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IO SUPERIORE

Le discipline, l’azione interiore e le lotte quotidiane hanno come senso ultimo il destarsi dell’Io. Nell’uomo moderno lo Spirito si presenta come Io individuale: all’interno di questo Io esprimentesi come ego, è l’Io Superiore, lo Spirito, l’Atma-Purusha.

Per quanto nel nucleo dell’ego tutto il potere dello Spirito sia presente, la normale coscienza egoica, rispetto agli stati di coscienza superiore, è un livello di sogno e per altri aspetti, di sonno profondo. L’uomo invero non è sveglio allo stato di veglia, ma scende nello stato di sogno o di sonno ogni volta che ascende ai gradi in cui dovrebbe realizzare la sua vera condizione di veglia.

Le discipline, l’azione e le lotte interiori sono operazioni dell’Io, ma secondo il limite del suo precario stato di veglia ai gradi superiori della coscienza, rispetto ai quali è in stato di sonno: epperò secondo una contraddizione della sua forza, che ne impedisce la reale azione, appunto per suscitarla.

Tecnicamente sono fondamentali l’incorporeità della operazione e la sua a-psichicità: che vanno portate al massimo tenore metafisico. Si deve impedire che la corrente dell’Io, appena sollecitata, venga afferrata dalla natura psicofisica, come avviene in tutte le operazioni di tipo yoghico e con deliberata patologicità nelle pratiche medianiche. Non va dimenticato che l’impronta yoghico-medianica è inevitabile a ogni pratica interiore che ignori la “via cosciente” alla quale noi ci riferiamo, ossia la via dello stato di veglia reale dell’Io, sperimentabile mediante la liberazione del pensiero, ossia dell’unica attività della coscienza che rechi potenziale nel movimento l’indipendenza dalla fisicità. Normalmente il sentire e il volere si percepiscono in quanto già penetrati nell’organismo fisico: solo il pensare può essere percepito prima della sua penetrazione nel fisico, mediante la semplice concentrazione sul suo normale movimento.

In taluni momenti si può essere nell’Io, anzi alla soglia dell’Io. Non è meditazione, né concentrazione, né contemplazione, ma ciò che per ultimo fiorisce da esse: l’intuire l’Io in un’altezza indipendente dalle discipline e da quest’altezza possessore di tutta la profondità.

Si sa allora che l’Io Superiore può operare soltanto quando cessa la tensione umana, che comunque gli si oppone, anche nello sforzo della concentrazione e della meditazione. L’avvento dell’Io è possibile, allorché tace il mondo delle velleità egoiche. Lo spegnimento dell’ego esige il massimo potere dell’Io nell’ego. Ma non è l’ego che decide l’avvento dell’Io, persino quando opera al proprio spegnimento.

Nell’ego opera l’Io Superiore, secondo un’identità che l’ego normalmente riduce a sé, impedendo la reale azione dell’Io. Mediante la facoltà della libertà, che scende dall’Io Superiore, ma si attua nella coscienza individuale, l’uomo può scegliere secondo la direzione ahrimanica, o materialistica, opposta a quella dell’Io Superiore: ma proprio per questo egli può scegliere liberamente la via dell’Io Superiore, o del Principio-Logos. L’elemento individuale e il Principio-Logos debbono coincidere.

Quel che è veramente l’Io Superiore, come ente cosmico, o Principio Logos recato dal Cristo all’uomo, è talmente diverso dall’Io, e trascendente e inconcepibile che l’Io, che lo ha intimo in sé, costituisce la massimo opposizione ad esso, nell’identificarsi con il proprio supporto terrestre. L’Io ritrova la Forza-Cristo che gli è intima, vedendo tale Forza oltre il proprio supporto, come ciò che non è lui che è prima e dopo, e oltre la possibilità di concepirlo: e con ciò attui assolutamente il proprio essere individuale, l’identità radicale con la Forza.

A un determinato momento, si sa che Io sforzo le discipline, il rigore dell’ascesi sono mezzi dell’ego ancora incapaci di realizzare la propria estinzione: che apra il varco all’Io Superiore. Questo è presente nell’Io di ogni momento nell’ego che gli si oppone eperciò si sforza di sopravvivere mediante la concentrazione, mediante la meditazione mediante l’ascesi. Occorre che l’ego esaurisca tutte le velleità di elevazione, perché questa si realizzi come sua morte, sua resurrezione. La sua Crocifissione quotidiana non ha senso, se non conosce la Morte e la Resurrezione.

Mediante la disciplina, l’ego protrae la sua vita epperò la sua involontaria Crocifissione, resistendo alla propria Morte e alla Resurrezione. La Crocifissione deve diventare un “atto della volontà”, perché dia luogo alla Morte e alla Resurrezione.

Mediante l’ascesi, in realtà, l’ego tenta sopravvivere, perché non ha ancora la forza di togliersi, paventa di arrestare lo sforzo di sopravvivere, vuole evitare che l’atto ultimo al quale invero tende mediante l’ascesi, si compia. Il procedere dell’ego che medita e si concentra e tenta le vie del Sovrasensibile, è il suo bramoso procedere nel tempo, per incapacità di arrestarsi, a che la Potenza da fuori del processo del tempo irrompa nell’umano. Questo irrompere del Superumano nell’umano, sbaraglia tutti gli schemi dell’ego, che perciò intimamente è portato a rimandarlo mediante la continuità delle discipline: indubbiamente utili alla sua forza, ma alla forza che ogni volta devia, non all’autentica forza capace di rovesciare la direzione a cui viene sottoposta: ossia capace della direzione individuale dell’Io, che muove dapprima mediante la direzione dell’ego, opposta all’Io.

V’è un momento in cui l’arresto di tutte le velleità spirituali, è il sorgere dello Spirituale: il togliere se stesso dell’Io, il suo sparire, è il suo reale nascere. Il suo non-essere è il suo essere: l’acme dell’individuale è l’affermazione assoluta della negazione di sé. L’egoismo vuole comunque se stesso, anche attraverso la propria distruzione. Si tratta di capire che non va distrutto, ma solo condotto al suo non-essere: al suo vero essere individuale.

Ogni volta il meditare dovrebbe essere concluso con un sentimento di gratitudine ed un congiungimento dell’anima con l’Io Superiore: con il Logos. Dovrebbero inoltre essere controllati gli impulsi dell’anima senziente e razionale, tendenti a far proprio  il contenuto finale dell’ascesi: solo la Forza del Cristo nell’anima può dar modo di custodire intatto questo contenuto.

Massimo Scaligero

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