Un percorso nei luoghi comuni

Si dice che i proverbi siano la saggezza dei popoli e ciò spesso è vero. Essi infatti hanno la peculiarità di esprimere concetti spesso profondi con poche e semplici parole e quindi memorizzabili e comprensibili anche alla massa non acculturata. Ma siamo sicuri che sia sempre la saggezza a pàr­lare nei proverbi, oppure alle volte non siano altre forze spiri­tuali a “dare voce” di sé attraverso i proverbi? Vediamone alcune.

MOGLIE E BUOI DEI PAESI TUOI

Questo proverbio è sicuramente conosciuto da tutti ed indica come “sia bene” per la futura famiglia, e quindi per la società, contrarre matrimonio premurandosi che il partner sia legato al nostro luogo di origine. A parte il paragone poco lusinghiero tra la donna ed i “buoi”, cerchiamo di comprendere quale sia l’origine profonda di questo detto.

Ogni uomo porta in sé, come una “impronta eterica” il sistema di forze che si esprime nelle condizioni geografiche del luogo di nascita. Questa presenza eterica prende il nome di “doppio geografico” e ne percepiamo la presenza ogni volta che ci allontaniamo dal nostro luogo di origine attraverso quel fenomeno che è noto come “nostalgia di casa”.

E’ chiaro che in questo fenomeno si inserisce anche il fattore affettivo, o altro ancora, ma ora ci serve enucleare l’aspetto “geografico” di esso. Avremo così dei “doppi” legati al terreno calcareo, altri legati alla silice, alla pianura, alle montagne, ecc. ecc. Questa forza si “nutre” delle condizioni del posto per cui può anche capitare di recarsi in posti dove si stia “meglio” (durante le ferie ad esempio). In questo caso significa che il nuovo posto è, come esempio, “più” calcareo di quello di origine, e così via.

Dopo questa breve analisi possiamo chiedere “chi” sta dietro questo proverbio.

Per coloro che conoscono la scienza dello spirito non sarà difficile scorgervi l’impronta di Lucifero.

E’ Lucifero che ci vuole tenere “legati” alle condizioni di partenza, al “vecchio”, a ciò che è “passato”.

A ciò si deve aggiungere un ulteriore aspetto. Nel contrarre matrimonio possiamo unirci con persone portatrici di forze del sangue “vicino” o “lontano” dal nostro. Tutti conoscono il caso di parentele troppo strette con conseguente menomazione psichica dei figli. Ebbene tanto più il sangue è “lontano” e tanto più l’Io umano si può incarnare. Ecco quindi svelati altri due aspetti del proverbio. Mentre da un lato abbiamo ancora Lucifero che vuole impedire la discesa dell’Io umano (per mantenerci in una situazione di io inferiore o, ancor peggio, di io di collettività), vediamo invece l’azione dell’arcangelo Michele (il Volto del Cristo) nei matrimoni sempre più “misti” che avvengono (fino a quelli interrazziali) come “porta” per la discesa di Io sempre più forti, liberi e coscienti.

CHI LASCIA LA VIA VECCHIA PER QUELLA NUOVA SA QUEL CHE LASCIA MA NON SA QUEL CHE TROVA

Possiamo ora affrontare un secondo proverbio, anch’esso di origine luciferina.

Come abbiamo detto Lucifero ci vuole tenere legati alle forme vecchie, ai pregiudizi, a tutto ciò che, per così dire, ci tiene con la testa rivolta all’indietro.

Ecco quindi come questo proverbio ci spaccia come saggezza il suggerimento di Lucifero a non cambiare, a non praticare altre vie ma a mantenere la strada che già è stata percorsa da altri prima di noi. Tutto questo è contro la specificità dell’Io umano, della forze divina creativa in noi che sempre dovrebbe esplorare nuove vie (Vere, Buone e Giuste) per poter ritornare a quel Paradiso perduto, a quella Vita Eterna promessaci nei Vangeli.

Chiunque ha avuto il coraggio di cambiare la sua condizione di vita, non certo per sfizio ma per una presa di coscienza profonda, ad esempio sull’eticità di lavorare in una fabbrica che produce strumenti di morte, sa che, per dirla con un proverbio di ben altra origine, che “si chiude una porta e si apre un portone” in quanto l’uomo ha compiuta una azione libera, quindi non dettata da interesse personale egoico, e quindi perfettamente inserita nel disegno divino della sua vita.

AIUTATI CHE DIO TI AIUTA

Il terzo proverbio che vogliamo affrontare è anch’esso molto conosciuto (e ripetuto).

Se ora lo guardiamo in modo spregiudicato ci accorgiamo che esso “nasconde” l’indicazione che Dio … non sempre ci aiuta! Il proverbio infatti, esortandoci a darci “una mossa”, sostiene che questa nostra azione è necessaria affinché anche Dio si “muova” verso di noi.

Poniamoci con chiarezza la domanda se Dio ci aiuti “a ore” o a “giorni alterni”. Forse che qualche volta Egli non ci aiuta? Forse che si “dimentica” di far circolare il nostro sangue? O di attivare i succhi e le forze per digerire il cibo che ingeriamo? O di dirigere la crescita e il ricambio delle nostre cellule? O altro ancora?

Dio perennemente ci aiuta, al caso siamo noi che non ne vediamo l’azione, azione che spesso avviene in modo “velato” attraverso le prove, le “disgrazie”, le avversità, e ciò affinché possiamo sviluppare una coscienza sempre più alta della Sua azione in ogni momento della nostra esistenza.

Tirando quindi le somme anche questo proverbio nasconde una sfiducia in Dio, nei Suoi Disegni per noi, per il nostro destino così amorevolmente tracciato dalla Sua mano e quindi questo proverbio non coglie l’azione della Divina Provvidenza in ogni momento della vita, anche, o per meglio dire soprattutto, in quelli più difficili.

Tratto dalla rivista “Albios”

Enzo Nastati

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