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Una semplice figura con tanti misteri

Il cerchio si definisce come la figura geometrica in cui tutti i punti sono equidistanti da un unico punto – O – detto centro (fig. 1).

Il cerchio è la figura geometrica più semplice, basta avere un compasso ed è subito tracciato! In esso è la nostra anima, il nostro corpo astrale, che percepisce e riconosce questo principio di equidistanza.

IL SOLE

Tra le rappresentazioni simboliche che pressoché tutti conosciamo vi è sicuramente quella del Sole. Esso viene rappresentato con un cerchio (sfera) con dentro un punto (fig. 2). Dal simbolo con cui l’antica sapienza lo ha rappresentato, apprendiamo che il Sole è contemporaneamente punto e sfera!

E’ sfera in quanto stella e quindi appartenente alla periferia zodiacale, è punto in quanto coordina il movimento dei pianeti che gli ruotano attorno. Il Sole è il riferimento vitale del nostro sistema evolutivo, ma come possiamo indagare cosa agisce tra il punto e la sfera e tra la sfera ed il punto per permettere queste azioni i vita?

Per sviluppare il nostro lavoro faremo riferimento al “Corso di Architettura” di R. Steiner e partiremo dalla forma semplificata della sfera: il cerchio.

ALTRI PUNTI DI VISTA SUL CERCHIO

Abbiamo detto che la nostra anima di fronte alla figura del cerchio sperimenta il principio di equidistanza, quindi di divisione e di equilibrio. Cerchiamo quindi di rappresentare geometricamente i vari rapporti che possono esistere tra il centro (il punto) e la periferia quando è il principio della divisione che governa il rap-porto tra di essi, ossia quando i due A segmenti che congiungono i punti A e B con M sono costanti (a : b = costante) come nella fig. 3.

Variando opportunamente a e b affinchè il loro rapporto rimanga costante scopriremo che la figura che nasce è il nostro cerchio!

Il cerchio così creato ha due fuochi: uno in A situato nello spazio esterno e uno in B situato nello spazio interno.  Balza subito agli occhi il fatto che B non coincide con O, ossia con il cosiddetto “centro” del cerchio (fig. 3).

Il cerchio nasce così due volte: la prima in modo “geometrico” come somma di punti equidistanti dal centro, la seconda come risultato della costanza nel rapporto di divisione tra i due segmenti che collegano un punto di esso con i due fuochi.

Possiamo anche dire che nel cerchio vi è un centro (geometrico) immediatamente percepibile (punto O), o sensibile, che però è determinato (o “nasce”) dalla posizione dei punti A e B.

LE QUALITÀ DELLO SPAZIO

Possiamo ora chiederci in che qualità di spazio giace un fuoco e in che qualità l’altro.

Lo spazio del fuoco A è al di fuori del cerchio, quello di B giace invece al suo interno.  Nella fig. 3 possiamo caratterizzare lo spazio di A come “sovrasensibile immateriale” mentre quello di B come “sovrasensibile materializzante”. In altre parole ciò che giace oltre il cerchio non è portatore del gesto della materializzazione al contrario di ciò che giace dentro il cerchio, ossia all’interno della cintura zodiacale dove avviene l’evoluzione terrestre. Il punto O (ossia il centro del cerchio) diventa così il luogo della manifestazione sensibile/materiale.

Continuando su questo filo di pensiero possiamo trovare nello spazio di A un aspetto del “Padre”, ossia della Entità che ha “pensato” la creazione e l’evoluzione ma che non l’ha direttamente attuata.  Lo spazio di B diventa allora quello dell’Entità “Spirito Santo”, ossia della creazione già attuata, fase in cui lo spirito di Dio permea ogni cosa, la pervade e la compenetra in quanto essa è Sua diretta emanazione.

Questo Spirito di Dio che tutto pervade lo si può vedere suddiviso e onnipresente, sancito, in una parola: Santo (ricordiamo che santo significa sancito, suddiviso).

Giunti a questo punto troveremo nello stesso cerchio l’immagine della creazione in atto, quindi dell’azione del principio Figlio.

QUALITÀ MORALI DELLO SPAZIO

Precisati questi concetti siamo pronti per passare ad un’altra caratterizzazione di questi due spazi, caratterizzazione che terrà ora conto dell’azione delle due forze del male: quelle luciferiche e quelle arimaniche (o sataniche). Come i cultori delle scienze spirituali sanno, Lucifero agisce nell’evoluzione dell’uomo cercando di strapparlo alla materia, all’interessarsi al mondo, per portarlo in un mondo di sogno (e inconcludente).

L’uomo verrebbe così meno al suo compito che è quello di sviluppare l’impulso alla libertà passando attraverso il giogo dell’irretimento (prima) e la spiritualizzazione o redenzione (poi) della materia.

Il concetto di “maya” ed il fatalismo tipico delle religioni orientali riassume tutto ciò. Da questo punto di vista possiamo così collegare l’azione luciferica con lo spazio di A; in altre parole Lucifero agisce nell’evoluzione corrompendo parte delle forze del Padre in noi.  Da ciò anche il collegamento tra Padre come Vita cosmica e Lucifero come artefice della riproduzione sessuata conseguente alla Caduta dal Paradiso Terrestre.

Troveremo anche un collegamento dello spazio di B con le forze arimaniche/sataniche?

Se abbiamo caratterizzato lo spazio di B come quello della manifestazione fino al gradino della materia sensibile e se riconosciamo in questa entità demoniaca l’artefice di questo indurimento oltre misura cui il creato (e l’uomo) sono andati incontro, ecco che allora emerge chiaramente l’azione di questa entità: portare l’uomo a ritenere che l’unica realtà sia quella della materia fisico/sensibile inserita in un cosmo nato dal caso.  In questa visione non c’è posto per un Creatore e tanto meno per uno Spirito Sancito presente nelle cose: nasce così la concezione materialistica.  Questo è lo scopo di questa entità e delle sue schiere: allontanare l’uomo da Dio e collegarlo alla materia.

Siamo così giunti ad uno sviluppo oltremodo interessante dei nostri ragionamenti, e cioè che il cerchio è il confine, la divisione, tra lo spazio del Padre con quello dello Spirito Santo e nel senso delle prove cui l’uomo deve andare incontro per sviluppare libertà e amore tra lo spazio luciferico e quello arimanico.

IL CERCHIO E L’ARCOBALENO

Il cerchio risulta così essere una situazione di equilibrio tra queste forze: un artista direbbe tra Luce e Tenebre, nasce così l’arcobaleno dei colori.

Come i cultori della scienza dello spirito sanno l’arco dell’arcobaleno continua anche sotto la superficie terrestre essendo esso in realtà un cerchio.

Il fatto che l’uomo viva le sue prove in questo confine colorato rappresentato dal cerchio/arcobaleno ci permette di accennare ad un ulteriore aspetto di queste prove.  Esse servono per perfezionarci, ossia per ascendere dalla Terra allo Zodiaco passando per i sette pianeti. Sette sono i Pianeti come sette sono i colori dell’arcobaleno e così sette saranno le prove: una per ogni pianeta moltiplicata però per due in quanto di ogni pianeta si deve superare l’aspetto sia luciferico che arimanico. Queste prove sono in relazione ai nostri “doppi” e l’immagine di essi è il cosiddetto “Guardiano della Soglia”.

ASPETTI SOCIALI

Possiamo ora proseguire nelle nostre considerazioni e passare ad un altro aspetto: quello sociale.

Quando ci relazioniamo con gli altri (gruppi di studio, vita in generale) ci poniamo in una situazione di periferia, di “funzione” sfera. Ma in che aspetto della sfera ci troviamo? In quella equidistante gli uni dagli altri e dal centro o in quella della divisione sia come esperienza personale che del gruppo?

Quale è il centro della sfera a cui il gruppo fa riferimento? Quello fisico/sensibile della O? O quello spirituale della A o della B? Quando si forma un gruppo i singoli Io (egoistici) si trovano a combattere tra il loro “spazio-fuori” (luciferico) e lo “spazio-dentro” (arimanico).

Questi aspetti vengono incarnati da chi ad esempio propone di “aspettare di esser pronti” prima di compiere ogni passo (da cui il rischio luciferico del non agire mai: il pessimismo della ragione), e chi “spinge all’azione” anche prematuramente (rischio arimanico di anticipare gli eventi e bruciarsi prima del tempo: l’ottimismo della volontà).

La nostra mano destra tiene sempre la sinistra del compagno e così via. Il nostro aspetto arimanico si incontra/scontra con l’aspetto luciferico di chi ci sta vicino in una catena senza fine. Solo il cogliere che siamo in un cerchio, ossia sulla linea cristica di divisione tra il campo di azione delle forze luciferiche e arimaniche ci permette di superare (trasformare e redimere) l’aspetto contrastante cui dobbiamo tendere la mano.

Se invece soggiacciamo all’essere luciferico o arimanico allora nasce la morte: o per disintegrazione o per collasso.  Sorge così un apparente paradosso: data la reciprocità tra punto e sfera, il centro del cerchio risulta essere il cerchio stesso!

Ogni gruppo ha un centro spirituale che è il cerchio stesso: cioè l’Io dell’altro riconosciuto nel suo aspetto cristico. Se ciò non vive, se cioè non si riconosce nell’altro questo aspetto cristico, seppur sepolto da scorie luciferiche o arimaniche, se non si riconosce nel Cristo l’archetipo dell’Io umano, la Somma Entità portatrice del principio dell‘Io-Sono, allora ogni centro fisico, ogni iniziativa posta in essere anche la più nobile è destinata a morire.

 

Enzo Nastati

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