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(da oo 154 – 2a conferenza) Traduzione di Luisa Fliess Berlino, 18 Aprile 1914

 

Quando vi accade di avere un sogno, e di questo sogno vi rammentate, dato che di esso serbiate un ricordo abbastanza chiaro come spesso accade, vi rendete conto senz’altro che mentre il sogno si svolge voi ne siete in certo modo l’osservatore, ma senza che durante queste osservazioni abbiate di queste immagini che passano evanescenti davanti all’anima una precisa coscienza “Io”.

Ripeto che sempre occorre fare le premesse che nel sogno la coscienza Io non si afferma così distintamente come nella coscienza di veglia. Le immagini che passano davanti all’anima come tramando e tessendo, rappresentano scene, sequele di figure le quali, o son bene note a colui che sogna, riallacciandosi ad esperienze di sogni passati o dell’ultimo tempo, oppure trasformano nei modi più diversi siffatte esperienze, le mutano così radicalmente nelle loro forme che una data esperienza non viene più riconosciuta da noi e si credi di sognare tutta un’altra cosa.

Accade anche che si abbiano sogni i quali non si riallacciano a delle esperienze, che dunque rappresentano cosa del tutto nuova di fronte alle esperienze che abbiamo vissute. E tuttavia ogni volta si avrà l’impressione, la sensazione che davanti all’anima ci siano sfilate, che all’anima si sia rivelata una specie di immagini viventi e che tutto ciò lo ricorderemo al risveglio. Vi saranno sogni che la nostra memoria riterrà più a lungo, mentre altri quando ritorniamo alle vicende diurne si saranno quasi spenti.

Oggi vogliamo darci risposta alla domanda seguente: Dove, entro quale mondo ambiente percepiamo noi, propriamente, questi sogni evanescenti?”. Allorché nello stato di veglia siamo nel mondo fisico, noi sappiamo di percepire entro quel mondo che chiamiamo il mondo fisico, ciò che appunto percepiamo. Che cosa è in certo modo la sostanza, la materia corrispondente ai processi, alle cose materiali del mondo fisico nello stato di veglia in cui noi percepiamo, durante il sogno? E’ il mondo che noi chiamiamo Mondo Eterico, è l’etere che si diffonde in tutto l’universo con tutti i suoi processi, con tutto ciò che in lui vive. Questo è l’elemento sostanziale entro al quale noi percepiamo allorché sogniamo.

Di regola però sognando noi percepiamo soltanto una parte ben definita del mondo eterico. Come allo stato di veglia, quando percepiamo fisicamente, il mondo eterico è a noi precluso nella vita solita, come l’etere è d’intorno a noi senza che noi lo percepiamo coi sensi visivi, così anche pel sognare solito l’etere che ci circonda rimane non percepibile. Ci appare mentre sogniamo soltanto quella parte del mondo eterico che è il nostro proprio corpo eterico.

Considerate che nel sonno noi ci troviamo fuori del nostro corpo fisico e del nostro corpo eterico, ed è in ciò dunque che consiste il sogno comune: con quell’elemento con il quale noi stiamo fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico, ossia con il corpo astrale e con l’Io guardiamo indietro, in certo modo, a ciò da cui siamo usciti col sonno, ma in questa contemplazione di noi stessi non ci viene a coscienza il nostro corpo fisico, per cui non ci serviamo dei nostri sensi fisici ma piuttosto, trascurando il nostro corpo fisico, guardiamo indietro solo al nostro corpo eterico.

In fondo dunque sono i processi del nostro corpo eterico che quali schiarite di sole in un cielo nuvoloso, sgombrando i loro veli qua e là, ci appaiono a guisa di sogno. La maggioranza dei sogni effettivamente è tale che l’uomo guarda dal sonno sul proprio corpo eterico e gli affiora alla coscienza una parte dei processi enormemente complicati del corpo eterico, il che costituisce il sogno. Questo nostro proprio corpo eterico che è dunque una parte di noi stessi, è cosa straordinariamente complicata. In esso sono per esempio contenuti tutti quanti i ricordi. Anche tutto quanto si è inabissato nelle profondità dell’anima e che non affiora alla nostra coscienza solita diurna, il corpo eterico lo contiene sempre in sé, in una qualche maniera. Tutta la nostra vita passata, trascorsa sin qui nella nostra incarnazione attuale, è contenuta nel nostro corpo eterico, vi sta realmente racchiusa. Bisogna ammettere, beninteso, che è straordinariamente difficile rappresentarsi tutto ciò, ma è tuttavia così. Figuratevi un po’ a modo di esempio che voi avete parlato lungo il corso dell’intera giornata (c’è più di uno che lo fa) e tutto quanto dite si inscrivesse, mediante qualche meccanismo, nel disco di un fonografo.

Dopo che avete parlato tanto da riempire il disco, lo mettete da parte e ne prendete un altro, e riempito che sia anche questo, ne prendete un terzo e così via. Riempite dunque un numero maggiore o minore di questi dischi a seconda che voi parlate più o meno in fretta. E un’altra persona inserisse ogni singolo disco in un fonografo, tanto che a sera tutti vi fossero inseriti per benino: tutto ciò che voi avete detto durante la giornata, ecco che a sera sarebbe dentro al fonografo. Se ora qualcuno fosse capace di srotolare fuori dal fonografo tutto ciò che avete detto, ne uscirebbe tutto quanto il discorrere vostro durante la giornata. In egual modo tutto ciò che sono i nostri ri cordi è inserito in modo sempre presente dentro al nostro corpo eterico.

Ora supponiamo che in forza delle speciali circostanze determinate dal sonno (atteniamoci allo stesso paragone) ci si affacciasse all’anima una parte degli elementi costitutivi del corpo eterico, nello stesso modo che se si estraesse una parte dei dischi dal fonografo lasciandoli srotolare. Ecco che ciò allora formerebbe il sogno, quei sogni di gran lunga più frequenti. Noi dunque tessiamo, tramiamo con la nostra coscienza sul nostro proprio corpo eterico. La stessa cosa vale in modo simile rispetto a molte allucinazioni che si presentano all’anima umana.

Tali allucinazioni di regola sono provocate anche esse dal fatto che l’uomo col suo IO e il suo corpo astrale, che è allora dentro al corpo fisico, vede tuttavia una parte del suo corpo eterico, e ciò si produce nel modo seguente. Figuratevi che del vostro corpo fisico vi sia qualcosa di malato, per esempio parte del sistema nervoso o simile. Allora il corpo eterico non può intervenire là dove il sistema nervoso si è ammalato, egli ne è come gettato fuori. Il corpo eterico stesso non è affatto malato, ma in un determinato punto è sciolto dal suo inserimento nel corpo fisico. Se fosse ancora stretto nel telaio di esso, tutto si svolgerebbe come nella coscienza normale. Non saremmo consapevoli della malattia del corpo fisico.

Allorché il corpo eterico in questo punto non può intromettersi, interferire, e se quello che c’è e in cui non può intromettersi il corpo eterico, gli splende incontro, il suo riflesso viene a coscienza e il fenomeno si manifesta nell’allucinazione. L’identica sostanza nella quale ci si mostrano il sogno o l’allucinazione ci attornia ovunque nel mondo. E’ la sostanza eterica. E dalla sostanza Etere che ci avvolge, che circonda il nostro proprio corpo eterico è, direi quasi, una frazione, una parte tagliata fuori. Quindi, allorché abbiamo varcata la porta della morte e deposto il corpo fisico, noi facciamo la nostra via attraverso la sostanza eterica. In fondo non usciamo mai dalla stessa durante tutta la nostra vita tra morte e rinascita, poiché questa sostanza è ovunque e dobbiamo attraversarla: siamo entro di essa. Un po’ di tempo dopo la morte abbiamo deposto anche il nostro corpo eterico, che si dissolve appunto in seno a questa sostanza esteriore di Etere.

Ora, nella vita solita l’uomo non ha a tutta prima la facoltà di percepire entro a questa sostanza di etere esteriore, perciò non ha luogo ciò che sarebbe una percezione, non nel mondo fisico ma nel mondo eterico. Mediante il sognare l’uomo viene direi a far la conoscenza con una percezione dell’eterico che appartiene a lui. Orbene, la percezione reale del mondo eterico che ci circonda dipende da cosa ben definita. Allorché percepisce realmente nel mondo eterico circostante, sia dopo la morte sia grazie ad uno sviluppo che faccia sorgere in lui chiaroveggentemente le immaginazioni (poiché anche ciò significa che egli perce pisce nel mondo eterico attorno a lui), egli deve possedere una forza superiore a quella solitamente sua propria fra nascita e morte, una più vigorosa e intima forza dell’anima. La ragione per cui non percepiamo nel mondo eterico circostante sta nell’essere la nostra forza d’anima troppo tenue. Per poter percepire nel mondo eterico dobbiamo essere molto più attivi, più fattivi di quanto ci abbisogna per la vita comune. E una forza assai più attiva di quella che abbiamo nella vita solita, dobbiamo pure averla dopo la morte, onde poter avere intorno a noi un “mondo circostante”, altrimenti l’etere ci sta tutto intorno ma noi non lo possiamo percepire. Sarebbe la stessa cosa come essere completamente privi di sensi nella vita comune. Quindi occorre all’uomo una forza animica superiore, più attiva per potersi reggere dopo la morte, per non essere cieco e sordo di fronte al mondo cui egli accede. Orbene, se ci vogliamo rappresentare il modo come l’anima percepisce dopo la morte, oppure dopo aver conseguito la facoltà di svolgere delle forze immaginative, potremo rappresentarci quale debba essere tale facoltà dell’anima valendoci a tutta prima di un confronto. Questo confronto si può attingerlo dallo “scrivere”.

Se scrivete una cosa, se l’annotate, ciò che scrivete così ha pure un significato: esprime un qualche cosa. Qualcosa “vi sta dietro”, sta dietro a ciò che voi mettete in iscritto. Tuttavia voi medesimi ne avete prima fatti i “segni”, e se ciò che avete scritto, annotato, ha da essere “vero”, se deve corrispondere a cosa oggettiva, voi potete naturalmente esserne cagione, porta ad effetto.. Se mediante una lettera volete comunicare questo o quel fatto a un amico, e lo mettete per iscritto affinché l’amico lontano lo possa leggere, voi avrete dapprima disposto quei segni per iscritto, per cui l’amico decifrandoli giunge a cognizione dell’avvenimento. Orbene, se capitasse un tale e dicesse: “Ciò non può essere vero in nessun modo, poiché non è iscritto oggettivamente nel mondo, qualcuno l’ha segnato a tutta prima e non può rispondere ad alcun fatto oggettivo”.. certamente costui direbbe delle sciocchezze! Proprio così, come nello scrivere indicate un fatto oggettivo col disporne i segni relativi, così accade della veduta immaginativa nel mondo immaginativo.

Dovete essere attivi. Dovete prima disporre, annotare, ciò che per voi è “segno”, il quale corrisponde a fatti oggettivi del mondo spirituale, e dovete essere consapevoli che lo annotate. Che lo annotiate dipende dal fatto che voi abbiate la forza voluta onde inserirvi vivamente nella realtà spirituale, sicché questo vi porti ad annotare il vero e non il falso. Ma il fatto è che si sia coscienti. Io annoto, io segno la tal cosa. Cercherò di darvi di tutto ciò anche una caratteristica diversa. Ritorniamo al sogno.

Allorché nella vita solita sogniamo, abbiamo la sensazione: le immagini si intessono, si svolgono così e co sì, le immagini del sogno aleggiano, fluiscono davanti alla mia anima. Questa è la rappresentazione che dovete avere. Ora pensate che voi non abbiate avuta questa rappresentazione, ma quest’altra: Siete voi stessi che disponete le immagini del sogno entro lo spazio e il tempo, così come le lettere dell’alfabeto nella carta. Questa rappresentazione non la si possiede nei sogni comuni, ne nelle allucinazioni, ma occorre invece averla nella rappresentazione immaginativa. Ivi bisogna essere coscienti: “Ecco, sei tu la potenza direttiva dei tuoi sogni, poni qui una cosa, ed un’altra ve ne aggiungi (così come si annota che sia sulla carta). Sei tu la potenza operante, operi tu stesso”. Soltanto che la forza che ti sta dietro (come nello scrivere) è quella che fa sì che sia “vero” quello che tu scrivi. Questo è quanto occorre chiarirsi: che la grande differenza tra sogni, allucinazioni e reale chiaroveggenza consiste nel fatto che quanto a quest’ultima, si ha in tutto e per tutto la coscienza di essere se medesimi l’OCULTO SCRIVENTE. Ciò che si vede viene annotato come scritto occulto. Si scrive nel mondo ciò che per noi è espressione, rivelazione del mondo. Naturalmente potrete dire: “Allora non occorrerebbe annotarlo, poiché lo si sa fin da prima. A che serve scriverlo?”.

Ma ciò non risponde a verità perché chi scrive in tal caso non siamo noi stessi, ma è una Entità della Gerarchia Spirituale più prossima. Ci si abbandona a questa Entità della Gerarchia Spirituale più prossima ed è questa la forza che opera in noi; si scrive, si annota tutti dediti a un processo intimo che si svolge attraverso di noi. Nel contemplare poi il medesimo scritto nella scrittura occulta, a noi si rivela quello che deve venire a espressione. Ora comprendete perché nelle conferenze pubbliche insistiamo ripetutamente nel dire che lo sviluppo alla chiaroveggenza poggia sul fatto che ogni percezione ha da diventare attiva, fattiva, che non rimanga un passivo abbandonarsi al mondo, cosa che è giustificata riguardo al mondo fisico. Gradatamente si impara così a comprendere davvero interiormente ciò che fu chiamato all’inizio della nostra vita teosofica: “l’apprendimento della scrittura occulta”, che ho poi descritto più esattamente nel mio libro “La soglia del mondo spirituale”.

La forza animica che necessita per iscrivere nello spazio spirituale e nel tempo spirituale i segni occulti dello scritto è una forza più forte, più energica dell’anima, più potente: Deve essere più forte, più energica, più potente di quella forza animica che applichiamo a percepire nella vita solita. E questa forza la dobbiamo avere allorché abbiamo varcato le porte della morte. Chi vuole appropriarsi la chiaroveggenza immaginativa conforma questa forza a mezzo delle sue meditazioni; egli l’acquista gradatamente, giunge su questa via a ciò che abbiamo descritto or ora, ossia consegue un’esperienza per cui sa di tro varsi entro a un mondo di cui il sognare è un pallido riflesso, ma vi si trova in modo che egli opera con i suoi sogni, così come si agisce confezionando un tavolo o una scarpa, quando anche allora si inserisce, si aggiunge pezzo per pezzo. Se tanta gente ripete sempre: “Io mi do pena di fare tante meditazioni ma non arrivo per nulla a diventare chiaroveggente”, ciò dipende dal semplice fatto che gli uomini non vogliono sapere di quello che vi ho spiegato or ora, che sono felici di rinunciarvi. Essi non vogliono sviluppare forze attive dell’anima, ma vogliono diventare chiaroveggenti senza volersi conquistare una forza animica più salda, vogliono che il quadro che si pone dinanzi a loro mediante la loro chiaroveggenza, si pari loro davanti da sé, del tutto spontaneamente.

Ma in tal caso non è altro che allucinazione e sogno. Per dirla in modo un po’ crudo: il sogno non è che un frammento del mondo eterico che si può prendere da un luogo, afferrarlo con tentacoli eterici e deporlo altrove. Ma ciò non ha nulla a che fare con la vera chiaroveggenza. Nella esperienza della vera e propria chiaroveggenza ci si sente inseriti, presi dentro, proprio come quando nel mondo fisico si scrive su un pezzo di carta. Solo che quando nel mondo fisico vogliamo scrivere su un pezzo di carta, dobbiamo prima sapere che cosa intendiamo scrivere (indubbiamente nella maggior parte dei casi converrà saperlo), mentre invece nella percezione spirituale noi lasciamo scrivere l’Entità delle Gerarchie Spirituali e solo con lo scrivere attivamente la cosa, appare a noi ciò che deve venir percepito. Ma senza che noi prendiamo attivamente parte ad ogni atomo di ciò che si vede, senza parteciparvi fattivamente noi stessi, non si produce alcuna chiaroveggenza.

E di una forza siffatta capace di scrivere realmente nel mondo eterico, ne abbiamo bisogno anche dopo varcato la soglia della morte. Ma tutto quel pensare che svolgiamo nel mondo solito fisico, e che qui ci serve, non è di alcun ausilio per siffatta percezione dopo la morte. Uno può esser intelligentissimo e capace di pensare col massimo acume intorno alle cose del mondo fisico, ma non gli servirà a nulla nel post-mortem poiché questa forza pensante è troppo debole perché sia possibile mediante essa scrivere nel mondo eterico.

Tutte le rappresentazioni che sviluppiamo e che si riferiscono a cose fisiche provengono da una tale facoltà debole del pensiero che non ci servirà a nulla dopo la morte. Dobbiamo possedere una facoltà di pensiero più energica, una forza pensante che si attiva per sé nell’intimo, che in altri termini si crea “pensieri” che non riproducono nulla di ciò che è collocato nel mondo dei sensi, nulla di esteriore. Se non possedessimo nell’intimo nostro qualcosa che ci conduce a crearsi pensieri che non riproducono nulla di esteriore, ma che salgono interiormente in noi da sostrati della nostra anima, se non avessimo la facoltà di formarci pensieri siffatti, noi non potremmo possedere dopo la morte alcuna facoltà rispondente. Orbene, c’è chi potrebbe dire: “Dunque potremmo mettere insieme con la fantasia ogni sorta di pensieri, tendere al massimo le nostre facoltà fantastiche creandoci un mondo di pensieri fantasiosi che non producono nulla di esteriore, allora possederemmo una buona preparazione per sviluppare, dopo la morte, la necessaria facoltà di pensiero”. Potrebbe dunque darsi che qualcuno dicesse: “Voglio avere molta forza di pensiero dopo la morte, perciò mi rappresento dei draghi alati che non esistono, delle bestie spaventose ecc. Tutto ciò io me lo figuro perché non voglio essere guidato a forza dalle rappresentazioni esteriori, ma mettermi insieme io stesso le cose più varie e stravaganti!

Per mezzo di ciò io sviluppo una interiore energia di pensiero e mi preparo a possedere un pensare rinvigorito dopo la morte”. Non si può affatto negarlo: chi facesse questo possederebbe nel mondo post-mortem maggiori possibilità di un altro. Ma non solo vedrebbe cose false, delle immagini deformi, mostruose, tal quale chi abbia un occhio malato deve percepire erroneamente il mondo fisico, oppure chi abbia un orecchio malato deve percepire falsamente i suoni del mondo fisico.

Chi dunque procedesse in quella guisa non farebbe altro che condannarsi a vedere sempre nel mondo eterico le cose più grottesche, ma non già quello che veramente è radicato in esso. Nel corso dei tempi passati fu dunque sempre provveduto a che gli uomini ricevessero delle rappresentazioni non già tolte in prestito dal mondo fisico, ma che inoltre non fossero state create nel modo così arbitrario e fantastico quale or ora abbiamo descritto. E furono i grandi fondatori di religioni sorti nel corso dell’evoluzione dell’umanità coloro che provvidero a che gli uomini ricevessero delle rappresentazioni non desunte dal mondo fisico.

Mediante il fatto che secondo metodi confacenti costoro tramandassero agli uomini queste rappresentazioni riferentesi non al mondo fisico ma al mondo soprasensibile, gli uomini furono resi capaci, obbedendo alle loro leggi religiose, di sviluppare delle rappresentazioni che non erano formate da imposizioni del mondo fisico esteriore, ma ciò nonostante vere, perché attinte al mondo soprasensibile.

Questa è la grande, mirabile educazione della stirpe umana, dovuta ai fondatori di religioni e di cui si può dire, volendola descrivere proprio in modo giusto: I fondatori di religioni si posero il compito di tramandare agli uomini siffatte rappresentazioni che conferivano agli stessi un pensare grazie al quale dopo la morte questi uomini non giungevano ciechi e sordi in seno ai mondi spirituali.

Così vediamo come i fondatori delle religioni provvidero a che gli uomini siano, in certo modo, completamente vivi, completamente coscienti, dotati di una coscienza che nell’ora della morte non si spegne o declina, e che dopo l’ora della morte, è giusta, non errata. Ma al presente (e la cosa l’ho spesso descritta da altri lati) viviamo in un ciclo di evoluzione del divenire umano in cui gli uomini debbono per così dire diventare “maggiorenni”. Maggiorenni in modo che non sorgeranno più nel modo antico i fondatori di religioni, facendo appello alla fede degli uomini.

Questi sono tempi passati, sebbene emergano nel nostro presente e per il momento un primo passo di questo sperimentare la nuova vita non può iniziarsi se non con un numero esiguo di uomini, sebbene la maggioranza segua a fatica, anzi aneli di afferrare le rappresentazioni tramandate, che provengono ancora dagli antichi fondatori di religioni. Ma noi viviamo nell’epoca in cui gli uomini devono diventare maggiorenni e quindi bisogna che quanto i fondatori di religioni largirono per la fede venga sostituito da ciò che può dare la nuova Scienza dello Spirito.

Questa nuova Scienza dello Spirito si distingue in tutto l’essere suo da quanto fu tramandato dai fondatori di religioni. E qui, a scanso di malintesi, va rilevato che parlando di questi antichi fondatori di religioni, il Cristo rimane escluso. Poiché ho fatto notare spesso che quanto al Cristo importa non tanto quello che Egli ha insegnato, quanto ciò che è accaduto per suo mezzo! Gli antichi fondatori di religioni furono in certo modo dei Maestri, ma Cristo ha operato essenzialmente pel fatto che mediante il Mistero del Golgota, Egli ha inserito nell’umanità e le ha donato la “sua propria forza”.

Ciò è ancora per molti tremendamente arduo a comprendersi, ragione per cui essi parlano del Cristo soltanto come del Grande Maestro Mondiale, cosa assurda per chi realmente comprende del Cristo la piena importanza. Ma noi siamo alle soglie della maggior età umana, e questo deve attuarsi per mezzo della novella Scienza dello Spirito, deve avvenire per mezzo dei concetti, delle idee, delle rappresentazioni che si riferiscono alla vita dell’uomo dopo la morte e quindi alla vita integrale della sua anima.

La Scienza dello Spirito è tale che può venir conquistata da qualunque uomo che si evolva realmente secondo i dati di essa. La Scienza dello Spirito tende a dare all’uomo quanto la singola anima umana può realmente conquistarsi mediane sé stessa, non come le cose si conseguivano prima, mediante la dedizione ai fondatori di religioni.. E se oggi la Scienza dello Spirito non può venir condotta ai suoi risultati se non mediante singoli investigatori spirituali, per poi venir comunicata, essa viene tuttavia comunicata in una tale forma che la si può comprendere in tutto e per tutto, purché si voglia. Spesse volte ho rilevato: se si dice che anche alla Scienza dello Spirito bisogna “credere”, ciò deriva da un completo malinteso.

Che la gente lo affermi, proviene dall’essere gli stessi saturi e pieni a tal punto di pregiudizi ma terialistici, che essi non si aprono a ciò che la Scienza spirituale può realmente trasmettere. Non appena ci si apre ad essa, si può tutto comprendere, tutto trovare comprensibile. Non già la sola chiaroveggenza, ma l’intendimento comune arriva a poco a poco (sia pure questo “poco a poco” scomodo per molti) a tutto comprendere e abbracciare. La Scienza dello Spirito si accosta dunque all’uomo in modo da richiamarsi alla di lui intelligenza, alla di lui comprensione, mettendo in valore, diremo, il principio opposto di quello mediante il quale operavano gli antichi fondatori di religioni.

Mediante le rappresentazioni dunque che venivano agli uomini dagli antichi fondatori di religioni, codeste anime ricevevano cosa per cui mezzo esse ottenevano un risveglio spirituale, la forza di percepire anche nel mondo eterico, quindi di condurre una vita cosciente anche dopo la morte. E nuovamente l’anima avrà, con l’accogliere la Scienza spirituale, ciò che le conferirà la forza per sviluppare dopo la morte la necessaria facoltà rappresentativa, onde percepire coscientemente il modo eterico quale suo mondo-ambiente.

Gli uomini dei tempi antichi che ascoltavano i loro fondatori di religioni, gli uomini presenti che hanno la volontà di comprendere la Scienza spirituale, saranno dunque muniti delle facoltà necessarie per orientarsi in giusta maniera dopo la morte. Ad una sola specie di uomini sarà arduo orientarsi dopo la morte, e per essa non vale ciò che viene descritto come “vita dopo la morte” poiché questa viene loro grandemente intorbidita ed oscurata. Questa specie di uomini sono i “materialisti d’animo” i quali vorrebbero attenersi solamente a quelle cose che riproducono figure della vita fisica comune, e non vogliono conquistarsi alcuna forza onde percepire in quel mondo in cui entriamo dopo la morte. Essere materialisti non significa altro che, rispetto al proprio essere animico spirituale, prendere la deliberazione seguente: rovinarsi gli occhi nel mondo fisico consueto, distruggersi le orecchie, uccidere via via tutti i propri sensi e poi continuare a vivere. Sarebbe come se uno dicesse: Questi occhi.. tant’è, non si può fare alcun affidamento su di essi perché non danno altro fuorché delle impressioni di luce, dunque via di qua! Queste orecchie.. ma non possiamo ricevere altro che delle vibrazioni di aria, non già la verità una ed unica, dunque via di qua! E così vadano via tutti gli altri sensi! Come sarebbe inintelligente per il mondo fisico ragionare così, altrettanto nei confronti del mondo spirituale è essere materialisti. E’ la stessa identica cosa ed è neppure tanto difficile ammetterlo se si cerca di comprendere i motivi che vengono addotti dalla Scienza spirituale.

Oggi ho cercato di darvi una descrizione di come sia ciò che ha attinenza con l’essere dentro al mondo spirituale. Vorrei ancora in modo simile tracciarvi i caratteri essenziali di un altro fat to. Dalla sfera dei sogni è possibile trarre fuori uno di una specie ben nota a tutti, poiché non c’è forse chi non ne abbia avuto uno analogo a quello a cui alludo. Si tratta di quel genere di sogni in cui sognando ci troviamo di fronte a noi stessi. Di solito i sogni si svolgono in maniera che sopravviene quanto ho testé descritto, ossia che la trama del sogno si svolge davanti a noi e noi non ne abbiamo contemporaneamente una chiara coscienza-Io, ma solo in seguito riflettiamo sul sogno con la nostra coscienza-Io. Chi esamina esattamente le circostanze riscontrerà che è così. Ma si danno anche certi sogni durante i quali noi ci troviamo oggettivamente di fronte a noi stessi, non accade che noi ci vediamo realmente noi stessi (come pure avviene), ma può darsi anche un’altra cosa. E’ noto quel sogno dello scolaro in cui egli se ne sta seduto sul banco della scuola e gli viene dato un problema di aritmetica che non riesce a risolvere. Ed ecco che un altro tizio sopravviene e lo risolve come se niente fosse.

Questo lo si sogna veramente. Orbene, voi vi persuaderete che è stato lui medesimo, colui che vi è venuto incontro e che ha risolto il problema. Anche questo è un modo di affrontare noi stessi, però senza riconoscersi. Non è però questo che qui importa. In un caso siffatto, l’Io dell’uomo quasi si divide in due; tuttavia non sarebbe niente di male se ciò potesse avvenire anche nel mondo fisico, e che, nel caso in cui non sapessimo una cosa qualsiasi, ci venisse incontro l’altro Io, e noi allora sapremmo ogni cosa a meraviglia. Ma nel sogno ciò accade. Il carattere del sogno in tal caso è tutt’altro di quelli descritti prima.

Già sapete che nel sogno siamo fuori dal nostro corpo fisico e dal nostro corpo eterico, siamo inseriti nel nostro corpo astrale e nell’io. Mentre i sogni descritti prima poggiano sul fatto che ci viene svelato l’essere del nostro corpo eterico, quei sogni in cui veniamo posti di fronte a noi stessi dipendono dal fatto che il nostro proprio corpo astrale, che abbiamo preso con noi, ci mostra una sua parte, che ci viene incontro con essa. Si tratta di una parziale “percezione di noi stessi” fuori dal corpo fisico.

Mentre nella vita comune il corpo astrale non si vede, nel sogno può realmente accadere che si percepisca una parte del proprio corpo astrale e in esso stanno assai cose che allo stato di veglia noi ignoriamo assolutamente. Poco fa ho richiamato la vostra attenzione (dovrò ora dirvi una cosa alquanto singolare) su quanto è contenuto nel vostro corpo eterico: vi stanno dentro indubbiamente tutte le esperienze da noi vissute. Ma nel corpo astrale è contenuto persino ciò che non abbiamo sperimentato. Il corpo astrale ha una formazione molto complicata, la sua organizzazione proviene, in certo qual modo, dai mondi spirituali e non solo contiene le cose che già fino da ora abbiamo in noi, ma anche quelle che impareremo in futuro!! Esse sono già predisposte, in certo modo contenute in lui.

Questo corpo astrale è molto più sapiente di noi. Così nel sogno egli ci vuole svelare una parte di sé, può anche venirci davanti in una forma per la quale ne sappiamo di più di quanto siamo giunti a conoscere mediante la vita fisica.

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