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Pretese, illusioni, confusioni, deviazioni

 

Nell’epoca dell’anima cosciente ogni individuo che ha una visione spirituale della vita ed è chiamato ad incontrare la Verità che rende liberi, deve essere consapevole che nel suo viaggio incontrerà… di tutto e di più.

Ogni cammino spirituale costituisce un’esperienza intensamente personale e soggettiva e, come tale, induce reazioni individuali molto diverse. Vi sono delle verità non facilmente comprensibili e per evitare dubbi, confusione e ribellioni, è necessaria molta prudenza, per non alimentare le forze negative, non ancora trasformate, presenti nell’anima non completamente educata.

Per chi non ha ancora sviluppato il dono di “separare lo spesso dal sottile”, di ascoltare con gli occhi e osservare con le orecchie, esistono alcuni punti fermi di cui è bene essere consapevoli. Tra i più comuni ci sono: le due pretese, le tre illusioni, le cinque confusioni e le quattro deviazioni.

LE DUE PRETESE                                                                               

Pretendere di sapere tutto

È impossibile sapere tutto.  Ogni conoscenza, se non porta a evolvere, a libere azioni coscienti, ad amare di più, ci fa deviare dalla strada. Il seme e la sua essenza non possono agire in chi sa troppo, o meglio, in chi crede di sapere. Si può ascendere alle altezze dello spirito soltanto attraverso la porta dell’umiltà.

Le credenze, le cose e i tempi cambiano, gli spiriti (e l’umanità) sono in evoluzione.

Soltanto chi è miope può credere che l’anima umana sia stata uguale in tutti i tempi e che il cammino spirituale dei tempi antichi possa essere valido ancora oggi. Possiamo avere una grande cultura e conoscere tante tecniche spirituali (spesso anacronistiche, utili ad anime del passato portatrici di un altro livello di coscienza) , ma la strada non si percorre con le tecniche bensì con i piedi… L’Amore non ha bisogno di tecniche ma di profondità.

Pretendere di sapere a che punto si è del cammino

La Crescita fisica si può misurare, ma quella spirituale è un’altra cosa. Non si può accostarsi all’infinito con le regole del finito.

Vuoi sapere a che punto sei? Chiedilo ai tuoi famigliari: i giudici migliori! Ma, stai sempre attento a quello che chiedi, potresti ottenerlo! Come il seme aspetta, quando c’è curiosità è segno che c’è ancora molto del nostro Io egoista e vanesio.

Il cambiamento tu lo puoi sentire (pensieri e sentimenti sono il frutto del lavoro spirituale) e gli altri lo possono vedere (comportamenti coerenti)!

Ciò che è realmente bene per noi, ci viene sempre rivelato ma solo al momento giusto.

Andando verso la luce diveniamo più sensibili a tutto ciò che ci circonda e si vedono meglio i nostri difetti e gli scivoloni. Questo non vuol dire andare indietro, ma andare avanti… prendere coscienza della nostra situazione.

LE TRE ILLUSIONI

Che tutto dipenda da noi

Per predisporsi a lavorare interiormente serve buona volontà, tempo, pazienza e prudenza. Come una pianta, ognuno ha i suoi tempi di maturazione e i suoi ritmi: le cose devono entrare lentamente nella nostra giornata e trovare il loro spazio. Altrimenti succede che, all’inizio, invece del periodo di rodaggio partiamo di slancio, “in quarta”, pieni di entusiasmo, poi si fa indigestione e infine abbiamo la “crisi da rigetto”.

La verità non si concede a chi non ha umiltà e amore di ricerca.

Che niente dipenda da noi

È l’atteggiamento del passivo, di chi proietta sempre all’esterno, di chi attende perennemente il messia, la chiamata, di quelli che sono sempre ad aspettare che dall’alto scenda qualcosa, di quelli che dicono “prima o poi verrà il mio momento” e alla fine della vita li trovi ad attendere ancora. Sempre in attesa del “momento magico” perdono le occasioni quotidiane. E quando aprono gli occhi, è troppo tardi. È arrivata l’arteriosclerosi. Delegare tutto al mondo spirituale è solo un atto di dipendenza, di passività, di non libertà.

Illudersi di poter percorrere più strade

Per orientarsi è bene fare delle esperienze e conoscere più scuole e sentieri, ma poi si deve seguire il raggio che ci ha illuminato, altrimenti non si va da nessuna parte. Girovagando dappertutto, in una ricerca bulimica, saltando da un gruppo (esoterico) all’altro (nomadismo), non si prende niente seriamente. Non a caso, i saggi di tutte le tradizioni insegnano che non si possono incontrare veramente le altre spiritualità, se prima non si va fino in fondo alla propria corrente spirituale o fede religiosa.
L’anima si rivela nelle coincidenze.

LE CINQUE CONFUSIONI

Confondere la chiusura in se stessi con la vita mistica

Da secoli “qualcuno” ha operato in seno ai popoli per separare la spiritualità dalla vita materiale. Il luogo in cui ci troviamo è quello da cui comincia il nostro viaggio, non il posto da cui evadere. L’idea di sottrarsi al mondo perché lo si ritiene impuro, lasciamola ad altri.

Vita interiore non equivale a vita spirituale: nello spirituale non ci sono esteriorità e interiorità, esterno e interno sono due categorie che valgono unicamente per ciò che è materiale. Solo accordando la vita nel mondo, con la vita interiore, saremo in equilibrio.

Le pratiche ascetiche troppo rigorose generano, in chi le attua, aspettative elevate che, ingigantendo l’Io, creano vanità che a sua volta può sfociare in sete di potere o altri autoinganni.

Confondere purezza di vita con la mania di purificazione

Il desiderio di mettere ordine e rimediare agli errori del passato è più che legittimo. Ma non è tormentandosi con flagellazioni e cilici che si rimedia o ci si purifica. Per trasformare i cinque sensi bisogna elevare pensieri, sentimenti e comportamenti, bisogna entrare in un nuovo ordine d’idee, quello di imparare ad accettare tutto: la nostra situazione, le malattie, il lavoro, la crisi, la suocera… in questo modo cambieremo prospettiva: arriveremo a partorire una nuova coscienza e a trovare la grazia nella disgrazia.

E a fare e dire proprio ciò di cui ciascuno in quel momento ha bisogno.

Scambiare emozioni-sensazioni personali (effetti psico­fisici) per esperienze divine

Spesso la ricerca della Verità è confusa con il desiderio di appartenere a un gruppo, con la ricerca di poteri, di un benessere per il corpo o di un conforto psicologico: ricerchiamo una spiritualità di rifugio, d’interiore risarcimento dei danni, non una spiritualità capace di evitarli. Il cammino insegna a riconoscere il problema e a lavorarci sopra.

Non cercare un rimedio soprannaturale contro la sofferenza, ma un uso soprannaturale di essa.

Scambiare la mitomania con la propria vocazione soggettiva

Ognuno ha una responsabilità materiale e un compito spirituale che non può trascurare. La nostra crescita si gioca nelle occasioni della quotidianità. Il lavoro non è difficile ma è solo quotidiano. Va fatto prima di tutto sulla propria esperienza di ogni giorno, nella nostra realtà presente. Guardando sempre al lato positivo delle cose, astenendosi dal giudicare. Invece di ritenerci migliori (il complesso degli Eletti) è bene imparare ad “accettare” ogni giorno il nostro ruolo di quel momento e andare avanti, non disprezzare le prove o le persone: tutti hanno un compito nella grande danza cosmica. Se la Provvidenza vorrà di più, ce lo farà sapere.

Confondere ciò che è difficile con ciò che è impossibile

Quando sul nostro cammino ci imbattiamo in ostacoli a volte, è facile cadere nella disperazione, perdendo fiducia nel cammino e fiducia in se stessi. Con la paura di non farcela, ci fissiamo sulla nostra storia e dimentichiamo l’essenza che ci abita: così buttiamo via occasioni d’oro.

Le paure sono “angeli del male” che annebbiano i contatti spirituali. Non spaventiamoci nelle difficoltà, esse sono delle opportunità e si superano, davvero, solo presentandole al Maestro dei Maestri. Malgrado le apparenze tutte le cose cooperano al nostro bene finale con intelligenza e precisione, tutte le circostanze per disgraziate che possano apparire, sono in realtà quelle che sono necessarie, tutte le cose che ci attorniano tendono non ad ostacolarci, bensì ad aiutarci, purché cerchiamo di comprenderle.

LE QUATTRO DEVIAZIONI

Seguire un falso maestro

Solo una guida che mira a rendersi superflua è una buona guida. Prima di porsi sotto il raggio d’influenza di qualcuno, due cose devono essere ben chiare.

La prima: un falso maestro si fa pubblicità. Se vedete locandine di qualche guru (in strategici luoghi di reclutamento), è certo che ha pochi discepoli e allora capite di cosa va in cerca.

La seconda: chiede denaro. Ma lo Spirito non si compra e non si vende. Lo Spirito è gratuità e non un prodotto di consumo. Quindi ogni autentica ricerca spirituale deve essere, sempre, gratis.

Deviazione farisaica

Chi intraprende un percorso di sviluppo spirituale senza averlo prima scelto con profonda determinazione può arrivare a sistemarsi la coscienza rispettando solo l’aspetto esteriore: i dogmi, i riti, le regole, certe posizioni … Cadere nella rigidità esigendo troppo da se stessi o crederci spiritualmente superiori ci porta a chiudere le porte a qualsiasi nuova esperienza.

Ma se non rinunciamo al nostro modo unilaterale di vedere il mondo, le cose diventano più importanti delle persone e si cade nel proselitismo e farisaismo, zizzanie tenaci che scambiano la forma per l’Essenza e la lettera per lo Spirito.

Pensare di non avere mai tempo, parlare al futuro e voler cambiare-aiutare gli altri

Bisogna avere chiaro cosa si vuole e quale posto hanno l’anima e lo spirito nella nostra scala di valori. La cosa più importante, l’essenziale va al primo posto, il resto si aggiusta. Quello che non abbiamo il tempo di fare oggi non è compito nostro farlo. Lo spirito è uno ma le teste degli uomini sono tante: ogni individuo ha un livello di maturazione diverso e va sempre rispettato il tempo che occorre per la sua trasformazione, perché ciò che non è naturale non è permanente. Chi ha fede rispetta sempre quella degli altri.

Compatirsi

L’ultima deviazione è quella di chi cade nel sentimentalismo e nel pietismo. È cadere nell’auto indulgenza e lamentarsi in continuazione. C’è sempre una buona scusa per perdere tempo, per non fare le cose, per non percorrere la strada. L’auto commiserazione e l’eccesso di parole sono scogli che fanno naufragare più di un aspirante. “Chi parla sempre delle proprie difficoltà le moltiplica, infetta l’atmosfera (egregora) e rende la vita più difficile a tutti”.

Il silenzio fortifica l’essenza e prepara a grandi trasformazioni. L’unica vera garanzia per procedere rettamente sulla via della verità che rende liberi è affidarci all’amore e all’Esempio

Vivente: il Maestro dei Maestri. Regola infallibile per capire se siamo nella strada giusta è di osservare i frutti: è dai frutti (del cammino) che si conosce l’albero. E dov’è l’Albero della Vita là è sempre il Paradiso!

Autore “Tre più Uno”

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