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(da oo 261) Dornach, 3 Maggio 1924 Traduzione di Luisa Fliess

 

Miei cari amici, abbiamo visto recentemente due Membri che si sacrificarono al massimo per la nostra Società antroposofica, passare a breve distanza l’uno dall’altro, attraverso la porta della morte, lasciare il piano fisico. Durante la mia assenza è mancata da poco a Milano, la Signora Ferreri. Desidero ricordarla per prima.

La Signora Ferreri da lunghi anni era Membro della nostra Società, al bene della quale ella si dedicò sempre ispirandosi al massimo spirito di abnegazione e di sacrificio. Ovunque si trattasse di promuovere altruisticamente cosa comunque vantaggiosa alla Società, la Signora Ferreri era pronta all’opera. E non soltanto nell’Italia settentrionale, partendo da Milano, ella lavorava per la causa antroposofica alla quale era completamente devota, ma lavorò altresì per la fondazione di un Gruppo nel lontanissimo paese di Honolulu; Gruppo che è veramente sua creatura e che, se anche qui per la grande distanza ben poco si sa, prospera tuttavia in maniera straordinariamente feconda e prende parte con fervore alle sorti del movimento antroposofico.

Debbo dire che proprio da questo Gruppo, di tempo in tempo riceviamo sempre nuovi attestati di interesse e compartecipazione. Commovente al massimo fu sempre il modo con cui la Signora Ferreri operava, ispirandosi sotto ogni riguardo al più elevato spirito di sacrificio. E questo atteggiamento le veniva dal così intimo e profondo vincolo che la univa alla causa antroposofica, da quel vincolo profondo e intimo che io vorrei chiamare un’intima fede che sa, che sa – mediante la propria sicurezza. Sì, ella sapeva grazie alla sicurezza della sua appartenenza al Movimento antroposofico.

E così ella era rimasta nel suo cuore fedele sino alla morte, fedele al punto che, sebbene gravissimamente malata, e sebbene sia indubbio che nel luogo ove si trovava, a Milano, le sia stata prodigata ogni maggior cura, negli ultimi giorni della sua malattia desiderò intraprendere il viaggio fin qui, poiché così ne scrisse in quei giorni alla Dottoressa Wegman: ella pensava di recuperare la salute solo qui, nel centro del Movimento Antroposofico. Soltanto il sopravvenire di una morte rapida le impedì di fare quest’ultimo passo, il quale testimonia veramente, nel modo più bello, della sua dedizione alla nostra causa. Molti fra noi, e le persone più diverse, molti tra i Membri qui convenuti ed altri pure in gran numero che conobbero l’anima mirabile e nobilissima della Signora Ferreri, sanno come col nostro pensiero, col più profondo sentimento di affetto, accompagniamo l’anima che ha varcato or ora le porte della morte e che sicuramente continuerà a vivere intimamente unita con la causa antroposofica.

Prego i nostri cari Membri – tutti coloro che sono qui presenti – di volersi brevemente alzare dai loro posti per concentrarsi su questi pensieri rivolti al ricordo della trapassata e così unirsi a lei mediante le considerazioni esposte. * * * Ebbene, miei cari amici, poiché ha lasciato il piano fisico un nostro Membro che attivamente e con grande amore ha concorso ad erigere il Goetheanum di Dornach, il “Bau” di Dornach, e poiché proprio ora in questo momento il feretro deve venire chiuso e trasportato – vogliate permettermi di interrompere la conferenza per 10-15 minuti e proseguirla poi.

Oggi è sabato, ed è inevitabile che il feretro oggi stesso venga trasportato al Crematorio di Basilea. (Pausa) Miei cari amici, abbiamo dovuto trasferire al Crematorio di Basilea i resti mortali di Edith Maryon. Venerdì mattina come sapete, i Membri qui presenti della nostra Società antroposofica furono colpiti dalla dolorosa notizia che Edith Maryon, da lunghi anni nostra collaboratrice fin dall’inizio dei lavori qui al Goetheanum, aveva lasciato il piano fisico. Oggi sarà mio compito accennare solo brevemente ad alcune cose che la defunta operò per la Società antroposofica; indi ci troveremo martedì alle 11 per la cremazione, al Crematorio di Basilea dove sarà tenuta la commemorazione vera e propria. Il movente che indusse Edith Maryon a ricercare nella Società antroposofica ciò che può venir in essa trovato, consisteva nell’essere ella stata già prima Membro di un Gruppo esoterico; più tardi tutta una serie di Membri di tale Gruppo entrò a far parte del nostro Movimento antroposofico.

Indi Edith Maryon venne da Londra brevemente visitando prima il Movimento antroposofico in Germania. A tutta prima fu difficile inserirvisi, poiché non comprendeva la lingua tedesca. Ma ella superò con ferrea volontà propria codesto ostacolo, e così relativamente in breve tempo poté impadronirsi di tutto ciò che viene dato appunto alla Sezione germanica del Movimento antroposofico e renderselo famigliare. E tanto intimamente si sentì unita alla causa antroposofica che, già fin dal 1914, sin dal primo lavoro che si iniziò qui, ella vi partecipò con l’apporto della sua particolare valentia artistica. Poiché Edith Maryon era da tempo una scultrice ben conosciuta. Ella ritrasse in scultura le personalità più celebri della politica, della diplomazia e della società inglese; sculture molto apprezzate. S’intende che oggi è difficile farsi strada nel campo artistico, ma miss Maryon era proprio riuscita a far valere il suo talento. L’essenziale in lei, tuttavia, non consisteva in un qualche ramo speciale dell’attività umana, sia pure l’artistico, ma nella tendenza e nello sforzo verso la spiritualità. E questo appunto ella aveva cercato di trovare in seno a quel Gruppo esoterico nel quale ella era prima di entrare nel Movimento antroposofico.

E fu altresì questo approfondimento esoterico che, ininterrottamente per sé e per l’anelito della sua anima, ella ricercò nella Società antroposofica, mentre in lei ferveva insieme un intento vasto e generoso di contribuire alla nostra opera. E su questo mi piacerebbe intrattenervi: Edith Maryon essendo stata per lunghi anni una nostra collaboratrice fervente, che ora in lei abbiamo perduta. Vorrei rilevare come essa sia stata, direi, esemplare proprio in quella sua tutta particolare devozione alla Società, in quanto si tratta della collaborazione a pro della stessa. Miei cari amici, oggi l’Antroposofia è cosa non solo molto contestata, ma anche difficile da attuarsi se è seriamente compresa; se l’Antroposofia e il Movimento antroposofico vengono presi seriamente, allora a guardar bene è cosa inevitabile che quanto il singolo riesce ad elaborarne in uno od altro campo, egli lo offra sull’altare dell’azione della Società. Così fu per Miss Maryon, ella offrì tutta quanta la propria potenzialità artistica sull’altare di sacrificio della causa antroposofica.

Poiché ella era venuta crescendo, si era tutta assuefatta ad una foggia d’arte scultoria quale si acquista per l’appunto seguendo la scuola rispondente, percorrendo quella via che apre l’adito a presentarsi poi davanti a un pubblico che si interessa di arte ecc. Tutto questo ci è consentito dirlo perché Miss Maryon capì perfettamente come in fondo tutto ciò non serva a niente nel Movimento antroposofico, e chi crede che al Movimento antroposofico possa giovare, batte senz’altro una via sbagliata. Sotto un certo rispetto, non si può portare nulla entro al Movimento antroposofico, bensì a tutta prima volendo collaborarvi attivamente, occorre davvero mettere da una parte tutto ciò che eravamo prima.

Chi ciò non crede, convien dire che non abbia ancora una visione che penetra a fondo e vede fino a che punto il Movimento antroposofico, se vuole bastare al proprio mandato, se vuole giungere alla propria meta, debba essere cosa per eccellenza nuova, che attinge alle fonti originali, veramente primordiali dell’evoluzione dell’umanità. Perciò come accade nei campi più diversi, così miei cari amici accadde anche nel campo dell’arte scultoria, allorché si trattò di erigere quell’edificio (Bau) del Goetheanum il quale ci è stato così crudelmente rapito.

Edith Maryon non ha partecipato soltanto alla 4 creazione del Gruppo Centrale, bensì a molteplici opere scultoree richieste dalla costruzione del Goetheanum. Né qui si trattò sempre di preparare soltanto un modello per questa o per quella cosa, ma si trattava di eseguire, di allestire quei lavori che poco si vedono da fuori, ma che sono indispensabili quando un’arte così speciale ha da prendere corpo negli intenti generali che il Goetheanum deve voler perseguire. Se, dunque, a tutta prima ci compenetriamo della conoscenza che, con Miss Maryon, nel movimento antroposofico entrò una personalità ricercatrice vera e zelante dell’elemento esoterico, dobbiamo porre sulla bilancia tutto il modo con cui si impostò e affermò veramente nel lavoro Colei che ha lasciato il piano fisico da poco. Ed è appunto questo che mi preme descrivere e rilevare in modo speciale, mentre voglio destare in voi il ricordo di Edith Maryon. E’ cosa del tutto naturale che quando l’uno o l’altro ci porta qualcosa da fuori, sia da quest’arte o da quella, tutto quanto ci viene incontro quasi frutto di una disciplina esteriore, cosa – e vogliate comprendermi in senso profondo – con la quale non mi è possibile a priori andare d’accordo. Sicché dunque sempre ciò che è apporto estraneo non può avere la mia connivenza. E tuttavia, è indispensabile al prospero sviluppo dell’insieme che il singolo porti in esso le sue capacità.

La necessità che il singolo porti seco le doti, le capacità sue proprie è cosa evidente. Lo scultore, la sua bravura artistica, il pittore la propria ecc. ecc. Lo comprenderete perfettamente, poiché in caso diverso avrei dovuto, io da solo, costruire tutto il Bau. Dunque il Goetheanum ebbe davvero necessità intensa di collaboratori arrecanti seco il fior fiore delle loro capacità, ma che anche di questo sanno fare sacrificio, perché volendo esprimere il lato esteriore della cosa, io propriamente non posso mai andare d’accordo con quanto mi si porta da fuori. Orbene, quanto all’apporto di arte scultoria che proveniva da me, si trattava naturalmente di cosa affatto diversa da quella che, in arte, poteva recare miss Maryon. Di che cosa dunque poteva trattarsi? Non già di una collaborazione che avesse di poi dato il suo frutto; ma poteva trattarsi soltanto che il lavoro venisse eseguito come lo richiedevano gli intenti del Goetheanum, intenti che era mio dovere rappresentare. Vedete, miei cari amici, qui va poi considerato il sorgere di un interesse tutto nuovo, quello per il lavoro stesso. A ciò occorrono persone che senz’altro possiedono questo interesse per il lavoro, l’interesse che il lavoro abbia compimento come tale. Si sia o meno d’accordo tra noi, il lavoro ha da essere reso possibile. Nel delineare i caratteri di tutto questo, io delineo proprio quelle caratteristiche che sono necessarie per il lavoro al Goetheanum.

Miss Maryon recava seco, dunque, due qualità le quali sono quelle soprattutto necessarie a chi lavori realmente nel Movimento antroposofico, due qualità che sono proprio la base massima dell’azione spiegata da Miss Maryon sia qui al Goetheanum, sia in genere nella Società antroposofica; anzitutto ella era suscitatrice di una fiducia a tutta prova. Non era cosa ammissibile che una intenzione mia, un proposito mio quale si fosse, che a Miss Maryon spettava eseguire, non si eseguisse; che non fosse presa pienamente sul serio e condotta sino al quel punto che era insito nella istruzione data. Questa è una delle qualità indispensabili – intendo per il lavoro antroposofico – ossia che quando io stesso do l’istruzione per un dato lavoro, basti e che senz’altro stante il fatto che l’istruzione c’è, la cosa si faccia. In secondo luogo, Miss Maryon possedeva un senso pratico sviluppato in lei con acutezza eccezionale. Ed è cosa che può rilevarsi appunto nell’occasione della sua dipartita dal piano fisico, poiché veramente questo senso pratico è cosa che, varcate le porte della morte, lasciamo completamente qui sulla terra, ma che è qualità imprescindibile quando si tratta di lavorare sul serio. Vedete, ci sono molti idealisti che sono puramente idealisti, senza alcun senso pratico. Che esistano idealisti è una bella cosa, ma l’idealista dotato di senso pratico è quello che occorre al mondo.

Gli idealisti puri (ossia coloro che sono soltanto idealisti) debbono ricorrere a quegli uomini che sanno sviluppare un senso pratico generale, purché costoro sappiano elevarsi al livello dell’idealismo. Il disprezzo del senso pratico, assolutamente non è ciò che in alcun modo può condurre ad un lavoro permeato appunto così intensamente dallo Spirito, quale è voluto da un lavoro svolgentesi nella Società e nel Movimento antroposofico. Ivi le persone dotate di senso pratico sono preziose in modo speciale, ivi sono preziosi gli artisti scultori, ma quegli scultori che realmente, presentandosi il caso che richieda una elaborazione speciale, sappiano fare pur anche un paralume; scultori i quali propriamente sappiano eseguire in un dato modo qualsiasi lavoro si propongano.

S’intende che tutto ciò sta sempre entro dati limiti. Ma, tuttavia, il nostro Movimento antroposofico ha bisogno davvero di uomini che sappiano anche realmente fare ciò che vogliono, poiché di gente che vuol fare ce n’è parecchia, ma la prosperità della nostra Società antroposofica si fonda su coloro che sono capaci di fare ciò che vogliono fare. Spesso ho pure citato qui il detto di Fichte: “L’uomo può fare ciò che deve fare, e se egli dice non posso, è segno che non vuole”. Le due qualità di cui sopra, hanno poi condotto Miss Maryon a compiere davvero molte cose che sono state fatte pacatamente, tranquillamente e mettendo, a dir il vero, solo sporadicamente in valore la sua arte di scultrice, senza di che il lavoro degli ul- 6 timi anni davvero non sarebbe stato possibile.

Ella seppe estendere inoltre il suo interesse pratico ed il suo senso pratico anche in altri campi, giovando assai al nostro Movimento. Dobbiamo alle sue fatiche altruistiche se poté attuarsi qui il corso per maestri, tenuto non è tanto nel tempo di Natale e frequentato da insegnanti inglesi. E’ altresì merito dei suoi sforzi altruistici che Mrs. Mackenzie si sia adoperata così energicamente a pro del Movimento, segnatamente nel campo pedagogico nelle regioni di idioma inglese.

Ed infine risale pure alle fatiche generose di Miss Maryon che il corso di Oxford si sia potuto attuare, nonché la visita shakespeariana a Stratford e varie altre cose in rapporto alle relazioni tra la Centrale antroposofica ed i territori d’idioma inglese. Insieme a tutto questo, è stata cosa preziosissima il fatto che ella seppe procedere in maniera che, ovunque ella lavorasse, mai non s’impuntava in un’opposizione ostinata quando si trattava di modificare totalmente un proposito a lei caro. Così per esempio l’idea delle figurine di Euritmia nacque in lei: l’idea nonché i primi tentativi di eseguirla. L’idea era quanto mai feconda, però le figurine di Euritmia in sé dovettero subire una modificazione totale. Miss Maryon non rifuggì mai dal trasformare a fondo qualsiasi cosa a seconda delle circostanze, sicché in lei non prevalse mai un’opposizione ostinata. Posso dunque dire davvero, miei cari amici, che molto lavoro silenzioso e tranquillo è stato compiuto da colei che ha lasciato or ora il piano fisico; molto lavoro pel quale la Società antroposofica le è davvero debitrice di intima gratitudine. E non voglio neanche tener troppo conto della quantità (certo, in relazione alla quantità ci sono molti che fanno molto), ma in relazione alla qualità, come l’inserimento di tale lavoro nella causa antroposofica, Miss Maryon ne prodigò tantissimo e davvero insostituibile. Nell’evoluzione dell’umanità, è insostituibile soltanto ciò che appunto è dotato di una speciale qualità interiore. Certo, anche cose simili possono venire sostituite, ma allora deve esserci appunto un eguale valore intimo.

Ma per lo più non vengono sostituite nel corso dell’evoluzione. Quindi bisognerà ormai tener conto di questo karma, in ragione del quale appunto queste doti speciali di Miss Maryon ci verranno a mancare nella costruzione del secondo Goetheanum. Le più strane concatenazioni del destino vanno unite davvero con l’innalzamento sia del primo, sia del secondo Goetheanum. E fu proprio la notte dell’incendio che pose il primo germe della malattia di Miss Maryon. Dalle conseguenze nate da quel germe, le cure più assidue non valsero a guarirla.

Ecco appunto delle concatenazioni karmiche. Per quanto, si intende, l’arte medica possa e debba fare molto per combattere siffatte concatenazioni karmiche, tuttavia il karma opera inesorabilmente, e quando le cure più assidue non poterono condurre alla meta, fu allora soltanto che si giunse proprio al momento in cui dover pensare al karma. Finché un uomo sta ancora sul piano fisico, è nostro dovere pensare unicamente a come possa venir guarito, in questa direttiva tesero veramente i massimi sforzi, l’incondizionata abnegazione della Dottoressa Wegman, ed è stato fatto tutto ciò che era mai possibile fare. E fu altresì assistita dalla Dottoressa Wegman (io stesso, trattenuto da altri doveri, non potei essere presente), che Edith Maryon lasciò il piano fisico.

Ebbene, miei cari amici, con ciò vi ho accennato al collegamento speciale che esisteva tra la Società antroposofica e Miss Maryon e credo che un collegamento di tal genere varrà a rendere Miss Maryon indimenticabile alla Società antroposofica; essa sarà indimenticabile per tutti quei Membri che nel corso del tempo vennero a conoscerla qui in uno od in altro modo. Mi sia pure consentito di ricordare tutto ciò che di lei va ricordato, nella commemorazione che avrà luogo Martedì alle ore 11 nel Crematorio di Basilea.

Quanto oggi intendevo dirvi doveva assolutamente culminare nel dimostrarvi quale azione fu qui spiegata a pro della causa Antroposofica da una esistenza operosa, pacata e pronta al sacrificio. Esistenza insostituibile, a proposito della quale sono convinto che coloro i quali comprendono che cosa significhi il lavorare, come a me compete, nella direzione del Movimento antroposofico, accoglieranno con piena comprensione quanto sono venuto esponendo. Non è facile lavorare nel Movimento antroposofico consapevoli in pieno della responsabilità che ce ne incombe. Miei cari amici, quanto vi dico in seguito alla morte di Miss Maryon, vogliate considerarlo altresì come cosa che intendo proprio dirvi anche in via generale.

Che cosa ci impone, a che cosa ci obbliga questa nostra posizione dirigente? Essa ci impone quanto segue (e già spesso dal Convegno di Natale in poi ho dovuto rilevare a che cosa ci impegna questa direzione del Movimento antroposofico). Essa porta con sé per condizione che tutto quanto accade in unione con me, io medesimo mi trovi al caso di recarlo in alto, nel mondo spirituale; dunque di non soddisfare puramente ad una responsabilità rispetto ad una cosa che stia qui, sul piano fisico, ma ad una responsabilità che si eleva assolutamente fin su in alto, fino ai mondi dello Spirito.

Ebbene, voi dovete davvero – se volete partecipare seriamente al Movimento antroposofico e specie ad esso quale è diventato dopo il Convegno di Natale – dovete davvero abbracciare in pieno il pensiero di che cosa significhi avere la responsabilità del Movimento antroposofico di fronte al mondo dello Spirito. Su questo tema potrei dilungarmi molto e delle molte cose che vi sarebbero da dire, una ve ne vorrei dire in questa occasione. Naturalmente fra le persone appartenenti al Mo- 8 vimento antroposofico accade che in alcune vengano ad espressione molte e varie cose personali.

Orbene, ciò che si esplica in Terra come proveniente da cose personali, quando si frammischi con ciò che deve venir attuato a pro della causa antroposofica, significa un elemento di cui, se rimane personale, non si può assumere la responsabilità di fronte al mondo dello Spirito. E quali difficoltà insorgono per colui sul quale incombe la responsabilità di rispondere di qualcosa di fronte al mondo spirituale, quando si aggiunge talvolta a ciò di cui egli deve rispondere, cosa proveniente dalle aspirazioni personali degli uomini!

Dovreste anche davvero rendervi consci, almeno un poco, delle conseguenze che ne derivano. Dover affrontare in questo modo il mondo spirituale, ne determina i contraccolpi più spaventosi! Mettiamo che un tale collabori al Movimento antroposofico. Egli lavora in seno ad esso ma porta entro la sua collaborazione delle ambizioni personali, delle intenzioni e qualità personali. Ebbene, queste si hanno, ci sono; ma i più non ne ravvisano il carattere personale, ritengono sia impersonale perché ingannano sé medesimi quanto all’elemento personale e impersonale.

Questo tocca a noi addossarcelo. Ed opera dei contraccolpi veramente spaventevoli del mondo spirituale su colui che è costretto a recar seco in essa siffatte emanazioni provenienti da elementi personali. Sono queste delle difficoltà intime, miei cari amici, che risultano appunto da un Movimento quale è quello dell’Antroposofia in seno alla Società Antroposofica. E bisogna pure richiamarvi l’attenzione! Indubbiamente è cosa terribile avere degli avversari così tremendi! E questi avversari debbono pure venire trattati da noi in un qualche modo alla stregua giusta. Ma quanto all’intimo modo con cui l’Antroposofia deve essere rappresentata, la cosa sta in termini ben terribili quando si tratta di dover recare su al mondo spirituale il lavoro compiuto in seno al Movimento antroposofico che sia aggravato così dagli interessi personali dell’uno o dell’altro. E proprio su questo fatto, a dire la verità, ben poco si riflette. Ecco quanto mi vedo costretto a menzionare onde dare rilievo alla speciale condotta del lavoro compiuto da Miss Maryon. Riguardo a questo la Società antroposofica deve molta gratitudine alla compianta, poiché essa seppe sempre più e più condurre nella giusta guisa il proprio lavoro.

Queste sono le cose che oggi volevo e dovevo porre in luce, grazie al pensiero che tali contributi, simbolicamente parlando, sono iscritti davvero nel Libro d’Oro della Società antroposofica e debbono, soprattutto, venir registrati nell’intimo libro del cuore di ogni Membro. Sono certo di trovarmi d’accordo con voi mentre affido quanto ho esposto oggi e quanto dirò martedì alla commemorazione, pregandovi di rivolgere all’alto i vostri pensieri verso colei che ha passato la soglia dei Mondi 9 dello Spirito; i pensieri della quale accompagneranno, indubbiamente, l’ulteriore progresso del Movimento antroposofico. E grazie al modo con cui la nostra amica si inserì in esso, saranno pensieri pieni di forza, e darà forza altresì il collegarsi con questi. Come segno che tale è la nostra volontà, noi ci alzeremo dai nostri posti ad onorare la trapassata, certi e sicuri che si sarà formato un collegamento vigoroso, bello e duraturo per il Movimento antroposofico.

Ebbene, miei cari amici, quanto oggi avevo da dirvi e che in certo senso si riconnette anche col concetto di karma, poiché vita e dottrina per noi vanno uniti, io l’ho inserito nelle due commemorazioni che tenni oggi col cuore commosso. Ora sarà mio compito proseguire le considerazioni sul karma, sicché quanto abbiamo conquistato mediante le considerazioni su alcune concatenazioni karmiche nel mondo umano, potrà ormai trovare la propria applicazione allorché solleveremo il grande quesito nel nostro cuore, nel nostro essere individuale, chiedendoci in che modo le nostre esperienze personali, gli eventi, siano dolorosi o lieti, tutto ciò che vediamo e a cui partecipiamo commossi – come tutto ciò si rapporti al karma non appena lo vogliamo contemplare alla luce del destino del karma, ed intendiamo valerci delle osservazioni sul karma per giungere ad una azione efficiente della vita.

Tutto questo potrà riallacciarsi alle considerazioni karmiche delle scorse settimane, che da domani in poi applicheremo in modo speciale a delle individualità umane e singole; ossia alle esperienze individuali umane, al rapporto personale dell’uomo col karma.

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