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Radici cristiane della vita sociale

Cause e conseguenze

Questa è una importante polarità, osservando la quale possiamo comprendere il modo peculiare in cui l’uomo è inserito nel mondo e nella vita, anche in quella sociale.

Nella ricerca scientifica che si dedica alla natura noi vediamo dei fenomeni e ne ricerchiamo le cause. Vediamo i rami e le foglie di un albero prima immobili e poi in movimento in una certa direzione.

Ne ricerchiamo la causa e la troviamo nel vento. Poi notiamo che il vento non spira sempre nella stessa direzione e vogliamo comprenderne il motivo. Dobbiamo quindi ampliare le nostre osservazioni per abbracciare con lo sguardo fenomeni sempre più complessi, in relazione all’intero pianeta e al cosmo.

Ci si rivelano leggi che governano i fenomeni della natura nei suoi diversi regni. Scopriamo che un determinato effetto proviene sempre da una causa secondo una determinata legge. Così parliamo di leggi fisiche e chimiche per il regno minerale, di leggi del vivente per il vegetale, di istinti per l’animale. E poi cerchiamo di spiegare l’uomo stesso secondo tali leggi causali.

Ma già se osserviamo la differenza tra l’animale e l’uomo, possiamo renderci conto che l’animale non si pone domande sul mondo come l’uomo.

Esso si inserisce spontaneamente nei processi della natura guidato dall’istinto, che egli segue non coscientemente, ma necessariamente ed in modo assai preciso. La condizione dell’uomo, quella derivata dal cosiddetto peccato, dal sentirsi non più unito alla realtà, lo espone da una parte alla possibilità dell’errore, dall’altra fa nascere in lui il desiderio della conoscenza, cioè l’anelito a ricomporre l’unità originaria perduta, adesso ad un livello di coscienza più elevato di quello dell’animale.

E dato che l’uomo è esposto necessariamente all’errore per la sua particolare condizione evolutiva, agendo nel mondo vi provoca conseguenze che può in seguito osservare. Egli capisce allora che ha una responsabilità verso il mondo, verso se stesso e i propri simili.

E tale responsabilità consiste appunto nel saper valutare le conseguenze delle proprie azioni. Se egli fosse solo un essere di natura, il suo agire sarebbe guidato dall’istinto come avviene per l’animale. Ma il saggio ordinamento del mondo gli ha dato la possibilità di introdurre qualcosa di nuovo in esso.

L’uomo non è quindi semplicemente effetto del mondo, ma a sua volta causa di qualcosa di nuovo, di cui può divenire pienamente responsabile solo a condizione di accogliere oggettivamente e osservare le conseguenze di ciò che fa.

Alla luce di queste considerazioni, possiamo ora riprendere un passo del vangelo di Luca già osservato in precedenza (Lc 12, 54-57).
Diceva ancora alle folle: “Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite; Presto pioverà, e così accade. E quando soffia il vento dal sud dite: farà caldo e così avviene. Ipocriti, sapete valutare il volto della terra e del cielo, ma come mai non sapete valutare questo tempo? Perché allora non giudicate da voi stessi la cosa giusta?”.
Qui appare chiaramente come il Cristo indichi in quale modo si possa arrivare a formare un giudizio fondato sulla realtà.

Egli ci fa osservare che riguardo al tempo atmosferico noi abbiamo imparato a prevedere le conseguenze di certi fenomeni osservati. Ci invita dunque a fare lo stesso anche per esprimere un giudizio su questo tempo, su ciò che accade nel presente in relazione agli eventi essenziali per la vita complessiva del mondo, nella quale l’agire umano è un fattore determinante.
Proviamo a dare un esempio del modo comune di osservare i fenomeni sociali con un pensare che muove dalle cause. Papa Benedetto XVI, in occasione della Giornata per la Vita 2008, ha affermato: “Oggi è divenuto sempre più difficile difendere la vita, da quando il riconoscimento del suo valore è stato affidato al giudizio individuale”.
Come si presenta qui il processo di pensiero? Si vede un fatto: la vita non è difesa.

Se ne ricerca la causa: ognuno giudica sulla vita come vuole. Proseguendo con questa logica si affermerà poi: deve essere quindi eliminata la causa, deve essere sottratta all’individuo la possibilità di giudicare sul valore della vita. Questo giudizio deve provenire da una legge superiore, divina o “naturale”. Ci si rivolge quindi allo Stato e si invocano leggi che realizzino una tale idea morale.

Ma non si pensa la cosa fino in fondo, non si prosegue fino alle conseguenze di tali pensieri: se all’individuo viene tolta la possibilità di un tale giudizio, egli sarà sempre meno in grado di difendere la vita nelle situazioni concrete nelle quali è richiesto il suo sano giudizio. Infatti è compito di ogni individuo la difesa della vita; e non una vita astratta, ma la sua e quella dei suoi simili con i quali si trova a condividere un destino e verso i quali si assume delle responsabilità.

Ci possiamo così accorgere che con pensieri non aderenti alla realtà, che non osservano le conseguenze, possiamo prendere provvedimenti, emanare leggi che sono essi stessi la causa dei mali che vorrebbero combattere.

Abbiamo percorso il cammino che dalla libertà di sbagliare, ci ha portato attraverso la coscienza dell’errore alla conoscenza della verità.

Ora può quindi essere possibile la vera libertà, quella fondata sulla conoscenza. Questa conoscenza è al contempo amore, si realizza attraverso un interesse verso il mondo privo di secondi fini. Si scopre negli altri esseri la parte di se stessi che si era perduta nel separarsi per trovare la propria autonomia.

Si scopre inoltre che senza la propria attività creatrice, senza la propria iniziativa la stessa realtà sarebbe monca. Le mancherebbe ciò che solo grazie ad una tale iniziativa può venire ad esistenza.

Nel sentirsi ormai congiunti al mondo e ai suoi esseri, si agisce a partire dalla conoscenza dei loro bisogni , si assumono tali bisogni come propri. E assieme ad essi i dolori e le sofferenze dell’umanità, che sono la via per il raggiungimento della conoscenza e della libertà, necessarie per poter amare pienamente.

(continua)

Stefano Freddo

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