La Vita è comunemente considerata come il periodo di tempo in cui un uomo rimane su questa Terra. In questo senso essa viene vista come il massimo dei beni, da conservare ad ogni costo e da trascorrere nel migliore dei modi. Questo punto di vista tiene conto solo della realtà materiale dell’esistenza.

La “Scienza dello Spirito”, cui questo lavoro si ispira, coglie la vita su diversi piani di manifestazione, dei quali quello fisico è solo il più basso. In questa luce la vita dell’uomo assume una valenza molto più ampia, che addirittura si articola in ripetute manifestazioni sul piano fisico, ed ha lo scopo di permettere il compimento di un percorso evolutivo che ha come meta il raggiungimento della Perfezione Spirituale.

Questo presupposto non deve mai essere dimenticato se si vuole interpretare ogni singola esistenza nel modo giusto.

La nascita e la morte possono quindi essere visti non come l’inizio e la fine dell’esistenza, bensì come due parentesi che racchiudono solo una fase della vita complessiva. In quest’ottica l’esistenza terrena acquista un significato completamente diverso, tanto che tutte le cose che normalmente sono considerate dei punti di arrivo, come la carriera, il raggiungimento di un tenore di vita agiato, il possesso di una certa quantità di beni di consumo, od altre cose simili, viste nel contesto generale della Vita appaiono assolutamente prive di valore ed acquistano invece importanza altri aspetti come quelli legati alla moralità.

L’esistenza terrena diventa così un’occasione per evolvere.

Intuitivamente comprendiamo che il cammino da percorrere in ogni singola esistenza attraversa un certo numero di tappe, nel corso delle quali ci vengono presentate opportunità diverse, anche in funzione delle nostre capacità, o dei nostri talenti.

Queste tappe dividono la vita umana in settenni, con un momento centrale che possiamo considerare come un asse di simmetria, attorno ai 35 anni (Nel mezzo del cammin di nostra vita…).

Questo non significa che necessariamente la vita di un uomo non debba superare i 70 anni, ma solo che gli anni dopo i 70 devono essere considerati come un dono e devono pertanto essere amministrati con molta cura e riconoscenza.

Se consideriamo dunque i 35 anni come ” Centro” della vita dell’uomo, ogni settennio è strettamente legato al suo corrispondente e opposto. Per esempio il primo settennio (da 0 a 7 anni ) corrisponde al nono e ultimo (da 56 a 63 ), il secondo ( da 7 a 14 ) corrisponde all’ottavo (da 49 a 56 ) e cosi via.

Quindi, secondo questa concezione, un errore commesso nel primo settennio della vita, o un problema non risolto adeguatamente, tornerà a ripresentarsi nel nono settennio, spesso in forma più pesante, affinchè lo si possa finalmente risolvere.

Nei primi 7 anni di vita di un bambino esiste uno strettissimo legame tra il corpo eterico del bambino e quello della madre. L’eterico del bambino inizierà ad essere indipendente proprio attorno ai 7 anni. Allo stesso modo l’anima anch’essa strettamente legata alla madre, si individualizzerà   attorno ai 14 anni, con la pubertà, mentre l’Io, legato al padre, si incarnerà completamente attorno ai 21 anni.

L’Io è la vera componente che caratterizza l’uomo. Esso si manifesta con la verticalità e quindi principalmente tramite la colonna vertebrale. Ciò trova corrispondenza nel gesto euritmico della “I”.

La “O” invece corrisponde ad una aspetto dell’anima, il suo gesto è “abbracciare e comprendere”.