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(da oo 101 – 13a conferenza) Traduzione di LUISA FLIESS. Dal Bollettino dei membri Annata 25 Nº 26/39

20 Giugno 1948–29 Agosto 1948 Colonia, 26 dicembre 1907

 

Queste conferenze dovranno trattare su alcuni dei segni e simboli occulti, in modo da mettere in valore il significato e la loro importanza. Sapete tutti che l’occultismo, che la Teosofia si vale di molteplici disegni, di simboli e segni; e sapete altresì che spesso molte speculazioni, molto acume vengono messi in moto al fine di interpretarli.

Le seguenti conferenze ci mostreranno che queste speculazioni, che questo acume sono in buona parte sprecati, che in genere non sono queste affatto le facoltà mediante le quali ci si avvicina al vero significato di soggetti, segni e simboli occulti. Per l’occultista simboli e segni occulti non sono per nulla soltanto quelli, che come tali troviamo nei manuali soliti; ma più frequentemente incontriamo invece segni e simboli occulti, proprio là dove meno ne supponiamo la presenza. Nei miti e nelle saghe, nelle fiabe e nel le novelle, radicate nel popolo stanno nascoste profonde verità occulte.

L’errore che vien fatto di solito nell’interpretare questi miti e queste saghe, di adoperare troppo acume, e fare troppe speculazioni per la ricerca del significato, saremmo tentati di dire che procede troppo razionalmente. Una serie di quattro conferenze non può esaurire questo tema, ma soltanto trattarlo aforisticamente. Tuttavia descriveremo le cose in modo da trasmettere una rappresentazione sui rapporti che segni e simboli occulti hanno coi mondi superiori, specie con quanto si denomina mondo astrale e mondo devachanico o spirituale.

Sapete che anche nel linguaggio corrente, volendo accennare a qualcosa di superiore, ci si serve, come confronto, di certe espressioni figurate; per es. volendo usare di una immagine che indichi la conoscenza o l’intendimento, si parla di Luce o anche dì Luce di Conoscenza.

Dietro a queste cose, che sono semplici espressioni del nostro linguaggio, spesso si nasconde qualcosa di enormemente profondo, e coloro che si valgono di tali espressioni spesso non ne sanno affatto le origini, e perciò non suppongono lontanamente in che modo per es. l’immagine della luce venga riferita alla conoscenza, all’intendimento. Pensano sia una immagine fra le tante che anche oggi usano i poeti. Ma saremmo del tutto in errore se attribuissimo ai sostrati dell’occultismo semplicemente un valore di immagini. Qui le cose sono molto, ma molto più profonde. Ciò che il linguaggio corrente chiama simbolico, figurato, che forse designa anche col vocabolo di allegoria, é cosa che spesso ci induce in errore, poiché facilmente si crede che un segno sia stato scelto arbitrariamente per designare una qualche cosa, mentre, in occultismo, avviene sempre che, effettivamente, quando viene usato un segno per una cosa, esiste con essa un rapporto ben profondo.

Ma noi non ci renderemo conto con perfetta chiarezza di questo rapporto dei segni e simboli occulti coi mondi superiori, se non ci approfondiremo un poco del fatto di come l’uomo debba porsi in genere di fronte al mondo ambiente, dal punto di vista dell’occultismo. Se verrà giorno in cui l’occultismo, o quella parte elementare che oggi viene diffusa col nome di Teosofia, compia la sua missione nel mondo in senso più profondo (e di ciò non siamo che ai primordi), se verrà tempo in cui i vari rami della nostra vita e della coltura siano compenetrati dalle verità, dai sentimenti e dagli impulsi dell’occultismo, così come dovrà accadere in futuro, a salvezza e progresso dell’umanità, allora tutta quanta la vita del sentimento dell’uomo e il suo rapporto col mondo ambiente, subiranno un mutamento essenziale.

Se vogliamo indicare in che modo oggi l’uomo si trova in rapporto col mondo circostante… poiché nel volgere dei secoli il rapporto dell’uomo col mondo circostante si é andato elaborando sempre più, allora dovremo dire: questo rapporto é molto materialistico, razionale molto astratto. L’uomo che oggi va pei campi, sia di primavera, sia d’estate o d’autunno, vede per lo più ciò che gli si offre alla vista, che i sensi possono accogliere, che l’intelletto riesce a combinare dalle percezioni sensorie.

Se l’uomo ha disposizione all’estetica, se nutre qualche sentimento poetico, egli compenetra queste sue percezioni di sensazioni, di sentimenti; e allora un fatto naturale suscita in lui mestizia e dolore, un altro elevazione, piacere, gioia. Ma anche là, dove nella nostra umanità attuale, l’arida percezione sensoria passa a sensazione poetica o artistica, in fondo questo non é che un inizio di quanto l’occultismo deve dare, ora non al raziocinio, alla testa, ma alle anime e ai cuori.

La Teosofia diventerà un fattore importante nella vita, soltanto allorché essa non sarà più per noi un riassunto di eventi diversi del piano fisico, astrale e devachanico; ma in modo che, quando sarà penetrata nell’anima nostra, essa impari a sentire a volere diversamente da come all’umanità fu necessario durante i secoli del materialismo. Dobbiamo soprattutto chiarirci che, grazie alla Teosofia e all’occultismo, si inizierà per l’umanità sempre più quanto già rilevai nelle conferenze: I Misteri; Poesia natalizia e pasquale di Goethe.

Il mondo esterno, con quello che esso offre ai sensi, sarà simile quasi a una fisionomia, a un percepire di gesti, a una mimica; quasi espressione esteriore di rivelazioni animiche spirituali, che stanno dietro alle cose. In tutto ciò che si svolge là fuori, nella cerchia terreste nei moti delle stelle, impareremo a vedere una espressione dell’animico e dello spirituale, come ora vediamo, per es., nei movimenti delle mani di un uomo o nello sguardo di lui. Così impareremo a veder in una atmosfera che si va rischiarando, la manifestazione esteriore di processi interiori, di processi spirituali che realmente compenetrano la terra, l’aria, l’acqua. Tentiamo di elevarci verso quell’aspetto che assumerà allora la natura tutt’intorno a noi; acquisteremo un concetto dell’elemento animico e spirituale che vive intorno a noi, se a tutta prima ci avviciniamo ad essa idealmente.

E allora dovremo anzi tutto chiederci: come stanno le cose rispetto alle anime delle creature che ci attorniano? Prima di tutto, ci si presentano sul piano fisico, oltre agli uomini, gli animali, le piante e i minerali. In questi tre regni della natura, in animali, piante e minerali, consiste, a tutta prima, ciò che si presenta ai nostri sensi oltre all’uomo fisico. Se contempliamo il Regno animale lo vediamo essenzialmente diverso, anima e spirito, dal regno umano. Ciò che si presenta all’uomo singolo, racchiuso entro ai limiti, questo non l’abbiamo per l’animale singolo.

L’animale singolo possiamo piuttosto confrontarlo ad un membro dell’uomo. Potremmo dire che confrontiamo tutti gli animali di forma simile, dunque tutti i leoni, le tigri, i lucci, le mosche ecc. che confrontiamo ciò che ha forme eguali nel regno animale, con un membro dell’uomo, con le dita della sua mano. Se prendiamo le dieci dita, non ci sentiamo tentati di ascrivere ad ogni singolo dito un’anima dotata di un IO: ma sappiamo che tutte dieci le dita appartengono a un uomo singolo. Al singolo uomo ascriviamo l’Anima-IO.

Allo stesso modo, come al singolo uomo ascriviamo l’anima-io, così l’ascriviamo ad una intera specie di animali; chiamatela Anima di Gruppo o Anima di Specie, questo poco importa; poiché le Anime Animali sono fluenti, fluttuanti fra di loro. Così dunque dobbiamo porre a fondamento di tutto un gruppo di animali ciò che sta alla base dell’uomo singolo: l’Anima-IO. 1 vedi oo 98 Colonia, 25 dicembre 1907 4 Questa anima-IO, dei gruppi animali, non dobbiamo già cercarla là dove cerchiamo l’anima-Io dell’uomo. I1 luogo dove sì trova a tutta prima, fra nascita e morte quest’anima-IO dell’uomo, se partiamo dalla sua natura, è il piano fisico.

L’IO dell’uomo vive sul piano fisico; con ciò non è detto che appartenga al piano fisico. Così non è quanto alle anime-gruppo degli animali. Per esse, a cui appartengono i singoli animali di una stessa specie, non conta affatto dove si trovano i singoli animali; che un leone sia in Africa o qui in un serraglio fa lo stesso. I singoli animali appartengono tutti al medesimo IO di Gruppo, e questo ha la sua sede sul piano astrale. Sicché, dato che voi osserviate astralmente e vogliate trovare l’IO di un Gruppo conformato (di animali) allo stesso modo, dovrete guardare chiaroveggentemente al piano astrale; e in questo piano astrale l’io di gruppo è una personalità cosi conchiusa in sé, in sé definita come è qui l’uomo sul piano fisico.

Mettiamo che l’uomo allunghi le sue dieci dita, e che ci fosse una parete attraverso la quale, per dieci fori, l’uomo tendesse queste sue dieci dita; colui che si trova di là dalla parete, non vedrebbe altro che le dieci dita e per trovare in aggiunta l’IO, dovrebbe andare al di là dalla parete. Cosi dovete figurarvi che partendo da tutti i leoni dobbiamo andare verso il piano astrale ed ivi troveremo una Individualità, una personalità della specie Leone. Altrettanto dicasi di ogni altra serie di animali.

E se passeggiate sul piano astrale lo trovate popolato da questi-IO di gruppi-animali, che vi si incontrano con voi, come qui sul piano fisico i singoli uomini; soltanto che questi IO di gruppo protendono verso il piano fisico i singoli esseri animali separati, come voi, attraverso alla parete, allungate le singole dieci dita.

Passa una differenza enorme tra l’essere, tra l’intimo carattere particolare degli IO di gruppo degli animali e ciò che è l’indole speciale quaggiù dell’uomo singolo. Un fatto speciale ne sta alla base: se si confronta l’intelligenza e la saggezza dell’IO di gruppo degli animali sul piano astrale, con l’intelligenza e la saggezza degli uomini qui sul piano fisico, scopriremo che i primi sono essenzialmente più saggi; e tutto quello che là essi debbono eseguire avviene per una legge molto superiore e indiscutibile.

L’uomo quaggiù, realmente dovrà ancora portare il suo IO nel corso dell’evoluzione terrena, a quella vera saggezza che già possiedono sul piano astrale gli IO di Gruppo animali. A dir il vero manca a questi ultimi un elemento che l’uomo ha da conformare qui sul piano fisico, lungo tutta l’evoluzione terrena; ed è l’elemento dell’amore che non può affatto venir trovato nell’IO di gruppo degli animali.

Tutto ciò che è amore, dalla sua forma più semplice dell’amore consanguineo tra creature consanguinee, fin su, all’amore ideale  supremo di una generale fratellanza umana (quando essa realmente esista) questo è quell’elemento specifico che l’umanità deve appunto sviluppare nel corso dell’evoluzione terrestre. Gli IO di Gruppo degli animali possiedono come noi sensazioni, sentimenti, impulsi volitivi; l’AMORE, ciò che l’uomo ha appunto da sviluppare quaggiù come sua missione, questo agli animali manca.

L’elemento fondamentale di essi è la saggezza, come l’elemento fondamentale degli uomini è l’amore. Se ora vogliamo orientarci sul modo, con cui dobbiamo sentire in seno alla natura circostante stessa, le manifestazioni di questi IO di gruppo animali, dovremo rammentarci questo: tutto ciò che qui sta d’intorno sono manifestazioni di eventi spirituali e di fatti spirituali. Chi non ha facoltà chiaroveggenti non può fare quelle passeggiate sul piano astrale e incontrarsi con la popolazione degli IO di gruppo degli animali, così come sul nostro globo, s’incontra con gli IO umani fisici.

Ma egli può percepire sul piano fisico gli effetti, le azioni di questi IO di gruppo. L’uomo può osservare ogni anno come all’avvicinarsi dell’autunno, gli uccelli volano in direzione da Nord-est a sudovest; e come ritornano a loro volta, percorrendo ben definite tracce, quando si avvicina l’estate. Se si confrontano i singoli percorsi secondo l’altezza e la direzione loro, rispetto alle singole specie di uccelli, già si incomincia a presentire che una saggezza, una saggezza profonda, sta alla base di tutto questo.

Chi la dirige? La dirigono gli IO di Gruppo animali. Tutto ciò che compiono quaggiù, sulla nostra superficie terrestre le varie specie animali, è l’effetto delle azioni degli IO di Gruppo. E se le osservate nella loro sequela, troverete essenzialmente che questi IO di gruppo circuiscono la terra e dì là spiegano su di essa la loro azione. La terra è circondata da forze di genere “molteplice”, da forze che la circuiscono nelle volute le più diverse, in linee diritte e oblique e serpentine. Queste forze quaggiù, l’uomo può vederle soltanto nei loro effetti, nelle loro manifestazioni.

Se le afferra potrà sospettare che ciò lo avvicinerà più tardi, grazie a facoltà chiaroveggenti, agli IO di gruppo degli animali. E la dottrina che ci viene data su questi IO di gruppo, c’insegna ad avvicinarci alla saggezza che regge il nostro mondo animale, ci insegna a sentirla. Le azioni degli IO di gruppo ci rivelano la ragione di essere della specie, delle varie famiglie animali.

La cosa si mostra già diversa in quanto al mondo vegetale, proprio in relazione ad esso, si presenta all’osservatore occulto tutta una schiera di IO, sebbene questa schiera sia di numero molto esigua nel regno vegetale che nell’animale. 6 Anche qui, interi gruppi di piante appartengono ad un IO comune, e questi noi li troviamo in un mondo ancora superiore. Mentre gli IO di gruppo animali stanno sul piano astrale, e si esplicano nell’astralità che avvolge ed accerchia tutta la nostra terra, troviamo gli IO di gruppo delle piante nelle regioni inferiori dei Devachan, in quelle regioni che usiamo chiamare il Devachan inferiore.

Quali personalità in sé conchiuse – esattamente come qui sono gli uomini – la si muovono gli IO di gruppo delle piante, accanto ad altri Esseri che non possiedono affatto un corpo fisico come lo possiedono gli uomini quaggiù. In mezzo a questi sono gli IO delle piante, ed essi formano la popolazione del piano Devachanico inferiore.

Come procede l’uomo per aiutarsi a percepire questi IO di gruppo vegetali? La percezione ultima é legata alle facoltà chiaroveggenti; ma la facoltà chiaroveggente dell’uomo lo conduce da gradini inferiori, via, via sempre più in alto. La prima cosa che va sviluppata per poter salire in genere a queste sublimi cose, é di aver un sentimento per le stesse; Le facoltà chiaroveggenti, reali, e vere, che aiutano l’uomo, si fondano sempre su una prima educazione del sentimento ma non già su quella sensazione ordinaria, che l’uomo sperimenta quale sentimento quaggiù, ma un sentimento di ben altro ordine.

Osservando la pianta dovrete rivolgere sopra tutto la vostra attenzione al fatto che essa sviluppa la propria radice affondandola nella terra, che spinge verso l’alto il proprio stelo, dispiega in su le foglie, le trasforma gradatamente a foglie del calice e alla corolla floreale, entro a cui man mano si forma il frutto.

E qui importa che riusciamo a considerare la pianta radicata nella terra qual è, in confronto dell’uomo stesso. L’uomo però non va paragonato con la pianta in modo da confrontarne la testa, il capo, il capo con la corolla, ed i piedi con la radice di essa; ciò é completamente falso. Nelle scuole occulte sempre si é accennato a questo, e fu detto: dovete confrontare pianta e uomo, ma in maniera che il capo dell’uomo lo confrontiate con la radice. Come la pianta rivolge la propria radice verso il centro della terra cosi l’uomo protende la propria testa verso gli spazi cosmici; e come la pianta, castamente, al sole il suo fiore e il suo frutto, così l’uomo volge al basso i propri organi di fioritura e di frutto proprio nella direzione in cui la pianta manda la propria radice.

Da ciò deriva il detto occulto: “l’uomo é la pianta capovolta”. L’animale tiene il mezzo fra entrambi (conf. di Rudolf Steiner:  “Malattia falsa e febbre di salute”, 3º quad. della serie di scritti della sez. medica)2. Tratteremo in seguito di un importante segno occulto. Se ci poniamo davanti all’animale questo fatto che é di gran conto, e a cui ora solo accenniamo, la pianta, secondo la sua vita fisica, ci appare a guisa d’uomo capovolto. E tale essa é in verità. Però, in quell’essere che siamo soliti denominare la “pianta” non c’é di questa che il corpo fisico e quello eterico.

Ma la pianta possiede altresì corpo astrale ed IO. Chiediamoci ora dove questi si trovano. Il corpo astrale complessivo delle piante, ossia di tutte le piante che esistono sul nostro globo, si identifica col corpo astrale di tutta quanta la terra stessa; sicché la pianta si immerge nel corpo astrale della terra, e tutti gli IO delle piante sono nel centro della terra. Dal punto di vista occulto possiamo concepire la terra come un vasto organismo di un essere vivente che ha il proprio corpo astrale; e le piante singole che stanno sulla nostra terra ne son le membra. Individualmente, singolarmente, esse non hanno altro di sviluppato se non corpo fisico e corpo eterico. Nella pianta singola, nel Giglio, nel tulipano, singolo ecc; non c’é coscienza; é la terra che ha la propria coscienza; essa ha il suo corpo astrale e il suo IO.

Ora, non esiste soltanto un IO delle piante, esistono inoltre Entità diverse spirituali e non dovete chiedervi se c’é posto bastevole per tutte. Esse stanno inserite l’una nell’altra, e ivi vanno perfettamente d’accordo. Quando dunque osservate la singola pianta non dovete ascriverle altre qualità se non quella di un corpo fisico e di un corpo eterico, ma non già la coscienza di un essere singolo. Le piante tuttavia possiedono una coscienza, e questa é collegata alla coscienza della terra, é parte della coscienza della terra.

Come avete voi pure parti differenti della vostra coscienza che abbracciano l’una, gli eventi gioiosi, un’altra, tutti quelli mesti, parti che si compenetrano fra loro, cosi avviene nel corpo astrale della terra; dei diversi corpi astrali dei Gruppi delle piante nel centro della terra, dei singoli IO delle piante. La pianta pur essendo vivente, occupa una posizione ben definita entro l’organismo della terra: occupa quel posto che nell’organismo animale occupa il LATTE.

Ciò che il latte é nell’organismo animale, ciò é la pianta in rapporto all’organismo della nostra terra. Sicché quello che ivi germoglia, verdeggia, fiorisce e germina, rappresenta nei confronti della terra il medesimo processo di quando la vacca dà il latte. Non si è stati in grado di determinare che scritti fossero. Se qualcuno ne sa qualcosa o detiene questo materiale, può prendere contatto con noi: info@liberaconoscenza.it, grazie. 8 Sono processi simili tra loro, per lo meno alla base di entrambi stanno forze astrali di ugual genere. Perciò se cogliete una pianta col fiore, ciò non provoca un sentimento sgradito alla nostra terra; la terra ha il suo corpo astrale in cui risiedono le sue sensazioni, e se cogliete una pianta, la terra ha il medesimo sentimento della vacca quando il vitellino succhia il latte.

La terra ha persino una sensazione di compiacenza quando cogliete ciò che cresce fuori del terreno, dico la terra, non già la singola pianta ne gioisce. All’opposto; la terra prova un tal quale dolore se strappate la pianta con la sua radice; é come se strappaste alla bestia dei brandelli di carne. Approfondendoci in tutto questo, non nei soli concetti di IO di gruppo, ma in modo di trasformare i vacui astratti concetti in sentimenti, in affetti, allora la teosofia diventa in noi un sentire vivente. Allora, quando d’autunno andiamo pei campi e vediamo l’uomo con la falce che miete il frumento, sorge in noi un presenso che nella stessa misura, come la falce va fra le spighe e le miete, alitano e scorrono pei campi, quasi alleati spirituali, delle ondate di benessere.

Ed é realmente così. Ciò che il chiaroveggente vede nel corpo della terra, é la ragione primordiale di ciò che abbiamo or ora descritto. Per colui che vede a fondo in queste cose, col falciare il frumento non si svolge un processo qualsiasi; ma come a proposito di questo o di quell’evento si scorgono in un uomo e si sentono elevarsi da lui delle forme astrali di genere del tutto definito, così d’autunno si vedono trascorrere sui campi queste espressioni astrali del benessere della terra. Tutt’altro accade allorché l’aratro va pei solchi e le radici vengono rimosse;

Ciò procura alla terra delle sofferenze e vediamo evaporare da essa sentimenti di dolore. È facile obiettare a ciò col dire che, in date circostanze, é pur meglio sradicare delle piante e trapiantarle, che non passeggiando su un prato, strapparne leziosamente i fiori. Dal punto di vista morale ed estetico questa osservazione é del tutto giustificata. Ma qui si tratta di un altro punto di vista completamente diverso. Potrebbe darsi il caso che convenisse a un uomo il quale incomincia a poco a poco ad incanutire, di strapparsi, per amor d’estetica, i primi capelli grigi; ma ciò non toglie che quello strappo gli farà male.

Ed é ben diverso trapiantare la pianta con le sue radici, o coglierne il fiore. Non dimenticate per questo che la vita, in genere sorge nel mondo attraverso il dolore: l’uomo che nasce procura dolore alla partoriente. Volevo mostrarvi con un esempio come nel mondo non si penetra solo grazie alla conoscenza, ma come la natura ci si rivela anche sulle vie del sentimento. 9 Tutto ciò si estende fino al mondo minerale. Anche i minerali hanno il loro IO, soltanto che l’IO del nostro mondo minerale sta ancora più in alto, ossia sulle regioni superiori del piano Devachanico.

Questi IO di gruppo dei Minerali sono, a loro volta, Entità parzialmente per sé stanti; come gli uomini sul piano fisico; gli IO di gruppo delle piante sul piano Devachanico inferiore, e quelle degli animali sul piano astrale. E all’IO di gruppo dei minerali, appartiene altresì un corpo astrale e un corpo eterico, sebbene nella parte fisica che abbiamo davanti a noi, vi sia soltanto un corpo fisico.

Chi vede i viventi rapporti sa, quando si imbatte fuori, in una cava di pietre e vede i lavoratori battere sulla pietra ed estrarla, che qui pure viene sentito qualcosa da confrontarsi nel tagliare nella carne di un organismo. E mentre qui si lavora, le correnti astrali percorrono il regno minerale. Ciò che appartiene al minerale quale corpo astrale, si trova nelle parti inferiori del piano devachanico e l’IO in quelle superiori. Ma l’IO delle pietre sente il dolore e la gioia. Quando spezzate, frantumate le pietre, l’IO minerale sente gioia, benessere; di primo acchito ciò sembra paradossale e tuttavia é così.

Chi volesse arrivare a queste cose in base ad analogie, potrebbe credere che quando si frantuma un sasso questo ne soffra, come quando si ferisce un Essere vivente. Invece quanto più spezzettate una pietra, tanto maggiore benessere ne proverà l’IO minerale.

Ora potrete domandare: quando é che l’IO minerale prova dolore? Per l’IO minerale il dolore lo potrete scorgere a tutta prima se, per es. avete un bicchiere d’acqua in cui avete disciolto del cloruro di sodio, e poi raffreddate l’acqua nel bicchiere a tal punto, che il cloruro di sodio si rapprenda e si stacchi in forma di cristalli, sicché la sostanza minerale venga compressa, solidificata. Da questo isolarsi dell’elemento solido, che prima era diffuso e disciolto, sorge dolore; e dolore si riprodurrebbe se ricostruiste tutte le schegge singole in cui avete frantumata la pietra, riuscendo davvero a riunirle di nuovo e formare una pietra. Sempre si produce un senso di gioia nel minerale, quando esso si dissolve, quando respinge e stacca da sé le sue parti; e si produce dolore quando si solidifica. Un senso di benessere si produrrebbe invece se metteste dell’acqua in un bicchiere per riscaldarla a tal punto, che essa lentamente si dissolvesse; nel processo di dissolvimento si producono intere correnti di sensazioni deliziose.

Se da qui vi elevate ad un processo più vasto, cosmico, incomincerete a comprendere alcunché attraverso al sentimento, intorno a quanto si ricollega al processo di formazione della nostra terra. Se seguiamo a ritroso tale processo, e lo seguiamo a lungo, arri- 10 veremo a temperature sempre più elevate, a un calore sempre più intenso della nostra terra e nell’epoca lemurica incontreremo una condizione d’essa in cui le singole pietre erano dissolte, in cui persino i minerali, ora solidamente cristallizzatisi, scorrevano, come scorre oggi nelle nostre officine il ferro ridotto allo stato liquido. Tutte le nostre pietre sono passate per un processo siffatto e le vedete davanti a voi in proporzioni minime quando osservate in un bicchier d’acqua il sale che per raffreddamento vi si é andato deponendo. Così tutto, in seno alla terra si é rappreso, si é solidificato, e grazie a questo processo, la terra ha potuto diventare nostra sede, nostra dimora.

Ciò risale al fatto che gradatamente, entro alla terra liquida, i cristalli solidi, rapprendendosi, vi si depongono. Questa solidificazione va tuttavia interpretata in modo che in un determinato momento essa raggiunse il suo culmine. E questo culmine é ormai già stato sorpassato e dobbiamo registrare ora, più o meno, un processo di dissolvimento dei minerali terrestri. Quando la terra avrà raggiunto la propria meta, quando gli uomini si saranno purificati a tal segno da non poter trar fuori più nulla dalla terra, allora anche questa terra stessa sarà in pari tempo spiritualizzata a nuovo; allora tutti i suoi ingredienti saranno ridotti fini ed eterici, sicché la terra potrà passare ad uno stato astrale, quale aveva ancor prima di divenire fisica.

La condizione fisica é una condizione transitoria, durante la quale gli elementi, a tutta prima liquidi, si sono inseriti e deposti quali elementi solidi. Questo processo sarà capovolto, ed é suo fine il divenire astrale del nostro mondo terrestre. Se dunque contempliamo la nostra terra nei tempi in cui si preparava a diventare la solida dimora, la base solida su cui ci aggiriamo oggi durante il presente nostro gradino evolutivo, dobbiamo registrare in tutto questo un processo costante di dolore. Mentre la terra diviene sempre più solida, ella soffre e sospira di dolore; e ciò si svolge dalla prima parte del periodo atlantico fino al tempo in cui l’uomo stesso, a poco a poco, otterrà la sua propria purificazione.

Allora la terra medesima giungerà di nuovo a liberarsi dalla sofferenza e dal dolore; ma questo processo non é pel momento gran che progredito. La massima parte di quanto sta sotto i nostri piedi soffre ancora oggi, e se osservate con lo sguardo chiaroveggente, vedrete nel solido la manifestazione del sospirare dell’essere terra. Quando, prendendo le mosse dai nostri studi, ritroviamo un fatto analogo nelle grandi scritture religiose, allora soltanto ci si rivela da quali profondità tali scritture sono scaturite; e sempre più si accresce in noi la riverenza di fronte a questi documenti religiosi.

Riconosciamo empiricamente su quali basi reali furono 11 scritti, se ci immergiamo in fatti come quelli su cui si fonda il detto di Paolo: nel suo accenno al mondo esteriore: “…sappiamo che tutte insieme le creature sospirano e son nel dolore del parto fino ad ora…” Traducetevi un po’ questo detto di S. Paolo! Sì, tutto il divenire della terra é sino a un certo punto, un divenire grazie al dolore, e un contrarsi, un restringersi soffrendo, affinché più tardi possa avvenire la spiritualizzazione degli Esseri suoi. Nella vera disciplina occulta, che sia degna di tale nome, il primo inizio si fa mediante queste immagini del nostro mondo circostante, le quali, contemplate, suscitano in noi dei sentimenti.

S’incomincia a tutta prima con l’offrire al discepolo delle rappresentazioni e delle immagini che lo rendano atto a sentire, con tutta l’anima, che quanto avviene nella natura là fuori, non deve considerarsi soltanto a guisa di fenomeno esteriore, che il consolidarsi del sale opera a guisa di un dolore. La formazione del sale rappresenta un fatto spirituale reale e il dissolversi del sale nell’acqua viene presentato quale sensazione di benessere. Anche in questo espandersi della sensazione di benessere abbiamo qualcosa di rispondente a un vero fatto spirituale; Non c’é immagine data dal vero occultismo, la quale non sia attinta a veri fatti spirituali. Si rilevano le immagini dagli eventi del mondo spirituale; nullo di escogitato é in tutto questo, e l’acume massimo non ci condurrebbe mai a decifrare una di tali immagini; soltanto i fatti dei mondi superiori possono esserci di guida.

Tutte le immagini che l’occultismo vi presenta, sono l’espressione di fatti spirituali. Oggi intendevo darvi soltanto un accenno che quanto noi ci conquistiamo di idee, di concetti e di rappresentazioni nella Teosofia elementare, nell’occultismo, conduce gradatamente all’esperienza e che ogni immagine dell’occultismo è unicamente attinta all’esperienza vissuta.

Intorno alla ben nota figura della svastica, troverete nei vari scritti

 

le interpretazioni le più acute e più sagaci. Come entrò questa immagine nell’occultismo? Questa figura non é altro che la 3 Rm 8,19-22 12 rappresentazione di ciò che chiamiamo organi astrali.

Certi procedimenti permettono all’uomo, mediante una data disciplina, di conformarsi i suoi organi astrali di percezione. I1 chiaroveggente vede i medesimi sotto forma di ruote fiori di loto; queste ruote a fiori di loto (di cui per es. quella a 2 petali sta nella regione degli occhi, quella a sedici nella regione della laringe) questi organi sensori astrali, che nel mondo astrale appaiono a guisa di figure luminose hanno per segno, per figura loro, la svastica. Questo é ciò che é in origine tale figura.

Prendiamo p. es. un altro segno: il così detto Pentagramma. Non speculandovi sopra, non filosofando, scoprirete la prima origine del Pentagramma. Il Pentagramma è invece una realtà, una realtà riguardo a correnti che si trovano nel corpo eterico dell’uomo quali effetti di forze.

Nell’uomo una data corrente di forze va dal piede sinistro all’alto, verso un punto determinato del capo, di là al piede destro, di là alla mano sinistra, dalle braccia alla mano destra e quindi al piede sinistro, sicché non avete che da collocare senz’altro l’uomo entro il Pentagramma con le sue mani, le gambe i piedi. E così nel di lui corpo eterico è inserito il disegno del Pentagramma.

 

Dovete immaginarvi tutto ciò come correnti di energie, non solo a guisa di figura geometrica, l’azione delle forze segue esattamente le linee del Pentagramma.

Queste possono subire le distorsioni più varie, ma sempre il Pentagramma sta iscritto nel corpo umano eterico stesso, e vedremo in seguito in che senso lo possiamo ivi afferrare a guisa di una realtà, ma non già nel modo come si è tentato di interpretarlo, non mediante l’acume o la sagacia, non dobbiamo considerarlo un così detto simbolo, bensì la raffigurazione di un fatto. Così ogni simbolo é realtà nel mondo dello Spirito. Se questo può venir sentito, allora poter indicare dove questo segno è radi- 13 cato, costituisce una realtà.

Ne viene che, per quanto si applichi la massima sagacia a interpretare i segni occulti, quello che conta è che ci si richiami all’esperienza di essi, dei sigilli e dei simboli occulti, e soltanto partendo da questo loro significato é possibile arrivare a qualcosa. Non é per nulla superfluo ed inutile che a tutta prima si comunichi ed esponga all’uomo questo significato: ciò è indispensabile per qualsiasi insegnamento: ossia che dal fatto già indagato, l’uomo possa venir ricondotto di nuovo alle cause del fatto stesso. Dopo che le cose rintracciate sono state comunicate agli uomini, si possono lasciar percorrere la via opposta, dalla constatazione alla causa. Così avviene rispetto a tutte le Saghe, a tutti i miti che siano tali nel vero significato della parola.

E’ una teoria dei dottrinari che il popolo abbia ideato e poetato miti e saghe. Il popolo non poetizza! Tutti i miti e le saghe sono avanzi di un tempo in cui gli uomini erano ancora dotati di una certa chiaroveggenza ottusa quale già l’avevano un tempo. Quello che ci narrano le saghe e i miti europei sono quel tanto che fu conservato dai fatti che gli uomini vedevano in tempi passati. Tutto il contenuto di fiabe e saghe e miti in origine è stato veduto chiaroveggentemente ed è racconto postumo, fatto sulla traccia di primiere esperienze.

Questa è in genere la Mitologia. Oggi ancora possiamo proseguire nel piano astrale gli eventi che la mitologia ci narra. Le azioni di Wotan e Odino sono fatti avvenuti, e dietro ai segni e sigilli occulti abbiamo da cercare la realtà; quanto meno ci si lascia indurre ad imprendere l’interpretazione dei segni mediante speculazione, tanto meglio sarà.

Così questo ciclo di conferenze dovrà introdurci nei dati di fatto dell’occultismo. Nessun segno è inventato o escogitato; esso è copiato dalla norma o conformato alla norma di un fatto reale del mondo dello spirito: non altrimenti come il Pentagramma é un certo cumulo di forze entro al corpo eterico umano. Tutte le narrazioni che la Mitologia ci trasmette sono il resoconto di quanto gli uomini videro, allorché buona parte dell’umanità era ancora dotata di chiaroveggenza.

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