L’uomo può essere riconosciuto come la sintesi dei regni della natura, dominata dal Principio medesimo intuibile all’origine di tali regni. Il Principio univoco, logicamente intuibile alla base della natura, nell’uomo parzialmente s’incarna e affiora come Io.
Nella costituzione dell’uomo sono praticamente riconoscibili: il regno minerale, che forma il suo corpo fisico visibile, induisticamente detto sthula sharira – la forza strutturante del regno vegetale, che forma il suo corpo vitale, o “eterico”; linga sharira – la vita animica del regno animale, che opera in lui come corpo senziente, o corpo “astrale”; kama rupa – mediante il quale l’uomo ha una relazione sensoria e sensuale con la vita fisica, non dissimile a quella animale.
A tale triplice costituzione, di cui è riconoscibile l’identità strutturale con il triplice dominio della natura, nell’uomo si aggiunge un Principio che non s’incontra negli altri regni della natura, perché li domina da un grado più elevato: il Principio della coscienza individuale, atma, o Io, essenzialmente sovrasensibile, che impronta la correlazione dei tre sistemi, sino al suo apparire corporeo: diversificando appunto il regno umano dagli altri regni.
L’Io di cui l’uomo normalmente parla riferendosi a se medesimo, è bensì l’atma, ma questo affiora appena nella sua organizzazione astrale-eterico-fisica: l’elemento vitale-animale è solo parzial-mente dominato dall’elemento mentale-spirituale.
Dei quattro principi costitutivi dell’uomo, solo quello minerale è visibile: gli altri operano impercepibili. Il corpo eterico è extra-spaziale, il corpo astrale è extra-spaziale ed extra-temporale, l’Io è concepibile come il vuoto del corpo astrale medesimo.
Si può anche dire che il corpo fisico è un corpo tessuto di spazio, l’eterico un corpo tessuto di tempo l’astrale un corpo di Luce extra-spaziale ed extra-temporale, l’Io l’essenza della Luce, in quanto in sé identico al Principio della Luce.
Si può dire che il rapporto Io-astrale-eterico-fisico, o Spirito-anima-corpo, costituisce in sé una gerarchia.
Tutto ciò che l’uomo esprime sul piano fisico, presuppone la dinamica dei tre principi impercepibili. L’azione di questi è percepibile nella forma corporea, portata dalla presenza dell’Io a un affinamento che manca all’animale: è tuttavia deducibile dalle attività manifeste dell’anima, del pensiero, dell’auto-coscienza.
Il guasto della vita psichica e fisica, che porta l’uomo alla malattia, all’invecchiamento e alla morte, ha origine nell’alterazione del rapporto gerarchico dei suoi principi rispetto alla loro essenza sovrasensibile. Si può dire che il senso della vita dell’uomo è la ricostituzione di tale rapporto: la guarigione del guasto.
L’uomo ha in comune con il mondo fisico il “corpo minerale”, visibile: con il mondo vegetale il “il corpo eterico”, non visibile, con l’animale il “corpo astrale”, parimenti invisibile: mediante questi, però, egli opera come “essere spirituale”, prendendo coscienza di sé grazie a una sua tipica attività interiore, che, per mezzo degli organi dei sensi, giunge sino al mondo fisico.
Sotto i primi tre aspetti l’uomo è affine all’animale, che per via dei sensi è mosso da istinti e impulsi emotivi, dipendendo da questi senza possibilità di autonomia.
Egli invece trasforma in pensieri le sensazioni proprie alla sua organizzazione corporea: ha la possibilità di collegare con il Principio spirituale ciò che sul piano animale normalmente utilizza lo spirituale secondo un’opposizione allo Spirito: può controllare istinti e passioni.
Lo Spirito, che nel minerale si manifesta come fissità materiale, nella pianta come forma e nell’animale come psiche, nell’uomo sorge come pensiero: al grado di pensiero, tuttavia, esso non ha la potenza che esprime come “impronta” nel cristallo, come “forma” nella pianta, come “psiche” istintiva nell’animale, ma consegue una identità con sé, sia pure inizialmente riflessa, in cui comincia a esprimere direttamente se stesso come Io.
Còmpito del pensiero è realizzare al proprio livello l’identità con sé a cui lo Spirito rinuncia ai livelli della Natura, per esprimersi come struttura psichica, vitale e minerale.
L’opus interiore dell’uomo è la realizzazione della mediazione che inizialmente gli si dà come pensiero: grazie a questa, egli può ristabilire la correlazione gerarchica dei principi di cui è portatore: l’Io come atma deve giungere a dominare il corpo astrale e, attraverso questo, il corpo eterico e il corpo fisico.
Il giorno in cui egli avrà spiritualizzato l’astrale e restituito il potere originario al corpo eterico, egli avrà trasformato il corpo fisico in un arto dello Spirito, la cui mineralità avrà la trasparenza creatrice, che per ora egli può eccezionalmente sperimentare nel puro pensiero.
Per ora solo nel pensiero comincia ad accendersi la luce dell’Io: quando questa luce si accende, la vita del sentire e la corrente del volere ritrovano minimamente la correlazione originaria. Una tale possibilità, però, conseguendo alla retta disciplina interiore, raramente si realizza nell’uomo.
Il corpo astrale normalmente lo lega in basso alla natura fisica così come lega l’animale, mentre in alto viene permeato, mediante la ragione, dalla luce dell’Io.
La natura del corpo astrale perdo risulta duplice: animale e spirituale. Nell’uomo ordinario queste due nature non sono separate, anzi, mescolate, e questa mescolanza genera la contraddizione continua della vita dell’anima. L’inconscio prevalere della natura animale genera la cultura effimera, le false ideologie, gli orientamenti erronei della scienza, le brame sempre insoddisfatte, l’egoismo, la nevrosi, la serie delle malattie.
Il prevalere della natura inferiore sulla ragione deriva dal vincolo del corpo astrale di profondità alle funzioni della natura. Tale vincolo ascende come brama di vita, venendo regolarmente idealizzato e codificato.
La brama genera l’inferiore vita dell’Io, o l’egoismo: l’egoismo genera l’avversione, l’opposizione regolare dell’individuo agli altri individui: il quotidiano errore umano, che, ove non sia affrontato dal Principio spirituale affiorante nell’anima cosciente, capace di controllare la natura inferiore mediante la ragione, viene necessariamente corretto dal dolore, dalla malattia e infine dalla morte.
Il corpo astrale, per la sua duplice natura animale-spirituale, reca in sé simultaneamente gli impulsi della simpatia e dell’antipatia, dell’attrazione e della repulsione, del piacere e del dolore, riguardo ai quali, la possibilità di distinzione, di controllo e di scelta cosciente, appartiene al Principio spirituale affiorante come Io.
Gli impulsi della natura animale e quelli della natura spirituale sono mescolati nel corpo astrale: onde l’anima di continuo oscilla confusamente tra piacere e dolore, attrazione e repulsione, ove l’Io non si affermi come principio di distinzione e di responsabilità.
Nella oscillazione tra i due opposti e nella loro mistione, l’Io è di continuo portato a un assenso impotente al risultante caos dell’anima. Questo caos è in sostanza un’inversione dell’accennata gerarchia Spirito-anima-corpo.
Le funzioni del corpo coinvolgono l’anima, l’anima condiziona l’Io mediante il pensare, il sentire e il volere. L’uomo è portato a trovare vero e giusto ciò che si accorda con gli istinti e che in realtà gli si impone ascendendo mediante il volere e il sentire dalla vita corporea.
Crede di scegliere per via di pensiero logico, secondo l’Io libero: in realtà dà forma logica alla sua scelta secondo gli impulsi della natura animale.
Una simile inversione del rapporto Spirito-anima-corpo, da cui deriva la serie dei mali dell’uomo, nessuno escluso, ha un solo correttivo cosciente: la disciplina della concentrazione. Il semplice esercizio della concentrazione suggerito nel presente trattato, secondo regole attinte all’esperienza sovrasensibile diretta, ossia al tipo di ascesi preparatorio della Iniziazione dei nuovi tempi, e non a testi prescritti dalla Saggezza tradizionale, dal punto di vista tecnico estranei alla presente dell’uomo, ristabilisce la gerarchia Spirito-anima-corpo, sia pure per breve momento.
Questo momento, però, grazie all’insistenza nella disciplina, con il tempo può essere prolungato e ripetuto.
L’esercizio, per la tecnica a cui è conforme e a fini stessi della sua esecuzione, deve essere estremamente semplice: come si vedrà, esso consiste nel concentrare il pensiero su un oggetto privo di speciale significato. L’oggetto fisico, evocato e posto al centro dell’attenzione cosciente, dà modo all’Io di operare mediante il pensiero sulle forze del copro astrale e mediante queste sul corpo eterico-fisico.
Nel semplice esercizio della concentrazione, la gerarchia Spirito-anima-corpo, normalmente sempre alterata, viene temporaneamente ristabilita: perciò è l’esercizio meno accetto alla natura istintiva, il più faticoso malgrado la sua semplicità, il meno fascinoso, apparendo più convincenti esercizi yoghici, o mistici, sensazionali, facenti appello alla natura sentimentale, o istintiva, o animale dell’uomo.
Ove si afferri il saggio uso della concentrazione, per la restituzione della intuita gerarchia, saranno via via necessari altri tipi di esercizi che diano modo alla risorgente correlazione Spirito-anima-corpo di collegarsi con gli intenti dell’Archetipo umano; così che non abbia a giovarsi di essa, in forma più sottile, la natura inferiore, tendente ad assumere veste spirituale e ad usare per fini sfuggenti alla nascente autocoscienza, gli iniziali poteri dello Spirito.
Che è il pericolo delle irregolari vie al Sovrasensibile del presente tempo.
Tutte le vie, per il fatto di esserci, sono correlative a gradi di sviluppo dell’anima, ma rispetto all’impulso evolutivo del tempo sono riconoscibili come irregolari, nella misura in cui ignorino il processo del pensiero mediante cui lo Spirito risorge direttamente nell’anima: secondo un moto inverso a quello “tradizionale”, onde l’anima evitava il pensiero per congiungersi con lo Spirito, sostanzialmente evadendo dall’umano.
Tratto dal libro: Manuale Pratico di Meditazione


