L’ascesi del sentire viene realizzata da ogni esercizio che accordi il pensiero con la volontà. La forza extra-cosciente che nell’essenza collega il pensiero con la volontà, è il sentire.
L’ordinario sentimento non è la reale vita del sentire, bensì la sua alterazione. Tale alterazione viene sanata dall’esercizio della rispondenza della volontà al pensiero liberato.
Il sentire, come pura forza dell’anima, può sorgere là dove è tacitato il sentire normale, che è comunque il veicolo della natura animale dell’uomo.
In conseguenza della meditazione, il sentire tende a sorgere come forza di ritmo dell’anima, già in tal senso indirettamente sollecitata da ogni saggio collegamento del pensiero con la volontà.
Perché la potenza di ritmo dell’anima si manifesti direttamente, occorre sia tecnicamente prodotto lo stato di assenza del normale sentire: come un varco aperto al sentire spersonalizzato, capace di immergersi negli interessi altrui e nel mondo, con la spontaneità normalmente suscitata dagli interessi personali.
Occorre educare se stessi a vietarsi in talune occasioni la normale reazione del sentimento. L’esercizio del “non sentire” è la condizione per la concentrazione pura e per la conseguente resurrezione del sentire, ossia per l’affiorare del “sentire puro” che libera il mentale dalla corporeità: ma è parimenti il puro pensiero che apre il varco al non sentire e libera il mentale dalla soggettività senziente-razionale.
Il potere dell’attenzione rivolta all’oggetto, sospende il condizionamento del sistema nervoso all’attività interiore, ma appunto questa temporanea immobilità del sistema nervoso risponde al “vuoto” del sentire egoico: l’abituale reazione nervosa cessa di dominare la vita dell’anima.
L’assenza di tensione astrale che ne consegue, diviene l’ambito in cui è possibile il fluire della pura forza pensiero.
Ma occorre dire simultaneamente che il destarsi della pura forza pensiero, rende possibile il vuoto astrale: l’ambito necessario all’affiorare del Principio cosmico del pensiero.
La temporanea assenza del sentire soggettivo realizza il distacco della coscienza dal sistema nervoso, ossia l’indipendenza dell’astrale superiore in cui vive l’Io, dall’astrale inferiore in cui l’Io è ottusamente manovrato. Il distacco isola nel sistcma nervoso e riduce alla sua legittima funzione l’entità interiore che mediante tale sistema manovra la vita degli istinti.
In realtà, il discepolo, grazie al non sentire, si rende temporaneamente indipendente dall’ente collettivo che domina il sangue: arresta cioè l’azione dell’ente “Lucifero” ispiratore delle emozioni, delle passioni, degli stati d’animo, dei pensieri contraddicenti l’essenza dell’anima.
Ma col sospendere, sia pure per brevi momenti, l’influenza dell’Avversario che agisce nel sangue, egli automaticamente isola l’Avversario che agisce attraverso il sistema nervoso: rende indipendente l’anima dall’ente “ahrimanico” che, manovrando il sistema nervoso, si esprime totalmente nell’uomo istintivo.
In tali momenti, il sistema nervoso si limita a essere il trasmissore puro, o il mediatore neutro, secondo lo stesso processo con cui opera negli organi dei sensi. In effetto, gli organi dei sensi funzionano come obiettivi mediatori, perché in essi l’azione dell’ente emotivo o dell’ente istintivo è esclusa: essa fu originariamente eliminata dalle forze edificatrici dell’Io.
I sensi invero non ingannano: è il pensiero che non giunge ad essere in sé coscientemente vivo rispetto ad essi, come quando si accende del loro contenuto, grazie alla mediazione neutra dell’elemento nervoso.
L’indipendenza, sia pure temporanea, del mentale dal sistema nervoso, ripristina la correlazione gerarchica Spirito-anima-corpo, ridestando un potere originario dello Spirito in rapporto al proprio essere astrale-eterico-fisico.
Costituzionalmente il supporto fisico dell’Io è il sangue, il supporto dell’astrale è il sistema nervoso, il supporto del corpo eterico è il sistema ghiandolare.
Nei momenti della sospensione del sentire inferiore, che esprime l’alterazione del rapporto gerarchico accennato, l’Io fluisce nel sangue secondo la sua luce trasmutatrice: perciò simultaneamente tende a restituire al sistema nervoso, reso immobile, la sua vita metafisica originaria.
In conseguenza di una metafisica vita originaria perduta dal sistema nervoso, infatti, l’ente ahrimanico può dominarlo senza contrasti, anche se negli organi dei sensi tale dominio ha il limite accennato. In realtà, mediante il veicolo nervoso, l’ente ahrimanico non solo impedisce che giunga all’uomo la percezione del Sovrasensibile ovunque sorreggente il mondo, ma altresì riesce a imprimere la propria influenza sulla corrente del sangue: ascendendo alla testa e compenetrando il mentale di impulsi distruttivi.
La ascesi della sospensione del sentire, instaura una pausa di riattivazione del rapporto tra lo spirituale e il corporeo, come durante il sonno, recando temporaneamente un mutamento al tipo del respiro e alla sua connessione con il ritmo del sangue.
Tratto dal libro : Manuale pratico della Meditazione


