468

Il destino dell’umanità si gioca oggi sul campo di battaglia della vita economica. Ogni essere umano ha un rapporto quotidiano con essa, eppure le sue dinamiche sembrano incontrollabili, inconoscibili. Questa entità che sembra vivere di vita propria, incurante di tutti i tentativi degli uomini di governarla, dispiega tutta la sua potenza su scala planetaria.

L’economia è oggi la nuova frontiera della conoscenza per l’umanità. Perché il paradosso è che essa è una creazione umana, ma l’uomo ancora non la comprende.

Padre perdonaci, perché non sappiamo quello che facciamo. Queste parole possono esprimere efficacemente la nostra condizione di uomini, di esseri in divenire mossi da impulsi che solo una volta attuati nell’azione manifestano il loro vero significato e possono essere conosciuti nella loro realtà.

Sulla via del divenire uomini, l’errore ha per noi un valore fondamentale, è una necessaria fonte di apprendimento. Noi percepiamo in modo immediato i bisogni di natura e gli interessi che ci spingono ad inserirci nella vita economica. Essi costituiscono la molla dell’economia e immense forze di pensiero sono impiegate allo scopo di organizzare tutto quanto è necessario a soddisfarli.

Ma gli effetti che abbiamo ottenuto coi nostri sforzi appaiono oggi opposti a quelli che ci attendevamo. Questa semplice osservazione ci può educare all’umiltà. Invece di cercare i colpevoli del fallimento, coloro che hanno intralciato la felice attuazione dei nostri bei programmi, possiamo porci la domanda: comprendiamo realmente i concetti economici fondamentali?

I concetti vengono afferrati grazie al pensare. Nella Filosofia della libertà Rudolf Steiner fa osservare che la prima caratteristica del pensare è che esso costituisce l’elemento inosservato della abituale vita dell’anima. Noi usiamo il pensare per comprendere il mondo, ma non conosciamo la sua vera natura. E per questo permaniamo anche nel dubbio che esso possa risolvere alcunché riguardo alla conoscenza.

E’ una necessità del pensare quella di dimenticare se stesso mentre si dedica ad un oggetto di osservazione. Non può, mentre osserva un oggetto, osservare contemporaneamente se stesso. Solo in un secondo tempo lo può fare. Dopo che abbiamo pensato in merito ad un oggetto o ad un fenomeno, possiamo osservare il processo di pensiero che abbiamo sviluppato. Questa osservazione ci è resa possibile dalla facoltà del ricordare. A questo punto il pensare considera come oggetto di osservazione la sua stessa attività, scoprendo le leggi logiche secondo le quali ha svolto il processo e ha ordinato i concetti. Compiere questa azione conoscitiva corrisponde al passaggio di una soglia.

Questa soglia si può varcare solo per puro amore della conoscenza, quando non si usa più il pensare in senso utilitaristico, per ottenere dei risultati, ma lo si conosce e lo si ama in se stesso come Logos. Oltre questa soglia si scopre che i concetti hanno una vita propria e costituiscono entità di un mondo unitario che vivono uno nell’altro. Solo ora possiamo pensare e sapere ciò che facciamo pensando.

Padre perdonaci, perché non sappiamo quel che facciamo. Pensiamo continuamente, ma non conosciamo il pensare.

Sono puri concetti quelli che ci si rivelano ora, in grado di illuminare la realtà quotidiana da una sfera situata oltre la soglia che abbiamo varcato. Tra di essi, i concetti economici puri sono tra i più elevati e luminosi, quando ci appaiono in tutta la loro realtà.

E’ necessario amare il Logos per giungere alla conoscenza. Questo lo fa ogni vero filologo (io amo il Logos). Logos viene solitamente tradotto con Parola. Nella parola però il Logos muore. La parola come oggetto, sostantivo, è la fine, l’opera compiuta del processo creativo, dell’azione della volontà creatrice del Logos. Il Logos, in quanto creatore della parola, è il Verbo. Nella Filosofia della libertà, per indicare l’attività pensante, Steiner usa il verbo. Non dice: il pensiero, com’è divenuto oggi uso comune, ma: il pensare.

Un pensiero è un contenuto, un oggetto formato dall’attività pensante e giunto alla sua fine. E’ una definizione. L’ideale conoscitivo dell’uomo moderno è giungere a precise definizioni che permangano, assumano esistenza duratura, che diano risposte certe alle domande conoscitive una volta per tutte. Ma ciò equivale a voler fissare come permanente ed eterno qualcosa di morto e finito.

Chi invece non si accontenta di ciò, chi aspira ad ampliare la conoscenza, trovandosi di fronte ad un oggetto finito ricerca l’attività che l’ha prodotto e l’essere creatore che ha agito per produrlo. L’attività che ha prodotto un concetto morto è il pensare e l’essere creatore è il Logos, il Verbo.

La meta del percorso conoscitivo è ritornare all’origine. Il Verbo muore nel pensiero dell’uomo, perché egli possa risorgere con Lui come creatore, Suo collaboratore cosciente, servitore e custode della sorgente eterna del pensare che è il Logos stesso.

Solo l’amore umano per il Logos può condurci a conoscerLo come Essere Divino dell’Amore.

In ogni parola, in ogni concetto morto giace la possibilità della Resurrezione. Il Cristo in noi, il Logos, può operare questa Resurrezione, guidandoci verso di Sé attraverso la vita dei concetti. “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in sovrabbondanza” (Gv 10,10)

“Maestro, dove abiti (dove permani, dove sei eterno)?” chiedono i due discepoli del Battista che vogliono seguire Gesù. “Venite e vedrete” dice loro (Gv 1, 38-39). Seguite il pensare e troverete in voi il Logos che permane in eterno. “Beati i mendicanti dello spirito perché troveranno in se stessi il regno dei cieli” (Mt 5,3).

Continua

Stefano Freddo

Share This