Alla ricerca della verità

Dopo il nono anno (di cui abbiamo parlato nello scorso blog) il bambino attraversa un fase d’equilibrio: il decimo anno, momento in cui egli è attivo e vive una situazione annoniosa.

Questo equilibrio armonico viene man mano perduto negli anni successivi, in seguito al farsi strada di una nuova consapevolezza nella vita interiore, con tutte le sue “ombre”.

Ad aumentare questo disagio, anche iI corpo si modifica: i ragazzi sono più goffi nei movimenti e le ragazze sperimentano una pesantezza e stanchezza mai provate in precedenza, sperimentano la fisicità: questo passaggio è anche chiamato maturità terrestre, in quanto il ragazzo è ormai “sceso” sulla Terra, e deve fare i conti con essa.

Ora inizia la profonda trasformazione interiore che segna l’inizio dell’ingresso nella cosiddetta pubertà, fase della vita spesso poco compresa e affrontata con difficoltà dal ragazzo ed anche dagli adulti che lo circondano.

In questo periodo le forze che erano impegnate nello sviluppo del ragazzo subiscono una metamorfosi e si presentano sotto forma di nuove capacità e facoltà attive nell’ambito della vita emotiva e rappresentativa. Alla capacità fisica di riprodursi fa riscontro, sul piano psicologico, la capacità di rispecchiarsi nella propria interiorità, di partecipare a ciò che vive in tutti gli esseri umani.

Ora i ragazzi iniziano a sviluppare in sé il senso di responsabilità è la capacità di comprensione, virtù che siamo chiamati però ad alimentare e guidare, poiché senza tali aiuto il giovane cade facilmente nella soggettività del vasto mondo della psiche (cioè dell’anima), creando un mondo “tutto suo” e perdendo di vista la realtà. Ciò viene alimentato dal mondo del virtuale (computer, giochi di ruolo, ecc.).

L’interesse appassionato per un ideale, l’amicizia sincera, la solitudine, il rapporto con il proprio sé, sono esperienze diversissime che in questa fase di vita vengono vissute tutte assieme e con profonda intensità. Può accadere anche che il giovane soffra di “povertà interiore”, e ciò accade se gli strati profondi del suo animo non hanno ricevuto, e non ricevono tutt’ora, una formazione corretta; di conseguenza le sue capacità appena acquisite brancoleranno nel vuoto. La sua vita allora si orienta non in base ad un pensiero maturo e che “cerca” il confronto con il mondo ed i suoi problemi, bensì secondo lo spirito d’imitazione basato su una fede cieca nei confronti delle autorità (moda, idoli di vario tipo: cantanti, calciatori, modelle, atto­ri), atteggiamento che dovrebbe concludersi con il secondo settennio.

Questo fa sì che egli divenga interiormente instabile in un ‘età in cui, invece, dovrebbe scoprire una nuova fiducia in sé stesso e nelle sue capacità basata sul contatto con la vera essenza delle cose.

Infatti iI ragazzo ha bisogno di certezze e quelle adatte al suo animo in questo momento sono le “verità oggettive”, le leggi della Natura e dello Spirito portategli dalla scienza e dalla filosofia; queste non sono leggi imposte esteriormente, ma verità che scaturiscono dalla natura delle cose, il ragazzo non crede più a ciò che sente perché “lo dice il maestro”, ma perché lo riconosce oggettivamente vero, indipendentemente da chi lo pronuncia.

In questo atteggiamento risiede anche l’origine del profondo idealismo che si riscontra negli adolescenti, che vogliono portare in essere la verità che hanno colto, tanto ne sentono la forza.

Se questa forza di “ricerca” non viene adeguatamen­te indirizzata, si possono riscontrare “casi limite” nei ragazzi che assumono alcol, droghe e che si abbandonano alla violenza, in tutte le sue forme, in quanto essi cadono preda della sete di “ricerca” della parte più istintiva dell’anima.

Ricordiamo come R. Steiner imputasse agli insegnanti la causa della depravazione sessuale dei ragazzi, in quanto essi non riuscivano a trasmettere entusiasmo per le verità, risvegliando la parte migliore dell ‘anima; l’anima dei ragazzi quindi si annoiava, e cercava sollazzo nelle sue brame inferiori. Insomma, nell’adolescente si risveglia l’anima: dipende da noi se si svilupperà come un’anima nobile o animale.

Tuttavia bisogna stare attenti a non considerare unicamente le situazioni estreme, ma ad osservare con occhio altrettanto vigile l’insofferenza che iI ragazzo ostenta nei confronti di una vita quotidiana puramente materialista, priva di ideali e di tratti artistici.

Ciò accade quando il ragazzo non riceve un giusto nutrimento interiore in questa fase della sua vita, ma soprattutto se da bambino non gli è stato consentito di esercitare giustamente lo spirito d’imitazione, e quindi continua a ricercarlo.

Così si vedono giovani che, pur avendo superato la pubertà, adottano questo o quel modello esteriore (“miti”) soffocando in tal modo l’esperienza della libertà.

L’energia interiore che si sprigiona dalla personalità sanamente evoluta dei giovani studenti è talvolta sorprendente; oggi sono molti i problemi vitali di carattere scientifico, artistico od umani sui li ragazzo adesso ha bisogno di persone che gli sappiano indicare il cammino, non con l’autorità questa volta, ma attraverso un buon rapporto reciproco.

Egli necessita di persone che lo aiutino a conquistare conoscenze vere e di attività che diano un senso alla vita. Se un’attività scolastica si presenta arida e svincolata da un vero interesse sociale o spirituale il giovane che vi si reca per soddisfare la sua sete di “umanità” ne uscirà sicuramente indebolito e farà più fatica a superare le difficoltà della vita.

Solo maturità sessuale?

La nostra società dà molta impor­tanza allo sviluppo fisico degli adolescenti (la maturità sessuale), molto spesso scordandosi della sua maturità interiore e non considerando che ora il ragazzo può prendersi delle responsabilità e comincia ad essere autonomo nella sua capacità di giudizio. Altrettanto spesso la maturità “psichica” precede quella fisica e, se ci si concentra soltanto sui cambiamenti esteriori del ragazzo, ciò può influire negativamente sullo sviluppo fisico stesso, che viene eccessivamente ‘·caricato” di significati (accettazione sociale, salute, successo, ecc.): da qui nascono i tipici “drammi adolescenziali” quali l’accettzione del proprio corpo e la serena relazione con esso.

Porre quindi l’attenzione sul piano puramente fisico è un’ espressione limitata della profonda natura dell ‘adolcscente, che lo riduce a “fisicità ed istinto” bloccando ed addirittura impoverendo il suo sviluppo interiore.

Ora lui ha raggiunto la maturità terrestre, la sua fisicità è completa, la sua interiorità è pronta per scoprire le verità del mondo: le leggi della fisica, della botanica, portate a lui in modo artistico e vivente affinché lui stesso possa scoprirle, forniranno il giusto nutrimento per la sua anima.

Se il ragazzo ha avuto la possibilità di vivere bene la propria fanciullezza, riuscirà ora ad affrontare anche la sessualità, aspetto che a questa età comunque emerge, ed assume spesso sfumature ancora romantiche di amore idealizzato senza malizia, lasciando spazio al sentimento, al romanticismo e al rispetto per l’altro sesso, accontentandosi magari “di osservare di nascosto la sua amata”. Solo più in là si sentirà  l’esigenza di affrontare temi legati alla sessualità, il precoce interesse per la sfera sessuale nasce invece se il ragazzo non trova accesso alle verità, e quindi, annoiato, cerca ciò che gli resta.

Cosa fare?

Durante questo  periodo il ragazzo, non più bambino, sta aprendosi alla vastità della sua interiorità: prova nella loro massima intensità emozioni mai vissute, e quindi piange o ride per cose che ai nostri occhi sembrano banali, sogna ad occhi aperti poiché ora sta esplorando iI vasto mondo della sua anima.

Come  essergli da guida in questo delicato momento?

Lui corre il rischio di perdersi nella sua soggettività, tranello al quale l’uomo è spesso soggetto, abbandonandosi alle simpatie ed antipatie (è noto che l’adolescente ha sempre “la risposta pronta” su tutto, ma raramente ha la forza di essere coerente con le sue “filippiche”). Come relazionarsi allora con l’adolescente che vive in questa polarità? Lui ora ha bisogno di sperimentare delle verità oggettive, dei capisaldi che lo aiuteranno nel tempestoso e burrascoso mare dell’anima; il ragazzo deve essere aiutato a scoprirle, ed una giusta pedagogia gli fornirà quegli strumenti affinché lui possa trovare la giusta direzione. Nella pedagogia illustrata da Rudolf Steiner in questa età si portano al ragazzo gli esperimenti di fisica, in modo tale che ne riconosca le leggi riscoprendole in maniera attiva sperimentando direttamente queste verità oggettive senza nessuna autorità esterna. Non è più il maestro che le spiega, ma è la cosa che parla (attraverso l’esperimento che si _svolge di fronte al ragazzo), che si palesa oggettivamente ai suoi occhi: è così, è vera e sperimentabile più volte, è lei che insegna.

Questo porta nell’anima del ragazzo grande sicurezza.

Così dovremo fare noi con le sue esperienze, ma poiché non esistono “ricette” nel campo dell’educazione cerchiamo di dare delle indicazioni: dialogare con il ragazzo senza farsi sopraffare dai moti animici di antipatia/simpatia, ossia cercare di non portargli quella parte della nostra anima più istintuale, poiché mettendoci sul piano della “legge del più forte” provocheremo in lui una sicura ribellione.

E’ nostro compito cercare di portare motivazioni oggettive (che non significa logico­razionali) con imperturbabilità, calma interiore e giusto humour, poiché lo humour si pone al disopra delle parti senza soggettività.

Il problema fondamentale è che a questa età l’autorità deve apparire metamorfosata in dialogo basato sul contatto umano, espresso da un confronto “di cuore” costruttivo ed aperto, poiché se prima il ragazzo aveva bisogno di regole imposte dal di fuori, ora lui stesso le deve trovarle in una Verità che riconosce come soprapersonale ed oggettiva, dettata dalla natura stessa delle cose, e bisogna aiutarlo in questo “passaggio di consegna” da un ‘autorità esteriore visibile a quella interiore riconosciuta con sicurezza.

Il giovane sente gli albori di quello che successivamente (circa a 21 anni) sarà il compito dell’autoeducazione, evento biografico di grande importanza, che deve essere preparato dai genitori in modo attento dosando in modo giusto autorità e libertà.

Ciò non significa che il ragazzo adolescente sia pronto per autoeducarsi, anzi, il lasciarlo a se stesso in questa età ( come spesso si fa) lo porta ad affrontare I ‘indipendenza senza ancora avere le forze per superare liberamente le seduzioni presenti nel mondo dell ‘anima, che il ragazzo si trova a sperimentare. Quello che implicitamente ci chiede il giovane è di vedere quanto noi stessi abbiamo sviluppato l’autoeducazione, per poter così a sua volta trovare in sé, una volta divenuto adulto la giusta strada.

Se sapremo controllarci e dargli la giusta fiducia e responsabilità, saremo ottime guide per lui in questo suo complesso momento di vita.

Un esempio

Il ragazzo vuole andare ad una festa e tornare tardi : con tutta calma farsi spiegare di che festa si tratta, cercare di valutare insieme tutti i fattori di rischio (I ‘alcol o la droga, le persone che la frequentano,

la distanza da casa, chi guida la macchina per recarsi e/o tornare). A questo punto potremo tentare di appellarci al suo senso di verità dicendo un, frase tipo: “Se in cuor tuo ritieni che quella che mi stai chiedendo sia una cosa giusta, fai ciò che ritieni sia saggio fare” (naturalmente tutto questo se noi sentiamo che il ragazzo sia pronto).

Dobbiamo ricordare che la cosa “giusta” non va individuata solo con un freddo processo razionale-logico, ma tenendo conto del vissuto del ragazzo, di ciò che è importante e giusto per la sua crescita interiore in quel momento: per lui può essere della massima importanza qualcosa che per noi è una sciocchezza (vedere una persona, fare un ‘esperienza): rispettiamolo, pur senza cadere nel “fai ciò che vuoi”.

In pratica bisogna indirizzare il ragazzo verso un processo interiore di matura scelta consapevole ( che non vuol dire solo “razionale”), non dargli il frutto compiuto di tale processo (“tu vai o non vai alla festa”), ma mostrandogli la strada per arrivarci.

 

Autore “Tre più Uno”

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