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Radici cristiane della vita sociale

La pianta tra terra e sole, immagine dell’uomo.

L’atteggiamento della comune conoscenza scientifica verso l’agricoltura è utilitaristico. Partendo dal fatto che le piante sono alimenti per l’uomo e l’animale, essa analizza il loro contenuto di sostanze per trovarne i principi nutritivi.

Poi dice: “La pianta forma la propria sostanza grazie al processo della fotosintesi clorofilliana e all’assorbimento radicale di acqua e sali minerali.

La fotosintesi avviene nella foglia grazie alla luce solare, all’anidride carbonica dell’aria, all’acqua del terreno che sale dalla radice e alla presenza di clorofilla.

Aria e sole agiscono dall’alto; l’acqua dobbiamo assicurarla con l’irrigazione, nel caso di insufficiente pioggia. Le sostanze minerali che la pianta sottrae al terreno le dobbiamo restituire con la concimazione. In passato il concime era solamente di origine naturale.

Nel terreno esso viene accolto e trasformato in humus dai vari organismi presenti, quindi viene mineralizzato, scomposto in sali che possono essere assorbiti dalla pianta per le sue esigenze nutritive.

Ma se noi conosciamo, dall’analisi della pianta, quali sostanze la compongono, possiamo fornirgliele come minerali già disponibili per l’assorbimento, integrando o addirittura sostituendo la concimazione organica”. Questo è, essenzialmente, il corso dei pensieri che è all’origine della concimazione minerale ed esso appare perfettamente logico.

Potrebbe sembrare che un tale intervento da parte dell’uomo porti ad un miglioramento del processo naturale. D’altronde, la crescita lussureggiante delle piante dovuta alla concimazione minerale sembra confermare una tale teoria.

Ad una domanda però non riusciamo a rispondere: “Come mai i prodotti coltivati in questo modo sono meno buoni, più insipidi di quelli cosiddetti “naturali”, biologici o biodinamici?”.

Per trovare una possibile risposta, cerchiamo di osservare più attentamente le condizioni di vita della pianta. Essa si mette in rapporto con l’acqua diversamente da come fa con i sali minerali.

E ciò grazie a due generi diversi di radici. La pianta possiede infatti le radici cosiddette di sostegno, più grosse e profonde, e le radichette che circondano le prime come una fitta rete, soprattutto nello strato più superficiale del terreno, quello ricco di humus.

Grazie alle prime, che la ancorano saldamente al terreno, la pianta assorbe soprattutto acqua, attraverso le seconde le sostanze minerali derivate dalla mineralizzazione dell’humus, presente nello strato più superficiale del terreno.

La pianta assorbe più o meno acqua, sia in relazione ai processi di crescita e fotosintesi sia per reintegrare le perdite per traspirazione causate dal calore solare, in modo da mantenere il cosiddetto turgore, la freschezza della foglia.

Diversa è la funzione dell’elemento minerale, che va a sostenere la solida corporeità della pianta.

Ora, in un terreno allo stato naturale il processo dell’acqua e quello salino sono sì in relazione tra loro, ma in un modo più indipendente rispetto a quanto avvenga in uno concimato chimicamente.

In un terreno naturale l’acqua del terreno è più povera di sali e questi sono gradualmente messi a disposizione della pianta grazie alla simbiosi tra le radichette e gli organismi viventi del terreno, che mineralizzano l’humus in un processo ritmico legato alla vita della terra nel corso del giorno e dell’anno.

Quando noi apportiamo quantità di minerali con la concimazione, l’acqua del terreno si satura di sali. Di conseguenza la pianta, assorbendo tale acqua per le sue esigenze, è costretta ad assumere allo stesso tempo più sali di quanti non necessiti.

Come quando noi , mangiando cibi troppo salati, dobbiamo bere dell’acqua per diluire tale eccesso, così deve fare anche la pianta. In questo modo, però, è obbligata ad assumere nuovi sali in eccesso, in quanto non trova nel terreno acqua “pura”.

Questo circolo vizioso, indotto dall’agricoltore in base ad un pensiero giusto solo in apparenza, determina lo stravolgimento del sano processo vitale della pianta: essa si gonfia di liquidi e cresce rapidamente, celando dietro una tale crescita lussureggiante una condizione patologica paragonabile all’obesità.

Se ora torniamo a considerare il processo vivente naturale della pianta, possiamo osservare che ad un certo stadio del suo sviluppo si determina una sorta di inversione.

La crescita vegetativa in un certo senso si arresta affinché possa operare un processo proveniente dal polo opposto. L’azione di luce e calore, presente anche prima, si accresce notevolmente per arrivare alla fine alla maturazione di ciò che nella pianta è alimento per l’uomo e l’animale e per la formazione dei semi, destinati alla riproduzione della specie.

Se osserviamo il frumento, ad esempio, possiamo notare che quando la spiga è già completamente formata, ad un certo punto lo stelo inizia ad ingiallire a partire dal basso, interrompendo il suo legame nutritivo con la terra.

E’ l’azione solare, ora, a trasformare ciò che era processo vegetativo in formazione di sostanze, sapori, aromi e profumi di cui ci possiamo nutrire.

Il processo di maturazione è per la pianta un andare incontro alla morte, ma in essa si cela la possibilità di offrirsi come alimento e di moltiplicarsi attraverso nuovi germi di vita.

Come abbiamo visto in precedenza, attraverso la concimazione minerale il processo vegetativo nella pianta è stimolato eccessivamente.

Lo possiamo osservare anche dalla colorazione delle foglie nei campi di cereali coltivati con tale metodo; esse appaiono di un verde scuro, tendente al blu, che manifesta un eccesso di azione del polo acqueo. Quando la pianta è equilibrata il suo verde è più chiaro e luminoso, manifesta maggiormente l’azione della luce.

Quando invece l’azione di luce e calore è impedita da un eccesso di forze vegetative, la pianta non può giungere fino alla completa maturazione; si formano sì i frutti e i semi, ma sono di scadente qualità e ce ne accorgiamo mangiandoli.

Inoltre i semi manifestano una diminuita capacità germinativa nel tempo, la vitalità della specie si indebolisce. E’ interessante osservare come in un caso limite, quando la pianta è coltivata “fuori suolo” nella coltura idroponica, su un substrato di argilla inerte e nutrita solo di acqua e sali, dopo tre generazioni i semi perdano la capacità germinativa.

Dobbiamo quindi riconoscere che le azioni nutritive devono giungere alla pianta da processi diversi e distinti, provenendo da tre direzioni: il processo terrestre minerale, quello legato all’acqua e l’azione solare di luce e calore. Quando mescoliamo arbitrariamente i primi due, il terzo non può esplicarsi pienamente o, meglio, la pianta non riesce ad accoglierlo in sé.

Ma cosa ha a che fare tutto ciò con l’essere umano? Cosa possiamo apprendere riguardo all’uomo dall’osservazione della vita vegetale?

(continua)

Stefano Freddo

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