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Radici cristiane della vita sociale

Educazione dell’uomo

La vita culturale, con al centro l’educazione e la scuola, ha a che fare con lo sviluppo delle facoltà dell’essere umano unico e irripetibile. Ci possiamo chiedere: l’attuale organizzazione scolastica raggiunge un tale obiettivo? Quali sono i suoi principi e cosa si propone?
L’art. 30 della Costituzione della Repubblica Italiana afferma: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati al di fuori del matrimonio”. L’art. 34 dice: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”.
Dato che qui abbiamo, espressi chiaramente, i principi fondamentali sui quali è organizzata la scuola italiana, sia pubblica che privata, proviamo a considerarli attentamente.
Ha senso attribuire ai genitori il dovere e assieme il diritto di educare i figli? Per essere più precisi si dovrebbe dire che i figli hanno il diritto ad essere educati e i genitori hanno il dovere di provvedervi.
Ciò è implicitamente riconosciuto dal secondo comma dell‘art.30: “Nei casi di incapacità dei genitori la legge provvede a che siano assolti i loro obblighi”, riconoscendo in tal modo il diritto dei figli, indipendentemente dalla capacità dei genitori di assolvere al proprio dovere.
Ma su quale realtà si fonda l’idea di diritti dell’uomo? Per trovare una tale realtà siamo rimandati alla nostra interiorità. In essa incontriamo ciò che possiamo indicare come il sentimento della dignità umana.
Si può riconoscere come esso, in grado maggiore o minore, sia presente in ogni essere umano come realtà oggettiva, indipendente dalle caratteristiche personali.
E tuttavia dobbiamo sentirlo proprio in relazione con quanto vi è di più sacro nel singolo individuo.
L’art. 3 della Costituzione afferma infatti: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
E inoltre nell‘art. 13: “La libertà personale è inviolabile. (…) E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”. Qui ci appare chiaramente come UGUAGLIANZA e LIBERTA’ siano due realtà intimamente collegate.
Ma qual’è l’essenza che le riunisce? Non è difficile rispondere: è lo stesso essere umano.
Osserviamo questo essere umano. Egli possiede un corpo costituito da sostanze minerali e in ciò è simile alla pietra, alla pianta e all’animale.
Viene ad esistenza provenendo da una famiglia, da un popolo, è legato all’ereditarietà biologica; in ciò è simile sia alla pianta, sia all’animale.
Riceve inoltre dal proprio ambiente e dal proprio organismo corporeo stimoli ed impressioni che divengono il lui percezioni, sensazioni e sentimenti e alle quali risponde attraverso impulsi ed azioni; in ciò è simile all’animale.
Ma, diversamente dall’animale, ha la possibilità di riflettere sulle proprie percezioni, sensazioni, sentimenti e impulsi, in modo che ne risultino azioni conseguenti sensate.
Nell’animale l’azione è dettata dall’istinto e questo dipende dalla specie cui appartiene; l’animale lo segue automaticamente. Nell’essere umano la risposta ad uno stimolo è individuale, provenendo essa dalla considerazione pensante di quanto viene sperimentato.
Tale facoltà pensante nell’essere umano si sviluppa gradualmente, divenendo sempre più autonoma e individuale e in questo sviluppo noi riconosciamo il compito dell’educazione. Attraverso tale facoltà portiamo a coscienza anche tutto ciò che vive nel sentire e nel volere. Ciò che noi chiamiamo conoscenza consiste nell’elaborazione pensante di quanto viene percepito, sperimentato e compiuto.
Nelle considerazioni su Goethe abbiamo visto come la possibilità di conoscere è legata al fatto che la nostra osservazione pensante si dedichi all’oggetto di osservazione, escludendo ogni condizionamento personale, in modo imparziale e tranquillo.
Abbiamo inoltre scoperto la qualità solare di un tale conoscere e il suo essere compenetrato di amore.
Noi ci apriamo all’essere che ci sta di fronte e attendiamo che si riveli. Certo questa capacità è assai difficile da conquistare, ma non impossibile.
Abbiamo osservato, parlando della pianta, come uno sguardo parziale possa impedirci di coglierne il reale processo vivente e come ciò si ripercuota poi negativamente sul nostro lavoro di agricoltori, con conseguenze dannose sia per la natura, sia per l’uomo. Da cosa è determinata tale parzialità? L’avevamo chiamato utilitarismo. Tale atteggiamento consiste nel considerare le cose in relazione ai nostri bisogni e scopi e non per se stesse.
Non è forse utilitarismo nei confronti dell’essere umano quando si afferma che l’educazione deve formare bravi cittadini e lavoratori? Non sarebbe sufficiente che formasse esseri umani e basta? Non dovremmo riconoscere che essenziali non sono le esigenze che una ideale società ha nei confronti dell’individuo, ma viceversa i reali bisogni di un tale individuo? Sono tali bisogni a muovere nell’uomo il desiderio della loro soddisfazione.
Quando siamo affamati cerchiamo del cibo e proviamo piacere nel soddisfare la fame. Ma se non abbiamo appetito, mangiare diviene una sofferenza. Così, quando andare a scuola diventa un obbligo e l’insegnamento diviene dovere di imparare contenuti stabiliti da dei programmi, esso si trasforma in sofferenza subita.
Come era impreciso affermare che i genitori hanno il diritto di educare i figli, ugualmente lo è dire che i bambini hanno il dovere di andare a scuola. Essi hanno il diritto di andare a scuola e gli adulti hanno il dovere di educarli a partire dalle loro esigenze individuali e da nient’altro. Se saranno soddisfatti nei loro reali bisogni umani andranno a scuola con interesse e volentieri e la fatica dello studio sarà superata dall’amore per la conoscenza.
Nella scuola di Barbiana non esistevano le vacanze. La scuola si era calata nella vita reale e in essa i ragazzi sentivano di poter realizzare veramente le loro aspirazioni. Non si vuole certamente proporre a modello la scuola di Barbiana, ma solo comprenderne lo spirito. Esso si esprime in Lettera a una professoressa nelle splendide parole: “La pedagogia così com’è io la leverei. Ma non ne sono sicuro. Forse se ne faceste di più scoprireste che ha qualcosa da dirci. Poi forse si scoprirà che ha da dirci una cosa sola.
CHE I RAGAZZI SONO TUTTI DIVERSI, son diversi i momenti storici e OGNI MOMENTO DELLO STESSO RAGAZZO, son diversi i paesi, gli ambienti e le famiglie. Allora di tutto il libro basterebbe una pagina che dicesse questo e tutto il resto si potrebbe buttar via”.
Qui tocchiamo un punto cruciale. Nelle parole da noi evidenziate si esprime ciò che è essenziale nell’essere umano. Quando ci troviamo davanti un nostro simile possiamo certamente osservare come egli possieda i tratti del suo popolo, come il suo carattere e temperamento siano influenzati dai genitori, e così via.
Ma il suo esprimersi ed agire manifesta, se osserviamo attentamente, qualcosa di unico, non prodotto dai condizionamenti ereditari o dell’ambiente, ma scaturente dall’interiorità. Egli fa trasparire nel proprio manifestarsi, nella parola e nell’azione, il modo peculiare attraverso il quale elabora dentro di sé la propria esperienza del mondo e di se stesso. In tale continuo divenire ogni essere umano trasforma incessantemente se stesso.
Questo elemento individuale, che chiamiamo IO, è ancora più celato allo sguardo di quanto non sia l’essere della pianta. Se infatti possiamo prevedere esattamente come crescerà una pianta di frumento, cioè secondo la legge formativa della propria specie, attiva nello stesso modo anche in un’altra pianta di frumento, non così è per il singolo essere umano.
Egli costituisce infatti UNA SPECIE A SE’ e non può essere compreso a partire da un altro. Per poterlo conoscere noi dobbiamo attenderne la manifestazione, osservandolo di momento in momento.
Una delle esperienze più dolorose che può provare un bambino o un ragazzo è quella di essere giudicato secondo un certo stereotipo, in base a qualche azione compiuta, al carattere o ad altro. Egli sente inconsciamente che in tal modo l’adulto, genitore o insegnante, è cieco di fronte al suo vero essere, essere che consta di divenire e non solo di ciò che viene dal passato.
Sulla caratteristica individuale appena osservata si fonda il sentimento della dignità umana ed esso è intimamente congiunto all’esperienza della LIBERTA’. Sentiamo infatti che solo attraverso la libertà ogni uomo può divenire ciò cui aspira.
Da essa deriva poi il sentimento della UGUAGLIANZA. Gli esseri umani sono uguali in quanto hanno tutti la potenzialità di divenire degli IO, individui diversi ed ugualmente liberi.
(continua)
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