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La meditazione si distingue dalla concentrazione per il fatto che, mentre questa assume un oggetto, o un tema, come mezzo per la sintesi dinamica del pensiero, indipendentemente dal suo significato, il meditare è il pensiero che muove direttamente secondo il significato spirituale di un oggetto o di un tema.

Nella concentrazione il contenuto di pensiero non ha importanza, anzi si cura che sia estraneo agli interessi dello Spirito: nella meditazione, invece, è il contenuto che, in quanto spirituale, suscita il moto del pensiero nella sua pura immediatezza: l’imaginare.

Che simultaneamente unisce al pensare, il sentire e il volere.

Ci si volge a un contenuto che si possa avere immediatamente come imagine.

Tale imagine deve rispondere a obiettiva esperienza interiore: perciò deve essere attinta ad un testo della Scienza dello Spirito, o della Saggezza tradizionale, o suggerita da un istruttore spirituale.

Per esempio: “L’oro terrestre è la traccia minerale del Sole”. Non si tratta di analizzare il concetto di “oro” o di “Sole”, né di analizzare razionalmente il rapporto tra essi, bensì di assumere l’imagine quale direttamente si dà nelle parole: accogliere l’immediato risonare di queste nell’anima.

Le tre forze dell’anima, pensare, sentire volere, allo stato puro, sono simultaneamente richiamate in questo immediato risonare.

Meditare è alimentare contemplativamente l’elemento di vita con cui l’imagine primamente sorge nella coscienza.

La meditazione non esige riflessione alcuna. Anch’essa, come la concentrazione, è un’operazione semplice: non è argomentare, non è analizzare mediante pensieri, o indagare per ritrovare significati recondite, bensì contemplare imaginando o imaginare contemplando il contenuto assunto, sino alla calma percezione dell’imagine-sintcsi o del sentimento che le corrisponde: null’altro.

Poiché l’imagine-sintesi e il sentimento correlativo per solito sorgono immediatamente, non v’è .altro còmpito che lasciarli vivere nell’anima: appena si smorzino, l’arte del discepolo è di tornare a rinnovarne il momento sorgivo, per un determinato numero di minuti: così da impregnarne l’anima.

Tale tecnica vale anche per meditazioni che esigano la connessione di diversi sistemi di imagini, come p. es. l’esercizio della Rosacroce, e si attuino mediante rappresentazioni che prescindono dalla realtà sensibile, come costruzioni deliberatamente arbitrarie, unite nell’intimo da un preciso contenuto sovrasensibile (V. POTENZA DELL’IMAGINAZIONE).

In sostanza il meditare non è un elaborare intuitivamente temi dello Spirito: questa, se mai, è un’operazione cognitiva possibile in un secondo tempo, mediante le forze che si ricavano dal meditare.

Tanto meno è un’analisi dialettica o logica. L’esercizio dell’intelletto dialettico-logico, nel migliore dei casi, è un preliminare allenamento all’esercizio della concentrazione.

Meditare è invece suscitare direttamente le forze della anima, mediante un contenuto spirituale: ciò che dalla sua assunzione sorge spontaneamente, viene accolto e alimentato.

Poiché importa la forza interiore, più che la sua dialettica, còmpito del discepolo meditante è, in definitiva, rendere continuo e obiettivo, per un certo numero di minuti, l’iniziale momento di accensione delle forze interiori secondo un determinato tema dello Spirito: un’imagine, una frase, un simbolo, che risulti capace di risonare per forza propria nell’anima.

Massimo Scaligero

Tratto dal Libro: Manuale Protico della Meditazione

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