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Pallade – Maria (da oo 180 – 2a conferenza) Traduzione di Luisa Fliess. Dornach, 24 dicembre 1917

Il calendario cristiano pone in modo significativo la festa di Adamo e Eva al 24 dicembre, e nella notte dal 24 al 25 dicembre la festa natalizia del Cristo Gesù. Così vengono accostati immediatamente: il principio del mondo secondo la concezione cristiana, ossia l’inizio degli eventi terreni, e il massimo fra questi: quello che conferisce il significato a tutta l’evoluzione della Terra. Vengono immediatamente accostati per accennare così che il rapporto dell’uomo con l’universo spirituale ha subìto, dal Mistero del Golgota in poi, un rivolgimento di tale importanza da far sì che tutto quanto lo precede, sebbene necessario alla conoscenza di questo Mistero stesso, può a tutta prima considerarsi trascurabile per la coscienza cristiana, in rapporto all’accoglimento degli impulsi volitivi.

Il massimo tra i rivolgimenti che abbiano avuto luogo nell’evoluzione della Terra – e noi ne siamo ben coscienti – è stato prodotto dal Mistero del Golgota. Esso si presenta tale davanti all’anima di chi lo comprende che, per suo mezzo gli si dischiude il senso, il significato di tutta questa evoluzione terrena. Si potrebbe dire: se osserviamo quale fosse prima della discesa del Cristo nell’evoluzione l’atteggiamento degli antichi di fronte alla Saggezza universale, e lo paragoniamo all’impulso che per l’agire umano sa trarne la coscienza umana presente, questo pensiero elaborato dovutamente potrà trasmetterci un significato profondamente impressionante. Basterà ricordare una figura di cui ci da occasione appunto la festa che sta sotto il segno delle parole “Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgini”, la figura che si erge incontro dai tempi antichi, la Vergine Pallade Atena, Dea della Sapienza nell’antica Grecia, la figlia di Zeus, che veniva considerata Dea dell’Intelletto.

Zeus, signore della folgore, della luce che illumina, della luce che agisce nell’esistenza terrestre, genera con l’accortezza, la vergine Pallade Atena, custode della saggezza umana prima del Mistero del Golgota. Nella creazione di questa figura giace un profondo significato. Pallade Atena, come dea della Sapienza, è virginale per sé stessa. E che significa ciò in un senso superiore? Che volevano dire le Guide dei Misteri greci quando parlavano del- 2 la virginità di Pallade Atena? Essi intendevano quella sapienza grazie alla quale l’uomo agisce nei rapporti storico-universali.

Nella quarta epoca di cultura, che inizia appunto con quella greca, tale sapienza nasce da ciò che non è per sé stesso l’universo, ma ne è l’immagine riflessa. Comprendetemi bene: immagine riflessa dell’universo, maja. Durante epoche precedenti, i sacerdoti dei Misteri non avevano rappresentata la Sapienza come potere virginale, poiché Sapienza umana era stata sempre fecondata nei tempi precedenti (e cioè nel primo, secondo, terzo periodo postatlantico), dalla chiaroveggenza atavica. Soltanto nel quarto periodo post-atlantico sorgeva la possibilità di sapere alcunché semplicemente col guardare quello che non ha impulsi negli affetti, passioni e tutto quanto sfavilla come fuoco nell’entità umana, ma è sapienza proveniente dall’immagine riflessa del mondo, non fecondata da veggenza atavica. Verginale, discesa dalla maja è quella sapienza di cui si intende parlare erigendone a rappresentante Pallade Atena. Anche Pallade Atena è una Maja, una Maria, ma è quella maja che rende manifesta all’uomo la sapienza traendola fuori da sé stessa. Il grande progresso consiste nel fatto che questa medesima Maja, questa Maria, viene poi fecondata dal Cosmo, e che nasce così una sapienza nuova.

Pallade Atena era la rappresentante della Sapienza, l’impulso Cristo è figlio della Maja, della Maria, rappresentante virginale della Sapienza, della Possanza universale divino-cosmica, cosmico-intelligente. Perciò la sapienza antica, quale ci viene rappresentata da Pallade Atena era atta bensì ad analizzare, a comprendere il mondo minerale fin su al mondo vegetale, ma non atta ancora a afferrare l’uomo stesso, a comprenderlo nella sua personalità. A quei tempi chi avesse voluto comprendere l’uomo nella sua personalità poteva arrivarci anche allora nei Misteri, ma nei Misteri bisognava conseguire la chiaroveggenza atavica. Nella figura di Pallade Atena è significato, è indicato un inizio capace, come tale, di comprendere l’ambito del mondo terreno.

Ma soltanto con l’avvento del Mistero del Golgota, soltanto col connubio avveratosi tra la divina intelligente forza di Amore e la forza della Maja, immagine riflessa del mondo, l’umanità nella sua evoluzione si vide posto dinnanzi l’Uomo-Dio; il Dio non più ora raggiungibile soltanto se si oltrepassa il piano fisico, ma il Dio che può venir trovato nell’Essere suo sul piano fisico stesso. Il progresso nell’evoluzione dell’umanità, voluto dal Mistero di Natale, appare davanti all’anima umana quando a fianco della giusta leggenda di Pallade Atena venga posto tutto ciò che nella sua vera forma può afferrarsi intorno alla natura della Maja verginale da cui proviene, per l’evoluzione della Terra, l’impulso del Cristo.

I nostri tempi così gravi dovrebbero afferrare il Mistero natalizio mediante tali approfondimenti sul divenire umano e ispiran- 3 dosi a tali appelli rivolti alla nostra volontà, poiché sono tempi nei quali necessita urgentemente conquistarsi dei punti di vista dedotti dalla comprensione dei rivolgimenti trentatrennali dei quali ieri abbiamo parlato. Come gli antichi cercavano di indagare le stelle, di decifrarne il corso prendendo le costellazioni a norma delle loro azioni sulla Terra, così l’uomo di oggi dovrebbe essere cosciente che ormai egli entra in un’epoca che al genere umano non può più recare nulla se non calamità e miseria e sofferenza, se essa non si risolve a leggere i segni delle stelle che regolano i tempi nel cammino nell’umanità.

Col sussidio di quanto forma il vanto dell’epoca materialistica, l’esistenza terrena non potrà conseguire in futuro se non quello che ha già conseguito in questo periodo catastrofico. Abbia l’umanità il coraggio di formare nella propria anima, a guisa di solenne voto natalizio, la volontà di rivolgere lo sguardo verso le verità spirituali che urgono oggi di penetrare nel nostro mondo terreno. Questo coraggio l’epoca nostra deve trovarlo! Ottusità e debolezza non la trattengano dal vedere ciò che è! Se l’umanità intende seguire nuovamente le orme di Colui la cui nascita vuol celebrare nella Festa del Natale, di Colui che non si comprende però senza interpretarne con profondità bastevole le parole. “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, è indispensabile che essa si conquisti un nuovo senso della verità.

E ciò richiede che non si aneli soltanto a celebrare la Festa della Pace con discorsi confortevoli (e di tali indubbiamente oggidì ne risuonano da molti pulpiti) ma occorre che la serietà dei tempi ci induca almeno a formulare il pensiero di quanto sia poco produttiva, in verità, l’epoca nostra. Poiché a quanto di grande, di sublime oggi vuole penetrare in essa, giova soltanto la volontà di uomini che sviluppano forze creative nella loro anima. Riflettete, infatti: all’inizio della nostra èra il Mistero del Golgota è penetrato nell’evoluzione dell’umanità, ma non poteva darsi anche che esso passasse inosservato, senza lasciare traccia, se gli uomini di allora non avessero avuto nell’anima le forze creative per afferrarlo, per forgiarlo in concetti, in rappresentazioni? In genere, per parlarne? Visto da fuori.. ebbene, in una provincia poco conosciuta dell’Impero Romano era nata una personalità di cui parlano i Vangeli.

Eh, sì, gli uomini di allora debbono alle loro facoltà feconde, creative, l’aver potuto afferrare ciò che in quella Personalità viveva! Ecco quello che necessita, quando somme forze divine si uniscono alle vicende dell’umano genere: necessita che gli uomini sappiano valorizzare le loro facoltà produttive. E ora noi chiediamo: In che modo sono stati capaci il diciannovesimo secolo e questo altezzoso secolo ventesimo di sviluppare delle facoltà feconde per cui il contenuto dell’Idea del Riscatto, ormai riconosciuto dall’umanità attraverso i secoli, venisse compreso? 4 Aggiungiamo ancora agli esempi altre volte citati – e si poterebbero moltiplicare a centinaia e a migliaia – alcuni detti di coloro che nel secolo XIXº parlarono del Cristo Gesù. Dissi già allora che io intendo citare le personalità migliori, i più profondi pensatori, per mostrare ciò che stava appunto nell’anima di costoro.

Non tanto mi preme rispondere alla domanda: Quale influsso hanno esercitato personalità come quelle delle quali vi ho citato l’opinione sul Cristo Gesù? – quanto mi preme invece dimostrarvi l’azione dei tempi sulle personalità più elette. Poiché le idee che vi sto per esporre signoreggiano proprio le anime più oneste, gli altri, pur parlando del Cristo Gesù, non si avvicinano neppure col loro sentimento all’impulso della verità. Aggiungiamo dunque quel che segue: Nel XIXº secolo, al primo sorgere dei così detti “liberi pensatori” Carlo Gutzkow fu fra coloro che, con acume morboso, si studiò di accogliere le nuove idee. Nel suo scritto “Wally la dubbiosa” espone all’incirca così i suoi pensieri sul Cristo Gesù: “Gesù era ebreo.

Egli non pensò mai a fondare una religione nuova. Non si trattò per lui né di abolire l’Ebraismo, né di allargarne i confini. Gesù non ci ha portato una sola dottrina nuova. Che cosa dunque rimane dei suoi detti? Una morale che fuor di dubbio contiene forze nobilitanti, ma che non da né mai vuol dare nulla più che il puro Ebraismo. La morale di Gesù si attiene sempre strettamente alle usanze della legge sul cerimoniale ed è caratteristica solo in quanto esige un tenore d’animo rispondente al rito esteriore. Gesù insegnò: Ama il tuo prossimo come te stesso! Così insegnò già Mosè, ma il fondatore di una religione nuova avrebbe dovuto dire: Ama il tuo prossimo più di te stesso (Ecco come Carlo Gutskow corregge il Cristo Gesù!).

Da ciò si conclude che Gesù è una personalità che appartenne unicamente alla Storia, ma niente affatto alla religione o alla filosofia!”. Un’altra voce anche più caratteristica, perché proveniente dalla nostra psicologia moderna, ci suona incontro da uno scritto danese intitolato “Gesù – studio psicopatologico comparato” di Emilio Rasmunssen. Il contenuto dello scritto può riassumersi come segue: “Né gli Apostoli, né i tre Vangeli sinottici considerarono Gesù quale Dio.

Egli stesso si riteneva il ‘Figlio dell’Uomo’ annunciato da Daniele (Daniele VII. 13) e, senza mai spacciarsi per il Messia, era convinto di adempiere una parte delle profezie da lui ritenute più importanti. Il Nazareno appartiene alla categoria dei Profeti. Gli eroi o gli annunciatori religiosi, alias Profeti, sono deviazioni dal tipo normale della razza, poiché le loro esperienze interiori come grado e qualità possono confrontarsi soltanto coi parossismi degli epilettici o degli istero-epilettici. Gli ‘uomini di Dio’ presentano un quadro morboso che lo psichiatra può diagnosticare esattamente quale malattia epilettica dello spirito, i cui sintomi sono: allucinazioni o inganni ottici, accessi di 5 pazzia furiosa, allegria convulsiva, assenze psichiche, stupore, stati crepuscolari, subcoscienza sognante, disturbi di eloquio, deliri, malinconia, cambiamenti subitanei di umore, religiosità esaltata, l’idea di dover soffrire per altri e di dover riformare il mondo, megalomania, ubbia di tavole genealogiche romanzesche, irrequietezza vagabonda, vita sessuale anormale, sia dissoluta sia ascetica. Tutta una serie di eminenti figure di veggenti religiosi antichi e moderni, quali Ezechiele, Paolo, Maometto, Soren Kierkegaard ecc. possono venir citati a esempio, nei quali casi debbono poi rilevarsi altre caratteristiche a tutti comuni, per esempio la mania di inveire scagliando terribili minacce e maledizioni, forme molteplici e talvolta velate di crudeltà, parossismi di rabbia, illusioni di sofferenze sopportate a pro dell’umanità, ascetismo, idea della resurrezione e simili.

Tutti i sintomi riscontrati nei Profeti antichi e moderni si osservano anche in Gesù, egli subisce degli stati angosciosi senza pari, si abbandona a pazzia furiosa nella cacciata del Tempio, soffre di allucinazioni, rivela nelle contraddizioni del suo carattere una smisurata valutazione di sé medesimo e una vita anormale dei sensi, si abbandona all’illusione di poter soffrire per l’umanità e redimerla, fornisce con la sua veemenza la crescente coartazione del suo spirito che non accoglie né elabora più alcun nuovo concetto, novella prova della sua affinità col tipo dei profeti, che in tutti i tempi e in tutte le religioni si è mantenuto uguale a sé stesso.

La sua etica che mira a odiare la famiglia, a vivere di elemosine, dediti a una fede che sola gratifica, non è stata accettata dall’umanità. Se per Genio si intende un creatore del nuovo, bisogna, di fronte a Gesù, rinunciare anche a questa presa di posizione, poiché – come l’indagine scientifica ha assodato – egli fu un imitatore sia nel contenuto sia nella forma del suo insegnamento. La promessa del suo ritorno che gli è valsa il trionfo universale è stata completamente delusa. Gesù è un uomo degno della più profonda pietà, il cui tragico, grandioso destino, merita la nostra compassione sincera”.

Voci come questa si potrebbero riportare a centinaia e migliaia. L’essenziale non sta neppure in ciò che dicono, ma è tutt’altro: è che gli uomini che parlano così, realmente e propriamente, parlano in conformità alla scienza attuale e che, a voler essere onesti e sinceri, non si può dal punto di vista della scienza attuale parlare diversamente. Ciò che importa è di chiederci: abbiamo noi abbastanza coraggio, abbastanza volontà per dire a questa scienza: Guardati in quello specchio che soltanto la Scienza dello Spirito ti può mettere davanti? Quei compromessi codardi che sempre di nuovo, giornalmente, a cento a cento si pattuiscono tra scienza materialistica e tradizioni religiose. Ecco la slealtà.

Ecco il  peccato contro ciò che gli uomini pretendono di celebrare nel Mistero Natalizio, nel Mistero Pasquale. Qui sta il punto. Oggi bisogna scegliere tra l’una o l’altra. O aderire alla vita spirituale, o proseguire in quella via che ha condotto agli avvenimenti svoltisi dal 1914 al 1917. Le cause che ne stanno alla base, ognuno deve ravvisarle per proprio conto, in cuor suo, come suo riconoscimento del Cristo, deve farvi sbocciare altresì la volontà di volere, l’impulso coraggioso di non creare una qualche salvezza in compromessi parziali, ma di camminare dritto per quella via che deve venir percorsa: la via che deve venir indicata all’umanità dal riconoscimento della vita spirituale.

Derivare da esperienze come questa del Mistero di Natale veri impulsi concreti: ecco ciò che deve collegarsi a questa volontà. Vi richiamo quanto è già stato detto sul corso ciclico degli eventi (nei rivolgimenti trentatrennali). Non altrimenti di come viene riconosciuto che l’idrogeno e l’ossigeno in date circostanze si collegano, e che non si può venire a conoscere l’acqua se non mediante l’elettrolisi che investiga chimicamente i rapporti tra ossigeno e idrogeno, non altrimenti dovrebbe riconoscersi che le leggi sociali possono venire scoperte soltanto da chi penetra con lo sguardo entro le leggi delle costellazioni che reggono il corso dei tempi. Un pensare superficiale, un vedere solo quel che ci circonda immediatamente – ecco ciò che l’umanità nel corso degli ultimi quattro secoli ha imparato gradatamente a considerare elemento della propria salute. Ma da qui innanzi si dovrà esigere da coloro che da qualsiasi punto di vista intendono ingerirsi nella vita, un riconoscimento del divenire storico per cui dicano a sé stessi: Ciò che ha luogo oggi, risorgerà tra trentatré anni; mi occorre l’obbligo di compiere le necessità del momento sotto la responsabilità che scaturisce da tale idea.

Il nostro tempo dovrebbe desistere dal vaniloquio con cui ripete sempre luoghi comuni sulla festa di Natale. I romani, avendo intitolato alla guerra una divinità – il dio Giano – trovarono il coraggio di chiudere il tempio solamente nei periodi di pace. Dopo Numa Pompilio, durante il cui regno restò sempre chiuso, per tutti i 724 anni che decorsero fino all’Imperatore Augusto, il tempio fu chiuso solo due volte. Ma i romani ebbero il coraggio di distinguere tra la guerra e la pace nel culto che professavano per una delle divinità superiori.

Chiediamoci se l’epoca presente avrebbe altrettanto coraggio per chiudere, forse, le sedi della pace, le sedi che dovrebbero servire alla pace, mentre la guerra divampa nel mondo intero. Sarebbe lecito parlare di coraggio, solo se il tempo attuale possedesse tanto di forza produttiva da far sì che nelle sedi ove di pace si parla, fosse da rilevarsi una differenza di linguaggio notevole nel mondo come ne viene parlato in tempi quali sono i presenti. Oh sì, è molto istruttivo guardarsi indietro seguendo la norma dei 7 cicli trentatrennali!

Gli avvenimenti catastrofici nel cui tempo ci troviamo si iniziarono nel 1914. Ho già citato alcuni eventi che riannodano alle vicende catastrofiche svoltesi negli ultimi tre, quattro anni, in rapporto al ciclo trentatrennale. Molte altre cose potrebbero citarsi. Basti pensare che trentatré anni prima del 1914, ossia nel 1881, salì sul trono di Russia Alessandro IIº, quello Zar sotto il cui regno incominciarono le persecuzioni nelle provincie baltiche e che incarnò in sé tanta parte delle sventure europee. Potreste anche volgere lo sguardo su fatti più interni (non dico qui interni in senso animico) se studiaste il ruolo assunto da Gambetta durante la sua Presidenza di due mesi, e vi trovereste senz’altro il segno per quanto andò preparandosi allo scoppiare di questi avvenimenti disastrosi e che ora si esplica nei rapporti tra Russia settentrionale e meridionale nello scatenarsi dell’inimicizia russo-ucraina – sintomo questo che ci illumina assai meglio nel considerare il prepararsi degli eventi, che non tutto ciò che la comoda concezione odierna, inclina tanto a valutare come fatti di importanza.

Vi sarebbero molte cose da addurre in tal guisa. Ma potremo chiedere: Come dovrebbe regolarsi chi copre un posto eminente, onde prendere delle risoluzioni tali che fossero atte a sbocciare dopo trentatré anni? Rispondiamo: provi egli una volta dunque a comprendere, sotto l’influsso dell’idea esposta, i fatti che risalgono a trentatré anni prima, e vedrà allora che da una comprensione giusta gli scaturirà nella mente ciò che deve fare al presente. E le sue azioni di oggi sbocceranno, risorgeranno degnamente dopo trentatré anni.

Proclamare l’inutilità di tale provvedimento, si potrà a buon diritto solo quando lo si sia prima adottato. Ma dove mai è stato adottato? Dove, oggi, fuori nella vita exoterica si giudica, si contempla l’evoluzione mondiale alla stregua delle sue interiori norme di legge? I rappresentanti ufficiali di ciò che oggi si chiama spesso Cristianesimo, amano in special modo obiettare sempre di nuovo contro la Scienza dello Spirito antroposofico che, indubbiamente.. ai tempi di Cristo erano possibili delle rivelazioni dai mondi spirituali, ma che la nefasta Gnosi non deve risorgere.

A queste cose non bisogna accennare con indulgenza. Troppe volte anche fra noi ricorre la parola infausta: che questa gente, infine.. ha le migliori intenzioni. Ma si tratta di guardare in faccia la verità. E soprattutto dobbiamo nutrire in noi volontà e coraggio di far fronte contro tutte le manifestazioni che l’ignavia suggerisce oggi così facilmente per avversare la Scienza dello Spirito. Una qualità della Scienza dello Spirito è invisa fra tutte: quella per cui essa adduce un materiale di fatti concreti e reali, che essa parla dei mondi dello Spirito come di fatti reali e concreti.

Quante volte sentiamo obiettare: Ma è difficile capire tutto questo! E’ difficile adattarvi la mente! Passi ancora se parla così 8 chi appunto sotto l’influsso dell’istruzione scolastica moderna non ha potuto imparare a pensare, ma è discorso imperdonabile in bocca a chi pretende avere una seria educazione scientifica. Bisogna ammettere, è vero, che la scienza a poco a poco è diventata tale da limitare al massimo le sue pretese di fronte all’umano pensare, e può darsi oggi che un accademico fornito di numerosi diplomi, non sia in grado di accogliere nella mente le cose più semplici, che si stanchi subito ove occorra di pensare sul serio. Oggi si preferisce sempre più tenersi sulle generali in fatto di cose che riguardano lo spirito, diluendo al massimo gli argomenti, parlare di Pan-Idealismo e roba simile, schivando così la fatica di abbordare fatti spirituali concreti. Non si può negare che la Scienza dello Spirito sia esigente verso chi le si accosta! Essa chiede la buona volontà di applicare il proprio spirito un po’ più di quanto occorre per continuare a diluire sentimenti sociali in scialbe frasi generiche sul Pan-Idealismo e simili. Ma è passato il tempo di andare in visibilio per ogni specie di Pan, di cullarsi nel sopore di ogni specie di vaniloquio sentimentale. Oggi è tempo di affrontare seriamente i fatti concreti dello Spirito. E’ tempo di chiamare a raccolta la forza della volontà per pensare davvero. Da qui la necessità di inaugurare oggi il Natale con parole che pur esse suonano serie agli orecchi del nostro tempo. Le nostre anime si collegheranno tanto meglio con ciò che l’impulsoCristo ha recato all’evoluzione terrena, quanto più avremo la volontà di stabilire questa unione in modo serio, degno, efficace. Per millenni l’umanità ha considerato oggetto della propria devozione lo spazio, il contenuto dello spazio (non terrestre, ma celeste).

Ha rivolto gli sguardi in alto, verso le costellazioni per leggere nelle stelle la norma su quanto deve accadere quaggiù. Questa umanità sapeva che i morti leggono e debbono leggere nelle stelle, che i morti collaborano alle vicende terrene, e che anche all’uomo, quindi, spetta imparare a leggere quella scrittura stellare che i morti debbono leggere incessantemente. A quei tempi prima del Mistero del Golgota i fatti terreni si consideravano col dire: Ecco, lassù Sole, Luna e Ariete, o Sole, Luna e Toro, o simili, formano una data costellazione; in essa è il segno che dati impulsi scendono dal Cosmo; se questi impulsi ci sono, vuol dire che proprio questa o quella cosa ha da venir fatta.

Poiché quello che accade quaggiù, accade nel tempo e il tempo ci da la Maja, il tempo ci fornisce il decorso della grande illusione. Ma illusione è stata, in questo senso, soltanto fino al Mistero del Golgota poiché dal seno di questa maja è nato il Cristo (come poc’anzi ho spiegato): E’ nato da questa Maja vergine ciò che non è fecondato più dalla chiaroveggenza atavica, ma che si pone di fronte in modo immediato alle forze universali non toccate dalla Terra. 9 La venerazione di ciò che decorre nel tempo, il suo riconoscimento, assurge a dovere altrettanto quanto anticamente si considerava dovere la contemplazione delle costellazioni nello spazio. Il Mago antico, il rappresentante del quale apparve davanti al Presepio del Bambino, guardava in alto all’oro del cielo, alle stelle e diceva: Dalla posizione delle stelle si può leggere ciò che deve accadere sulla Terra: poiché la scrittura stellare proviene dal passato, è ciò che ne risulta. Nell’oro delle stelle giace ciò che Iddio con le sue schiere vi ha scritto tutto lungo il passato, affinché debba aver luogo nel presente. Il presente deve eseguire ciò che si rileva dall’Oro delle stelle, il presente che passa nell’attimo in cui sorge. Il presente è il fuoco che divampa incessante, rappresentato dall’Incenso, dall’Immaginazione dell’Incenso. E nel presente fecondato dal passato giace il futuro, l’immaginazione del quale è la Mirra. I segreti degli antichi Magi stavano nel connesso tra Passato, Presente e Futuro.

Ma in questo passato, presente e futuro vediamo il velo della Maja, di Pallade Atena medesima, che rispecchiava soltanto le costellazioni degli astri. E quei tre Magi che apparvero davanti al Presepio ben comprendevano come dal contenuto del tempo, che è immagine rispecchiata delle costellazioni spaziali, dalla Maja del tempo debba svilupparsi il Nuovo, a cui bisogna portare incontro Passato, Presente, Avvenire: Oro, Incenso, Mirra. Il mistero del Golgota incide così potentemente il limite tra i tempi del prima e del poi, che si può ben dire: Ciò che di più sacro era prima, discese, si unì in Amore con la Maja che partorì l’Impulso che da lì innanzi deve reggere l’evoluzione della Terra: il Cristo Gesù. Comprendere il Cristo Gesù, comprendendo come l’Amore cosmico-divino ricevette il Cristo dal grembo della Maja, significa comprendere un Dio Universale che sgombra tutte le differenziazioni necessariamente derivanti dal volgere lo sguardo in alto verso le mere costellazioni spaziali. La costellazione stellare, per un punto della Terra è diversa che per l’altro. Anche le antiche saghe ci descrivono le peregrinazioni che fecero gli Eroi iniziati e come le varie regioni terrestri in modo vario elevassero gli sguardi ai loro Dei.

Ma l’elemento degno di venerazione che proviene dallo spazio trapassò nel tempo. Allora il tempo diventa uno, è il medesimo per tutti i figli della Terra, e vi è un Dio universale, un Dio di cui nessuna ristretta comunità ha il monopolio, nessuna può dire che essa, riguardo ai propri interessi, agisce in “Suo nome” – ma può dirlo soltanto la comunità degli uomini tutti. Siffatti pensieri possono, in questa Sacra Notte, farci volgere l’anima ad afferrare il detto: Et incarnatus est de Spiritu Sanctu ex Maria virgine – e ricevette corpo mediante lo Spirito nel grembo della Maria virginale. Alle voci di coloro che vivono nel corpo 10 fisico si uniscano le voci di coloro che in questi tempi varcano le porte della morte e che sanno il rapporto tra le costellazioni temporali secondo il significato di oggi, come nel significato antico c’era quello delle costellazioni spaziali. Alle molte cose che abbiamo già potuto dire onde gettare un ponte verso quelle anime che vivono tra morte e rinascita, aggiungiamo anche questa: sappiamo che in quei pensieri che si richiamano al Mistero del Golgota, i cosiddetti vivi e cosiddetti morti trovano la migliore, la massima comprensione reciproca.

Poiché il Cristo è disceso realmente dal Cielo sulla Terra, da quel momento in poi deve venir ricercato sulla Terra. Qui sulla Terra, nel suo corpo carnale l’uomo impara a conoscere il Mistero, così come il Cristo stesso cercò in un corpo carnale la propria missione sulla Terra. Il trapassato vede dal mondo spirituale ciò che ha sperimentato quaggiù come base dei propri impulsi verso il Mistero del Golgota, e perciò tra le anime che vivono qui sul piano fisico e quelle che vivono sul piano spirituale, il terreno migliore su cui comprendersi è dato da tutto quanto a quel Mistero si riallaccia. Ma ad esso non si riallacciano già i soli discorsi di chi lo ha in bocca ad ogni occasione, ma quelle verità che provengono dall’indagine cui son norma le parole: “Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”. Colui la cui nascita celebriamo nello splendore delle luci natalizie, è veramente Quegli la cui rivelazione non doveva compiersi un’unica volta, onde fornire comodo fondamento al garrulo ripetersi dei discorsi di coloro i quali non vogliono imparare niente di nuovo, che tutto il nuovo respingono, bensì l’unico che può venir celebrato al riflesso delle luci natalizie è Colui che vuole rivelarsi agli uomini attraverso tutti i tempi che seguiranno il Mistero del Golgota.

Se ai tempi nostri un sufficiente numero di uomini sotto i segni che appaiono all’orizzonte spirituale, gravidi di tanta importanza, formerà il proposto di voler comprendere il Cristo Gesù, allora avremo un pensiero di Natale, un pensiero consacrante questa Sacra Notte – che risorgerà in buona guisa dopo trentatré anni, che vivrà quale forza dell’umanità da oggi fino alla sua resurrezione! Formiamoci dei pensieri natalizi ricchi di vigore, di coraggio, di saggezza, compenetriamoci di essi e avremo vissuto allora degnamente il Natale.

Sia questo il saluto natalizio che volevo oggi recare alle vostre anime. Ed io so che esso si ispira a quell’Impulso che è il solo che si possa veramente e degnamente celebrare sotto il regno delle luci natalizie.

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