Chi ha già esperienza nel campo dell’apicoltura può testimoniare che l’allevamento dell’ape non è singolare solo per le modalità tramite cui avviene, ma soprattutto per le particolarità di questo specialissimo insetto. È quindi logico dedicare un po’ del nostro tempo a capire “chi” essa sia, comprendendone l’essenza ed il messaggio che la sua presenza silenziosamente ci porta.

l’Io dell’ape

Dallo studio della scienza dello spirito sappiamo che gli animali e le piante non possiedono un “Io” individualizzato come l’uomo: essi non sono degli esseri autocoscienti. Tuttavia per ogni specie animale o vegetale esiste un’entità spirituale denominata “lo di Gruppo”, esterna ad essi, alla quale fanno capo tutte le creature di quella specie. Avremo così che un gatto, una tigre ed un leopardo hanno come riferimento spirituale l’Io di Gruppo dei felini: é questa entità che evolve, attraverso le singole esperienze dei suoi “figli” (i felini appunto) presenti sulla terra.

Quando un animale od una pianta muoiono essi portano all’Io di Gruppo il risultato dell’esperienza avuta nell’esistenza terrestre, compreso il rapporto avuto con l’uomo (che dovrà quindi rispondere a queste alte entità del proprio comportamento non morale). L’ape, invece, ha raggiunto un gradino superiore rispetto agli altri animali, poiché il processo di individualizzazione (che possiede solo l’uomo) é disceso sino all’interno della singola famiglia: é come se lo sciame all’interno dell’arnia fosse un unico essere, composto da moltissime cellule (le singole api), come le cellule umane che, unite, danno forma al corpo fisico di un unico individuo. Mentre gli altri animali e le piante devono rapportarsi con un Io esterno ad essi (gli Io di Gruppo hanno sede nelle sfere planetarie) nell’alveare é entrato il principio dell’Io. Quando maltrattiamo un’arnia (ovviamente intendiamo la famiglia che vive in essa) o quando un’arnia muore, un’individualità soffre o perisce.
Questo ci porta a comprendere quindi come il nostro rapporto con il mondo dell’ape debba essere quantomai etico.

L’evoluzione del sistema solare e l’ape

Ripercorriamo brevemente le fasi di evoluzione della Terra secondo la scienza dello spirito: la prima fase evolutiva, denominata antico Saturno, fu caratterizzata dall’azione dei Troni, che sacrificarono una parte di sé, emanando parte della loro sostanza di volontà sotto forma di sostanza-Calore (e quindi non calore fisico).

Nella fase successiva, denominata antico Sole, la gerarchia delle Dominazioni donò la Luce. All’elemento di Sacrificio si unì così l’elemento del Dono.

Nella terza fase evolutiva, l’antica Luna, parte di ciò che fluiva come dono dal Cosmo venne rifiutato: parte delle entità lunari rifiutarono di collaborare al progetto evolutivo; da questo rifiuto nacque il Male e la risonanza di questo evento sulla Terra fu la Caduta.

La fase evolutiva successiva è la nostra fase Terra, in cui ci si confronta con la materia fisica e con la morte.

Se osserviamo il mondo dell’ape vediamo che in essa vivono un elemento di Calore (l’ape è l’unico insetto in grado di sviluppare calore, infatti mantiene costante la temperatura del glomere anche in inverno) ed uno di Sacrificio (tutte le api, come vestali, sacrificano la propria vita al servizio dell’alveare rinunciando alla sessualità: solo la regina deporrà le uova, mentre le operaie provvederanno a nutrirle).

In questo piccolo insetto troviamo anche vari elementi di Dono, in quanto l’ape dona la propria vita per difendere l’alveare. In tutto ciò riconosciamo le caratteristiche delle prime due fasi evolutive della Terra. Inoltre l’ape regina, quando nasce una nuova regina, sciama con le vecchie operaie e le poche provviste che riescono a portare con loro. Come dire che lascia la casa (l’alveare), il posto di lavoro (il pascolo), il conto in banca (le scorte alimentari) alla figlia neonata. Quale genitore si comporta così?

La terza fase, l’antica Luna, è la fase legata al Rifiuto. Questo elemento non tocca l’ape, essa non “rifiuta”: l’ape vive nel calore, nel sacrificio e nel dono più totali, caratteristiche che possono essere comprese in una sola parola: l‘Amore.

L’ape è quindi legata alle forze di Saturno e di Giove (ricordo dell’antico Sole), da cui emanano rispettivamente gli eteri di Calore e di Luce che si manifestano negli elementi di Fuoco e Aria, che sono l’ambiente congeniale all’ape (per cui le arnie dovrebbero essere dipinte con colori caldi o con il bianco) la quale, infatti, non si posa mai a terra e non tocca l’acqua (in cui vive l’etere del Chimismo che emana da Marte, ricordo dell’antica Luna).

Inoltre, poiché il metallo legato al pianeta Marte è il ferro, esso non dovrebbe comparire nell’arnia (poiché stimolerebbe l’aggressività nelle api e favorirebbe la comparsa della varroa) ma essere sostituito da strutture ad incastro o, al massimo, in alluminio od ottone.

La gestazione delle api

Se confrontiamo i tempi di gestazione della Regina, dell’Operaia e del Fuco vedremo che essi non solo sono in rapporto “aureo” tra loro (ossia sono nella relazione reciproca di 1 a 0,618) ma sono in risonanza anche con il tempo di rivoluzione dei pianeti Venere (225 giorni – Regina), Mercurio (3 cicli di 88 giorni, ossia 264 giorni per l’Operaia) e Terra (365 giorni – Fuco) rispetto al Sole.

L’ape è quindi un animale solare che assume, come influsso secondario, un aspetto di Venere, di Mercurio o di Terra.

Questo piccolo insetto rappresenta la conquista dell’Amore, virtù che l’uomo potrà conquistare solo tra due fasi evolutive della Terra, nell’epoca denominata futuro Venere.

Ciò deve essere sempre presente in noi quando ci rapportiamo con essa, sia nelle pratiche di allevamento, sia di produzione.

Tratto da “Albios”

Pin It on Pinterest

Share This