La via di Pietro e la via di Giovanni

La Basilica di San Pietro

Sin dalle primissime comunità cristiane le diverse visioni che gli apostoli e i principali discepoli avevano soprattutto in relazione al tema della Resurrezione del Cristo Gesù, provocarono vari attriti tra i cristiani delle origini, creando alcune “correnti” interne. La principale era sicuramente quella che a Gerusalemme afferiva a Simon Pietro, a cui si contrapponeva, seppure in maniera molto equilibrata e “soft”, il gruppo che faceva riferimento a Giacomo il giusto, “il fratello del Signore”, divenuto capo della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù.

Vi era poi l’ultimo arrivato, Paolo di Tarso, che da persecutore dei primi cristiani e senza aver mai conosciuto fisicamente Gesù, dopo l’evento di Damasco si era trasformato “nell’apostolo delle genti”, grande e appassionato oratore, in grado di diffondere con efficacia il messaggio cristiano soprattutto nel modo greco e all’esterno della Palestina.

Infine, più defilati, vi erano coloro che si riconoscevano maggiormente nel messaggio di colui che sarebbe diventato Giovanni Evangelista, “il discepolo che Gesù amava”.

Dopo la morte di Giacomo e l’alleanza, pur nelle tante diversità, tra Paolo e Pietro e il loro martirio a Roma, le comunità “pietrine” assursero a Chiesa ufficiale della nuova religione cristiana, anche a conferma dell’investitura che nei Vangeli, che intanto cominciavano a circolare seppur senza ancora una versione unitaria come quella che conosciamo con i quattro canonici (che sarebbe arrivata solo alla fine del IV secolo), il Risorto sembrava avesse dato a Pietro (Mt. 16:14-18).

I giovanniti invece progressivamente sembrarono sparire nell’ombra, sebbene alla fine del quarto Vangelo scritto dallo stesso Giovanni, vi fosse uno strano passo:  … Pietro dunque, vedutolo (Giovanni, ndr), disse a Gesù ” Signore, e lui? “. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga (ardente) finché io venga, che importa a te? Tu seguimi “.

Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?” (Gv. 21: 23-23). Sembrerebbe quindi che accanto ad un incarico “ufficiale”, manifesto dato a Pietro da svolgere subito, ve ne fosse uno nascosto dato a Giovanni da attuare nel tempo.

Al di là delle diverse traduzioni e dei significati più o meno ufficiali di tale passo, quello che interessa è che  sin dall’inizio del Cristianesimo sembrerebbero esistere due Chiese cristiane o meglio due “anime”, due vie: quella di Pietro e quella di Giovanni.

La prima è la Chiesa ufficiale, quella manifesta (essoterica o exoterica, dal greco exoterikos, esterno), la cosiddetta “Chiesa militante”, impegnata ad evangelizzare e a far conoscere in tutto il Mondo “la lieta novella”.

L’altra è quella “nascosta” (esoterica), impegnata soprattutto a custodire al di fuori delle manifestazioni e delle strutture esteriori l’integrità dei significati spirituali profondi del messaggio cristiano. È la cosiddetta “Chiesa vigilante”.

Esse sono rappresentate a Roma da due basiliche: quella di San Pietro e quella di S. Giovanni in Laterano.

La prima è grandiosa, scenografica, con l’imponente colonnato del Bernini che circonda una grande piazza e la più grande cupola del mondo per una chiesa cristiana. Inoltre presenta una facciata rivolta ad Ovest, ovvero contraria al sole nascente, verso il quale invece si rivolgono le facciate della maggior parte delle chiese cristiane (secondo quanto consigliava un testo attribuito a papa Clemente I). Oggi è il simbolo della Città del Vaticano, stato riconosciuto all’ONU.

La Basilica (la cui costruzione fu conclusa nel 1626), fu edificata sul sito dove ne sorgeva un’altra molto più piccola fatta costruire nel IV sec. dall’imperatore Costantino sull’area del circo privato di Nerone (! ! !) e di una contigua necropoli dove la tradizione vuole che San Pietro fosse stato sepolto dopo la sua crocifissione.

L’Arcibasilica Laterana o Lateranense, meglio nota come San Giovanni in Laterano e situata sul colle del Celio e correttamente orientata secondo la direttrice Est-Ovest, sorse nella sua prima versione nel IV secolo nella zona degli Horti Laterani. Essa è la cattedrale della diocesi di Roma e la sede ecclesiastica ufficiale del Papa, dal momento che detiene tutt’ora la Cattedra Papale o Santa Sede.

Il trasferimento di tutto ciò che riguarda il papato a S.Pietro e nella città del Vaticano è quindi un fatto, tra l’altro relativamente recente, prevalentemente di tipo politico e di comunicazione esterna.

Il nome completo della basilica di S. Giovanni in Laterano è Sacrosancta Papalis Archibasilica Maior Sanctissimi Salvatoris et Sanctorum lohannis Baptistae et Evangelistae apud Lateranun, omnium Urbis et orbis ecclesiarum Mater et Capu .

Essa è quindi dedicata a tutti e due i santi giovanniti: battista ed evangelista, ma è prima di tutto dedicata al Santissimo Salvatore ed è “madre e capo di tutte le chiese della città (di Roma) e del mondo”. Tornando alle due chiese, o meglio alle due vie, le possiamo intendere in realtà come i binari di un’unica strada, quella che conduce al Cristo.

La chiesa di Pietro è la giudeo-cristiana; quella di Giovanni, l’elleno-cristiana.

La prima utilizza soprattutto lo strumento del culto, inteso come strumento formatore per la nascita di comunità e basato sulla rivelazione. Esso appare utile soprattutto per un’Umanità dalla coscienza non ancora completamente sviluppata, diremmo “bambina” nel suo complesso, che necessita di una guida, di regole dal profondo significato spirituale sebbene non pienamente comprese da tutti (il rito cultico, appunto) e con degli intermediari (i sacerdoti) in grado di interagire con la Divinità nel modo corretto.

Una via che in un certo senso è più direttamente accessibile a tutti e che porta sulla Terra il mondo dello spirito. O meglio, per usare le parole di Rudolf Steiner, ” … la comunità cultica cerca di far scendere gli Angeli dal cielo nel luogo in cui si svolge il culto, perchè essi vivano tra gli uomini”.

La seconda via è invece quella che segue l’impulso contrario, ovvero cerca di innalzare gli uomini perchè essi, pur rimanendo sulla Terra, comincino a vivere direttamente l’esperienza dello spirituale. Ovvero, sempre usando le parole dell’antroposofia ” … vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’Uomo allo spirituale che è nell’Universo”.

Entrambe costituiscono un cammino di liberazione dell’Uomo ed hanno come obiettivo la Libertà nell’Amore, ma si sono sviluppate con modalità diverse.

La Basilica di San Giovanni in Laterano

La prima attraversando la storia in maniera potentemente manifesta, portando la conoscenza della venuta del Cristo al Mondo anche attraverso l’azione missionaria di evangelizzazione che sovente ha conosciuto pesanti fenomeni di contaminazione appunto mondana (visto che il Mondo è piuttosto… immondo).

E conoscendo tutti i pericoli e i limiti connessi al fatto di essere diventata anche una struttura, ovvero un Chiesa che non sempre riesce a mantenersi anche “ecclesia”, cioè comunità delle origini (l’etimologia dal greco ekklesia=comunità, viene dal verbo kaleo, chiamare, invitare).

La via di Giovanni ha invece affiancato in maniera per lo più discreta la via di Pietro, fecondandola e sostenendola affinché non si inaridisse, ma tendendo essenzialmente alla maturazione individuale dell’Io spirituale che è nell’Uomo, ovvero quell’Io Sono che il Cristo-Gesù richiama almeno 12 volte nel vangelo di Giovanni, appunto.

E mantenendo estrema attenzione all’azione del Cristo nell’Umanità anche dopo la Sua venuta sul piano fisico, preparandosi alle manifestazioni che hanno cominciato ad esprimersi e che sempre più si svilupperanno nel tempo in tutti gli altri piani dell’esistenza umana, cominciando da quello eterico.

Ecco perchè la via di Giovanni riconosce la cosiddetta parusìa o seconda venuta del Cristo, quella appunto del cosiddetto Cristo eterico e che S. Paolo, che l’ha vissuta in prima persona sulla via di Damasco, chiama la venuta del Cristo “sopra le nuvole”.

Su tale punto l’irrigidimento di alcuni aspetti del culto propri della via di Pietro (i cosiddetti “dogmi”), unitamente alla paura dell’evoluzione dell’Io superiore di ogni uomo nella sua piena libertà cosciente che comporterebbe ovviamente la perdita di buone fette di potere che nel tempo le chiese (e non solo di quelle che si dichiarano esplicitamente cristiane) si sono costruite, hanno costituito e tuttora rappresentano elementi di attrito tra le due vie.

Ecco perchè tutte le volte che la via di Giovanni ha assunto in qualche modo connotazioni esteriori, magari organizzandosi in strutture manifeste, ha finito quasi sempre con lo scontrarsi con le gerarchie pietrine, finendo per soccombere e subendo la solita accusa di eresìa, con persecuzioni anche fisiche che nulla hanno di cristiano.

È stato il caso per esempio di movimenti come quello dei manichei, dei templari (delle origini), dei catari, degli albigesi, dei rosacroce.

Da notare che il termine “eresia” deriva dal haìresis derivato a sua volta dal verbo hairè, “afferrare”, “prendere” ma anche “scegliere” o “eleggere”.

In ambito cristiano il termine, assente nei vangeli canonici, compare negli Atti degli apostoli (5: 17).

In origine dunque eretico era colui che sceglieva, colui che era in grado di valutare più opzioni prima di assumere una posizione in libertà. E sia in greco antico che in ebraico ellenizzato questo termine non possedeva, originariamente, alcuna caratteristica denigratoria.

Ma si sa, chi cerca di ragionare con la sua testa (soprattutto se scaldata con il calore del cuore) è pericoloso. E già con le Lettere del Nuovo Testamento tale neutralità del termine viene meno: in 1 Corinzi 11:19, Galati 5:20, 2 Pietro 2:1, haìresis inizia ad assumere dei connotati dispregiativi e ad indicare la “separazione”, la “divisione” e la rispettiva condanna.

Secondo il teologo Heinrich Schlier lo sviluppo in negativo di haìresis procede con l’analogo sviluppo del termine ekklesia: haìresis ed ekklesia divengono così due opposti.

Ma siccome il Cristo, per fortuna, in quanto Logos di tutti i Logos è uno solo ed agisce ben al di sopra delle forme e delle strutture più o meno rigide in cui gli uomini amano ancora trastullarsi, ecco che l’impulso giovannita continua a mantenersi più vivo che mai, anche all’interno della stessa chiesa di Pietro ed anche con tanti segni esteriori.

Un esempio lo ritroviamo nel fatto che sino alle riforme del Concilio Vaticano Il, alla fine della messa, si effettuava una invocazione a S. Michele Arcangelo ed il sacerdote, dopo aver congedato i fedeli con l’ite missa est leggeva, per lui solo, il Prologo del Vangelo di Giovanni, quasi a riconoscerne la potenza della missione specifica.

Nessun commento sul fatto che dopo tale Concilio queste pratiche sono state abolite.

Certo, il passaggio dell’incontro con il Cristo attraverso l’evoluzione del proprio Io, sino a raggiungere il “non Io ma Cristo in me” di paolina memoria, porta a sviluppare progressivamente una via cristiana sempre meno dipendente dagli schemi cultici e dalla tradizione storica, seppur trasmessa dai vangeli, a favore di una dottrina sempre più orientata direttamente dal mondo spirituale.

Con tutti i rischi del caso, a cominciare da quello di finire con il crearsi un mondo spirituale ed un credo pseudo-cristiano a proprio “uso e consumo”.

Ecco perchè lo stesso S. Paolo (che potremmo definire “giovannita della prima ora” anche se poi promotore della Chiesa di Pietro), richiama la necessità di sviluppare un indispensabile discernimento degli spiriti, qualità propedeutica a tutto il resto e da riceversi per Grazia tramite lo Spirito Santo, ma da cercarsi per propria scelta volontaria.

Cercare il Cristo attraverso la maturazione del nostro Io sono, ovvero della parte divina posta in noi dal Creatore, è percorso di massima libertà ma anche di estrema responsabilità, che deve essere affrontato con grande umiltà, consapevoli che, soprattutto al giorno d’oggi, non si può percorrere da soli. Sia dal punto di vista del sostegno del Cristo stesso, sia della condivisione con altri fratelli. Da qui il senso di una nuova, vera ecclesìa.

Da sempre nell’inconscio dell’Uomo cova quest’anelito di congiungimento tra lo spirituale che è nel cosmo e quello che è all’interno di ognuno di noi.

È nella nostra natura, quali unità microcosmiche che rispecchiano il macrocosmo.

È la via di Giovanni, seguita più o meno consapevolmente in ogni tempo da grandi personalità come Francesco d’Assisi, ldelgarda di Bingen, Tommaso d’Aquino, Dante Alighieri, Goethe.

Con l’evento del Golgotha, il Cristo ha reso questa esperienza accessibile a tutti, senza intermediari, se non Lui.

Una via che è in realtà anche quella vera di Pietro che solo alla fine della sua vita, scegliendo il martirio, si farà Giovanni e che non ha caso, molti anni prima in terra di Palestina, girandosi e guardando il Discepolo che Gesù amava, forse intuendo qualcosa, chiese al Maestro “E lui, Signore?”.

Tratto dalla rivista “Albios” 

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