scolarizzazione e moralità metamorfosi nel bambino

Nel precedente articolo abbiamo brevemente trattato le fasi di sviluppo del bambino nel primo settennio; certo non è facile nella vita di tutti i giorni essere vigili e presenti e sforzarsi di dare il meglio che la nostra vita ci consente, ma anche solo riconoscere la verità nei temi affrontati sostanzia un insieme di forze che sicuramente avranno influenza sul bambino. Ogni piccolo sforzo in questo senso contribuirà positivamente alla sua crescita.

Le forze che nel primo settennio principalmente lavoravano per plasmare il corpo fisico, ora si spostano metamorfosate nella testa, e sono alla base di fenomeni come la perdita dei denti, la lateralizzazione, l’equilibrio, lo sviluppo delle forze di pensiero e memoria.

Infatti è proprio grazie a questa metamorfosi del bambino che si determina la possibilità di poter cominciare la scolarizzazione, poichè le forze eteriche sono pronte a liberarsi dalla funzione di plasmare gli organi per poter così sostenere i processi di pensiero.

Appare chiaro che la scolarizzazione non può essere avviata precocemente, poiché privare in anticipo il bambino di queste forze significherebbe danneggiarlo fin nel corpo fisico, oltre magari al fatto di farlo sentire inadeguato rispetto ai suoi compagni che, essendo più grandi di lui, sono pronti all’attività del pensiero e appaiono così “più bravi”.

Neppure posticipare eccessivamente è salutare, altrimenti si perderebbe l’occasione di usare queste forze in modo sano per l’educazione, e quindi il bambino rischierebbe di utilizzare in modo ancora sognante e infantile le nuove forze di pensiero che ha a disposizione, dando così un’impronta luciferica alla sua vita di pensiero (la “testa tra le nuvole”).

La maturità scolare

Come riconoscere se un bambino è pronto per poter essere inserito in una scuola adeguata?

I primi sintomi si notano con l’inizio della lateralizzazione, e con lo sviluppo dell’equilibrio (riesce ad andare in bicicletta, a prendere la palla con una mano sola, ecc.); si denota inoltre una maggiore capacità d’attenzione, il bambino è più disponibile all’ascolto (è in grado di stare tranquillo ed eseguire ciò che gli si dice).

Quando inizia la scolarizzazione, queste forze devono essere impegnate in modo corretto, per esempio nell’arte, nel gusto del bello, il tutto scandito da un ritmo. Tutto ciò si aggiunge ai sani ritmi di cui abbiamo parlato in relazione al primo settennio, ma ora tutto va compenetrato di arte, perché ora che il bambino ha individualizzato il corpo eterico può approcciarsi al corpo astrale, e deve quindi rapportarsi correttamente ad esso, ma come? Cos’è il corpo astrale, che ancora aleggia attorno al bambino?

E’ il mondo dell’anima, ossia ciò che ci permette di entrare in relazione con il prossimo. Il suo sviluppo rappresenta una fase molto delicata per il bambino, poiché grazie ad un corpo astrale giustamente formato, il bambino sarà in grado di superare molti ostacoli che la vita gli porterà incontro, sentirà disgusto per una sua cattiva azione, non rimarrà insensibile di fronte alle ingiustizie.

La moralità

Questo è un grande regalo che facciamo al bambino, se si fa un buon lavoro lo si aiuterà nella fase molto delicata dell’adolescenza, in cui si approccia il problema della morale, che non può essere portata come insegnamento esteriore ma deve nascere dall’interiorità.

“Fondare una morale significa condurre l’uomo a quelle sorgenti dalle quali egli può attingere gli impulsi atti a renderlo partecipe delle forze che conducono all’azione morale” (R. Steiner)

Quindi portare una morale al bambino significa trovare per lui un accesso a queste forze; questo è un lavoro che però dobbiamo fare noi per primi, come indicare la strada se non si conosce il percorso? Oggi purtroppo a molti bambini viene portata una morale astratta totalmente slegata dalla volontà.

Ma facciamo un esempio: dire al bambino “buttare la carta per terra è sbagliato, perché inquini” porta di fronte alla sua anima un concetto per lui astratto e complicato (l’inquinamento, la responsabilità dell’uomo verso la Terra: tutti concetti per persone adulte!). Si potrà invece, con una mirata azione educativa, far sorgere nel bambino il sentimento che la Terra è un essere vivente. Sarà allora lui stesso, interiormente, ad esitare nel buttare la carta, e se lo farà avrà i mezzi per riconoscere profondamente questo suo errore.

II gusto per il bello e per l’arte dev’essere associato nell’anima del bambino al simpatico, buono, pulito, e viceversa l’antipatico dev’essere associato al brutto, cattivo, sporco. Un bel problema si crea in quest’anima in divenire se avviene un confondersi di queste cose in tale fase della vita, e come? Basti pensare a tutto ciò che ci porta la società con storie, cartoni e film per bambini, in cui il cattivo non è poi così cattivo ed il buono non è così buono: questo è un concetto adatto ad un adulto, che impara a non giudicare il mondo “bianco” o “nero”, ma è molto pericoloso per il bambino che attraversa questa fase di crescita.

Sembra quasi che qualcuno o qualcosa voglia “inquinare” questo delicato momento di crescita del bambino. Dobbiamo sempre ricordare che non possiamo mostrare il mondo ad un bambino nello stesso modo in cui lo presentiamo a noi stessi: come ci ricorda l’antroposofia, infatti, il Male non è altro che un Bene fuori posto, nel tempo o nello spazio.

Moralità e moralismo

Per educare l’anima in questo senso bisogna far leva sul suo sentire, provare antipatia per ciò che è sbagliato e simpatia per ciò che è giusto. Per questo è utile che il bambino ascolti dei racconti che abbiano un chiaro indirizzo morale (ad esempio le vite dei santi), ma non moralistico. La differenza sta nel fatto che la morale è qualcosa che sorge dalle immagini della storia, il moralismo è una spiegazione intellettuale che viene aggiunta alla storia per spiegare al bambino cosa “deve” o “non deve” fare. La morale è nell’arte, il moralismo nell’intelletto.

Nell’insegnamento morale il cattivo risulta naturalmente brutto, antipatico e spaventoso, il buono è bello, simpatico e rassicurante. Immedesimandosi così nei personaggi il bambino impara, tramite il sentire, a capire cos’è giusto è cos’è sbagliato, attraverso un corretto legame tra il sentimento del male come “antipatico” e del bene come “simpatico”: legando strettamente iI suo sentire alla sua morale gli si eviterà di essere in seguito animicamente distaccato con il proprio cuore da quel che pensa la testa (disinteresse per lo studio, per i doveri, per il mondo).

Ricordiamo che il non provare interesse interiore per ciò che si fa è la base spirituale di tutti i problemi di nevrosi, nervosismo, distrazione, mancanza di volontà, tic, ecc.

Un’esperienza vissuta

La scorsa estate, ad un centro estivo, alcuni bambini avevano rotto un cartello di segnalazione posizionato dal guardaparco: come affrontare il problema, senza cadere nel tipico astratto “così non si fa”? Ho raccontato loro la storia di come quel parco sia nato, delle persone che lo hanno fondato, di come qualcuno con tanto amore abbia voluto piantare dei cartelli di segnalazione affinché nessuno si perdesse … è stato commovente vedere con quanto impegno da parte dei ragazzi si è voluto rimediare all’errore, e di come poi fossero rispettati quei cartelli.

Autore “Tre più Uno”

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