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Riposare è la condizione di base dell’essere umano. Quando veniamo su questa terra, iniziamo col dormire molto, siamo nutriti, accuditi ed educati perché possiamo poi sviluppare le nostre potenzialità a tempo debito. Rudolf Steiner, parlando di fronte agli operai della Daimler di Stoccarda il 25 aprile 1919, afferma: “I vostri dirigenti hanno il diritto di interessarsi al vostro lavoro solo se prima si interessano al vostro riposo”.

Il reddito base per tutti assicura questa necessità primaria del riposare.

La prima attività del bambino dopo il riposare, non collegata a un bisogno fisiologico, è giocare. Giocare è una vera attività, nella quale il bambino si impegna a fondo con grande sforzo, a partire dal proprio interesse e dalla propria volontà creativa.

Friedrich Schiller, nel suo saggio L’educazione estetica, afferma: “L’uomo è veramente uomo solo quando gioca”. Nel gioco egli si immerge nell’attività in quanto la ama, gli dà gioia, senza badare all’utile che gliene deriva. Quando agiamo per un secondo fine, siamo rivolti a quel fine e ci distraiamo da ciò che stiamo facendo. Così avviene col lavoro salariato. Si lavora per il proprio reddito, ma non si è immersi pienamente nel proprio lavoro, con vero interesse e partecipazione, come avverrebbe se il lavoro fosse scelto liberamente.

Il reddito base ci permette di riposare, di disporre di uno spazio di libertà e di gioco in cui sviluppare la volontà a partire da noi stessi. Ci consente di destare in noi l’interesse per le possibilità che ci si presentano di esprimere la nostra attività, in modo che il nostro particolare talento, che si è potuto sviluppare liberamente grazie al riposo, possa divenire fecondo per gli altri e per il mondo.

La collaborazione fraterna è la vera legge dell’economia. La concorrenza malsana oggi esistente è la conseguenza della mancata realizzazione della necessaria base di diritto dell’economia, che è la equa divisione e distribuzione delle terre.

Ma non è necessario ora che vengano distribuite le terre. E’ sufficiente che venga riconosciuto a tutti il diritto al frutto del proprio pezzo di terra, in forma di reddito base, collegato alla tassa monetaria che deve preservare il valore del denaro.

Il denaro vale solo se viene speso e circola, facendo circolare e scambiare merci e prestazioni, che sono la vera ricchezza economica. Ne viene scoraggiato l’accumulo con la tassa monetaria.

Liberato dalla costrizione di lavorare per il proprio reddito, l’essere umano si inserirà nella vita economica liberamente per soddisfare i propri interessi.

Si formeranno associazioni economiche nelle quali le attività produttive si orienteranno in maniera oggettivamente altruistica secondo i bisogni degli altri.

Afferma Rudolf Steiner: “Nelle associazioni economiche, ognuno saprebbe dagli altri ciò che deve sapere”. Sembra una frase generica e astratta. In realtà è una magnifica espressione per una realtà vivente come quella economica che non sopporta definizioni e programmi.

Non viene data alcuna indicazione concreta, ma tutto viene lasciato al libero incontro tra gli uomini. Si incontrano consumatori, produttori, commercianti. I consumatori esprimono i loro bisogni, le loro necessità, e i produttori sanno di conseguenza come possono operare per soddisfarli, secondo le capacità che ognuno può mettere in campo a partire dalla propria libera volontà.

Si incontrano qui le necessità dei consumatori con la libertà dei produttori. I commercianti fanno da mediatori, fanno incontrare le due parti e facilitano gli scambi e la distribuzione. E il reddito base garantisce il potere d’acquisto per tutti in modo che possa essere consumato ciò che viene prodotto.

Concludendo, guardiamo alla terribile figura di Nemesi, la dea della giustizia e della morte. Essa porta incontro all’uomo, secondo la ferrea legge del Karma, le conseguenze delle proprie azioni, il pareggio della giustizia divina.

Essa ci appare nella distruzione della vita del pianeta, che è la nostra autodistruzione, conseguenza della nostra ancora limitata capacità di comprendere le leggi spirituali dell’economia.

Ma guardiamo anche alla stalla della piccola Betlemme. Il Bambino dorme quieto dentro la mangiatoia, già pronto ad offrirsi come cibo.

Betlemme significa la casa del pane. Nel Suo riposare di bambino, Egli si prepara già al grande atto d’amore che compirà nella sua piena maturità: “Poi, preso il pane, dopo aver reso grazie lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi” (Lc 22,19).

Ecco che riappare il verbo nemein: prendere, dividere e distribuire. Ma al posto di coltivare e pascolare c’è “rendere grazie”.

E ciò è giustificato dal fatto che oggi non coltiviamo il nostro pezzo di terra per noi, ma lavoriamo per gli altri e soddisfiamo i nostri bisogni GRAZIE al lavoro degli altri.

Se comprendiamo questo, la vita economica si trasforma per noi in una grande mensa eucaristica, in un perpetuo rendere grazie. Eucaristein significa infatti rendere grazie.

La Terra intera è il grande pane, corpo di Cristo: “Colui che mangia il mio pane ha levato il calcagno su di me” (Gv 13, 18). Il Cristo parla come Spirito della Terra: “Colui che mangia il mio pane, cresciuto sul mio corpo, mi calpesta col piede ogni volta che cammina su di me”.

Queste parole, nel vangelo di Giovanni, sono precedute dalla lavanda dei piedi. La coscienza eucaristica risiede nei piedi, nel camminare sulla terra con passo puro.

Dobbiamo imparare a pensare coi piedi:

“Anima umana, tu vivi nelle membra, che attraverso il mondo dello spazio ti portano nel mare dell’esistenza spirituale. Esercita ricordare in spirito.”

Ricordare in spirito non è altro che “rendere grazie”, divenire coscienti di quanti esseri spirituali e quanti esseri umani hanno profuso la loro volontà affinché noi possiamo nutrirci del pane.

La Terra intera è la Casa dell’Umanità e su di essa viene prodotto il pane. Essa è la grande Betlemme, la grande Casa del Pane. Come Gesù ha preso corpo nascendo nella piccola Betlemme, la piccola Casa del Pane, il Cristo ha preso corpo nella grande Betlemme.

La Terra è il corpo di Cristo e le terre coltivabili sulla sua superficie sono le sue vesti:

“I soldati, quand’ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e anche la tunica. Ma la tunica era senza cucitura, tessuta dall’alto per intero. Dissero dunque fra di loro: “Non strappiamola, ma tiriamo a sorte di chi sarà”.

E’ così che si compì la scrittura che aveva detto: “Si sono spartite fra loro le mie vesti e per il mio vestito hanno tirato la sorte”. Queste cose fecero i soldati”. (Gv 19, 23-24)

Gli uomini sono i soldati, coloro che vendono il loro lavoro per i soldi. Dato che sono schiavi del lavoro, sono cattivi, cioè prigionieri, e combattono l’uno contro l’altro per la propria sopravvivenza, perché non c’è lavoro per tutti.

Ma dopo la crocifissione di Gesù essi possono finalmente dividersi tra loro le sue vesti, le terre coltivate nelle quattro parti del mondo, oriente, occidente, nord, sud. Porranno così le basi per non essere più schiavi del lavoro e cesseranno di combattersi a vicenda. Diventeranno soldati in congedo e potranno finalmente riposare.

Allora, grazie all’attivo rientrare in se stessi, potrà forse toccare loro in sorte di trovare la tunica, quella veste del Cristo che mai è stata, né mai potrà, essere divisa, senza cucitura, tessuta dall’alto per intero.

L’atmosfera è la tunica, la veste della Terra che non può essere divisa. Essa è opera dell’essere tessente della luce, la luce che tesse nel cosmo e nel pensare umano come Logos.

“Poiché la volontà del Cristo opera all’intorno, nei ritmi universali, donando grazie alle anime”.

Nella luce atmosferica viene tessuto l’amido, la sostanza vegetale che viene sintetizzata dalla luce tramite la foto-sintesi. Nel pane noi mangiamo la luce solare, il Logos. Questa è la grazia che ci dona il Cristo nell’economia,

“L’io vive delle grazie del pensare” (Filosofia della Libertà). Questa è la grazia che ci dona il Cristo nella nostra anima. Il pensare è il reddito base incondizionato che ognuno di noi ha ricevuto con la sua nascita sulla Terra, Corpo di Cristo.

Grazie al pensare, che tesse relazioni tra tutti gli esseri, il mondo ci appare un’unità, “tessuto dall’alto come intero”.

Nella terra operano invece le forze della morte, della divisione, della particolarità. Ma il Cristo vi penetra e le illumina, svelando la morte come giustizia del Padre, giusta divisione della Terra fra gli uomini. Il pane terreno che porta in sé la morte, il processo vivente giunto al suo termine, viene spezzato e distribuito per risorgere come Pane Celeste indivisibile in ogni singolo uomo:

“Nel Cristo la morte diviene vita”.

Grazie al reddito base incondizionato il pane, legato alla morte e all’obbligo di lavorare per sopravvivere, diviene Grazia per la Libertà dell’Uomo.

“Anima umana, tu vivi nel capo in RIPOSO che dalle eterne profondità ti dischiude i cosmici pensieri.

Esercita contemplare in Spirito, in quiete di pensiero dove le Eterne Mete Divine luce dell’Essere Cosmico

all’Io singolo per il suo Libero Volere DONANO. E veramente tu Penserai nelle profondità dello Spirito Umano.

Questo dice:

“Per Spiritum Sanctum reviviscimus”. Questo odono gli spiriti degli elementi, a Oriente, Occidente, Nord, Sud. Possano Uomini udirlo!”

Nel nostro tempo, grazie alla comprensione della fraternità che è la vera legge dell’economia, esiste la possibilità per tutti coloro che vogliono, di essere iniziati ai profondi misteri che dischiudono la comprensione del significato dell’intera evoluzione terrestre.

Stefano Freddo

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