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L’esercizio della Rosa-Croce comunicato per la prima volta da Rudolf Steiner (V.

La Scienza occulta, c. IV), brevemente consiste nell’imaginare la nascita e la formazione di una pianta, e nel paragonare con questa l’imagine dell’uomo: il quale manca della purità e della impersonalità della pianta, in quanto l’essere egli dotato di coscienza e di autonomia d’azione, implica come controparte il suo soggiacere agli istinti e alle passioni.

Ma l’uomo, mediante l’ascesi, può conseguire nell’anima, epperò nel corpo, la stessa purità che caratterizza la pianta: egli può realizzare nel sangue, il cui calore è veicolo degli istinti e delle passioni, la stessa purità che circola nel succo verde della pianta.

A questo punto dell’esercizio, la rosa rossa viene assunta come simbolo della trasformazione metafisica dell’asceta: in tale fiore, il succo diviene rosso nei petali.

Questa imagine va intensamente sentita (V. la voce LA MEDITAZIONE).

Poi, d’un tratto, si imagina una croce nera, come simbolo delle passioni e degli istinti purificati, con al centro sette rose rosse fiammanti, in circolo. Tale imagine conclusiva deve essere contemplata, così che possa donare il sentimento che le appartiene.

L’esercizio, se si osserva, impegna pensiero sentimento e volontà: riassume le operazioni della concentrazione, della meditazione e della imaginazione: per i contenuti metafisici a cui imaginativamente fa appello, può condurre molto lontano il discepolo, a qualunque grado si trovi, ove egli lo accompagni durante il giorno con l’esercizio tipico della concentrazione ed eventualmente con collaterali discipline richieste dal suo personale sviluppo.

A un determinato grado, l’esercizio, elevato alla calma intensità capace di compenetrare l’astrale inferiore e di orientare la vita dell’anima, può condurre il discepolo al collegamento con l’Ordine delle guide dell’umanità, detto Fratellanza della Rosacroce.

Massimo Scaligero

Tratto dal libro “Manuale Protico della Meditazione”

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