Dopo la meditazione, la forza sovrasensibile evocata, tende a divenire vita: per incarnarsi, tuttavia, essa necessita dello stato comune di veglia dell’operatore, ossia dello stato di positiva incoscienza propria all’attività ordinaria del suo organismo animico-fisico: esige che egli dimentichi l’operazione compiuta e si immerga con dedizione nella vita di ogni giorno.
Nella “spontaneità” dell’azione, le forze evocate sono portate a fluire, in quanto non vedute.
Il vederle o l’avvertirle è la loro paralisi. Questo positivo dimenticare, tuttavia, non significa che riguardo alla vita ordinaria lo sperimentatore debba dimenticare la responsabilità che gli viene dalla meditazione.
Allo stesso modo che le forze cosmiche restauratrici della vitalità eterico-fisica possono operare grazie al sonno, così le forze evocate nella concentrazione e nella meditazione hanno bisogno di quel positivo stato di sonno dell’organismo animico-fisico, che è la sua normale spontaneità durante la vita di veglia. Va sottolineato che il fenomeno del sonno riguarda solo la testa dell’uomo, dove si verifica un mutamento di polarità della coscienza, mentre il resto dell’organismo eterico-fisico permane con l’astrale e l’Io nell’identico rapporto che nello stato di veglia.
La differenza consiste nel fatto che durante lo stato di veglia, l’Io e l’astrale, mancando della loro connessione cosmica, epperò della loro reale saggezza, operano distruttivamente sull’organismo eterico-fisico, mediante il normale processo degli istinti e delle passioni.
Durante il sonno, invece, l’Io e l’astrale hanno una comunione con il loro stato originario, secondo una pienezza non consentita, durante lo stato di veglia, da quel trasformatore dell’esperienza in contenuto di coscienza, che è l’organo cerebrale.
Nella testa, invero, l’uomo è ordinariamente alla mercè degli istinti e delle passioni.
L’elevarsi dell’Io e dell’astrale al loro dominio cosmico durante L’elevarsi dell’Io e dell’astrale al loro dominio cosmico durante il sonno, in sostanza equivale a una discesa dell’Io nel sistema trascendente di forze della sede mediana, o del torace, e, più in profondità, in quello della sede della volontà, che è parimenti sede dei processi del ricambio e dei dinamismi della istintività: sedi dalle quali deve separarsi temporaneamente l’Io insieme con l’astrale superiore, perché l’esperienza dei loro trascendenti sistemi di forze per via del sonno gli sia possibile.
Ogni insorgenza dell’astrale inferiore contro il superiore, ostacola il distacco di questo epperò impedisce o rende difficile il processo del sonno.
Il penetrare con l’Io nel Sovrasensibile, grazie all’ascesi solare, è in sostanza un discendere nel segreto della organizzazione corporea.
Non è una discesa dell’Io razionale o mentale, bensì dell’Io puro: perciò, al termine della meditazione, l’asceta dona se stesso alla vita ordinaria, si immerge con spontaneità nell’azione: perché le forze dell’Io puro, evocate e tendenti a penetrare nell’organizzazione corporea, discendano secondo la loro qualità solare, o il loro fluire dal Logos: a ciò necessitando della non coscienza o condizione quotidiana di sonno della vita ritmica e di quella volitiva-istintiva.
Le operazioni interiori si svolgono sulla scena della coscienza mentale, ma questa non deve seguirle nelle profondità organiche a cui quelle pervengono.
Esse esigono attuarsi non vedute. Il discepolo deve limitarsi a operare mediante pensiero puro e dynamis imaginativa, indipendenti dalla corporeità.
Solo in una fase avanzata dello sviluppo, egli può agire direttamente sulle correnti astrali-eteriche, ma sempre mediante determinazione imaginativa. L’ascesi diviene una discesa liberatrice nei sistemi profondi di forza della corporeità.
L’azione diretta sarà possibile un giorno nella misura in cui lo Spirito sia divenuto natura, o istinto. Il discepolo prepara questa possibilità del futuro, nel presente tempo: in taluni momenti egli avverte l’identità profonda dell’Io con gli esseri, con le cose, con il mondo, quasi che un unico Io fosse al loro centro, come fonte reale della fraternità, e scorge come a tale unità superiore dell’umano, l’umano sostanzialmente si opponga con la serie delle finzioni ideologiche della eticità, del progresso e della socialità.
Per l’asceta capace di assumere la responsabilità del proprio sviluppo interiore, i momenti dell’identità originaria dell’Io con le cose e con gli esseri, possono essere prolungati e ripetuti durante il giorno.
Egli potrà procedere intendendo che non ha senso uno sviluppo fine a se stesso, ossia condizionato a fini terrestri, o a preventive rappresentazioni di un’azione spirituale da svolgere sulla Terra.
Solo il livello sovrasensibile conseguito può illuminare il tipo di azione: ma l’azione pura medesima, la disciplina e l’opus ascetico, egli può riconoscerli come ciò che per virtù propria opera creativamente nell’ambito sovrasensibile della Terra.
Le conseguenze del pensare, del sentire e del volere dell’uomo vengono accolte da Entità cosmiche che li trasformano in corrente di destino.
L’azione interiore individuale può giungere a tale impersonalità, da operare per la collettività umana. V’è una corrente del karma che risale a secoli e a millenni, ma essa si estrinseca secondo una forma che viene determinata dalla possibile azione rituale delle comunità spirituali, ossia delle élites immuni da ideologie.
La disciplina della concentrazione cessa di essere una tecnica soggettiva, quando il discepolo accoglie dal pensiero liberato la virtù della impersonalità.
Procedendo verso la concentrazione profonda, egli comprende l’importanza di ricongiungere l’intelligenza individuale con l’intelligenza cosmica di cui quella è una degradazione.
Non è sufficiente il rafforzamento del pensiero: occorre che esso acquisisca coscienza del tenore morale richiestogli dal livello conseguito.
L’intelligenza individuale, rafforzata mediante la concentrazione, può inconsciamente rinsaldare il limite soggettivo inferiore, che la oppone all’intelligenza cosmica.
Il discepolo consegue il vivente pensiero solare, soltanto quando si dischiude alla conoscenza dell’Entità che regge l’intelligenza cosmica, l’Arcangelo del Pensiero: il suo pensiero viene liberato dal mentale -cerebrale, che è dire dalla corrente dell’ego: allora esso può “conoscere tutto”, senza mediazione di libri o di dottrine, perché nella sua anima medesima vede svolgersi il segreto della vita.
La connessione del discepolo con questo segreto è la via del San Graal. Per l’esigenza di congiungere la corrente meditativa con la direzione dell’Arcangelo del Pensiero, la via dei Rosacroce, in quanto “via diretta”, si diversifica da ogni altra via del presente tempo.
Tratto dal Libro: Manuale Pratico della Meditazione


