posto alla mia ricerca. I due campi si possono illuminare vicendevolmente e aiutarci a sviluppare individualmente quel conoscere senziente, quel compenetrarsi di anima e spirito che oggi è tanto necessario per il progresso dell’evoluzione del mondo e dell’umanità.

Tratto da “Albios”

Stefano Freddo

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