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L’atarassia animica è l’esperienza che consegue a quella della calma assoluta: è la possibilità di contemplare, senza residui sentimenti di condanna o di avversione, il male del mondo: di rispondere con la pura relazione della conoscenza e della donazione di sé: la premessa della Iniziazione.

E l’immobilità metafisica da cui scaturisce il massimo della forza del corpo astrale.

Sostanzialmente è la presenza radicale dell’Io superiore, che si realizza nella sfera corporea come immobilità del sistema nervoso rispetto all’astrale che muove mediante esso, per la sua relazione con la coscienza (V. L’ASCESI DEL SENTIRE): quanto più il sistema nervoso si estrania al moto astrale, tanto più da questo scaturisce la sua forza originaria.

L’immobilità metafisica è opera dell’Io, ma, come immobilità del sistema nervoso, è mediata dal corpo astrale medesimo, là dove, nel mentale cerebrale, ha una presa diretta sul sistema nervoso, per via del pensiero.

Arresto del flusso dei pensieri, silenzio mentale, sono perciò l’avviamento. Giova ricordare che non v’è esperienza superiore del corpo astrale, che non sia esperienza dell’Io.

Un’esperienza autentica dell’astrale è sempre esperienza dell’Io: l’Io è comunque il Soggetto, sperimentatore non veduto dell’astrale.

Allo stesso modo che il carpione non si perde nell’acqua limpida né nell’acqua tenebrosa, anzi si trova comunque dominatore nel proprio elemento, così l’Io non si perde nel mondo astrale, né superiore né inferiore, anzi muove sicuro in esso: quanto più vi è immerso, tanto più lo domina.

L’atarassia dell’astrale è quell’esperienza dell’Io al centro della vita dell’anima, che in altro paragrafo chiamiamo il vortice della potenza immobile, o la immobilità vorticosa.

Essa realizza lo zero del vincolo del corpo astrale al sensibile: in effetto ridesta nel corpo astrale la sua natura originaria.

Se si tiene conto che questo suo vincolo è ciò che lo rende distruttivo nei confronti del corpo fisico ed eterico e delle correnti superiori dell’Io, ci può comprendere come l’annientamento del vincolo mediato dal silenzio mentale, sia il principio della Magia Solare.

Si può comprendere il senso della meditazione della Rosacroce, come contemplazione dell’astrale puro della pianta: puro e primordiale, perché non incarnato nella pianta: come dovrebbe essere quello dell’asceta, pur essendo incarnato.

Ciò che veramente manca all’uomo non è la forza dell’Io, della quale sovrabbonda nelle forme dell’ego: gli manca invero il rapporto dell’Io con il corpo astrale, o dell’anima originaria, nella quale è ciecamente immerso, sì da usarla come corpo di brama, essendone però sempre travolto: in realtà venendo esso, come Io, usato dal corpo astrale: la cui reale natura è divina.

L’abnegazione creatrice è l’atarassia dell’astrale realizzata volitivamente: un distacco dal valore delle parvenze, che non ha nulla a vedere con il quietismo o l’inerzia tamasica, in quanto è la forza dell’acquietamento di profondità: un turbine travolgente per tutto ciò che è sensuale e inerte ossia rajasico e tamasico.

L’acquietamento radicale è l’indipendenza assoluta dall’apparire: l’immergersi in sé senza limite, come lasciandosi sprofondare in un abisso, a cui nessun legame con il corpo o con la psiche può opporsi.

È un discendere assoluto che ignora qualsiasi impedimento, si scioglie da qualsiasi impurità, si svincola da sofferenza, secondo la potenza di un “non essere” originario, che è il vero essere. In realtà si opera entro il corpo fisico, esaurendo la necessità del supporto fisico, sino ad una estraneità radicale a ciò che si è costituzionalmente.

In questa estraneità, si accoglie la Forza che domina la psiche e il corpo.

L’operazione è un disarticolare il male costituzionale dell’anima, che è sostanzialmente la brama.

La discesa nel profondo è la liberazione via via più sottile dei vincoli inferiori del corpo astrale: vincoli che di continuo riproducono l’inversione delle sue forze originarie, onde la forza d’amore diviene odio, la capacità di donazione diviene brama.

È possibile una rigenerazione psico-fisica, ma a condizione che si abbia il coraggio di restituire all’astrale la sua purità originaria: che è appunto un discendere nella sua profondità vuota, priva di sostegno che non sia la pura forza dell’Io.

È il coraggio di scendere in un abisso, nel cui fondo senza appoggio si trova l’assoluta stabilità.

Si tratta tuttavia di un coraggio che può scaturire dalla preparazione dell’elemento qualitativo dell’ascesi: la consacrazione all’Opera, implicante moralità, fedeltà, continuità.

La via dei Rosacroce è caratterizzata dall’esperienza di profondità dell’anima, o del reale corpo astrale, mediante il potere assiale dell’Io (V. IL POTERE DELLA CROCE). In particolare, l’esercizio della Rosacroce apre il varco all’esperienza dell’astrale divino, o dell’intimo tessuto dell’anima, ignoto alla normale coscienza. In realtà l’uomo reca in sé il Regno dei Cieli, ma lo ignora: egli non manca dell’impulso centrale dell’Io, bensì dell’esperienza cruciale dell’Io nell’anima: manca della esperienza della “Vergine”, o della Iside-Sophia, epperò della reale natura, androginica, dell’anima.

La pura forza veicolatrice dell’Io si corrompe normalmente come coscienza dialettica.

Massimo Scaligero

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