Come la meditazione è il processo della elevazione dell’anima al Divino, ai fini del Divino medesimo, così la preghiera è tale elevazione secondo una richiesta umana.
Questa richiesta però è una pura determinazione ideale: ove sia una richiesta della psiche o del mentale egoico, non ha senso.
La determinazione ideale viene rivolta al Divino, parimenti come proposta e supporto alla sua azione.
La forza ideale della determinazione è il grado di superamento del limite soggettivo, o egoico, perché la preghiera acquisisca potere di obiettivazione.
La preghiera vincolata all’ego, non ha forza alcuna: se, malgrado il vincolo egoico, consegue il suo obiettivo, questo è la concessione di Potenze di un ordine sub-sensibile, che aiutano a condizione di dominare l’anima del richiedente, secondo una magia inferiore, polarmente opposto alla Magia Solare.
Viene stabilito in tal modo un “patto”, alle cui conseguenze il contraente umano difficilmente si sottrarrà.
Si può pregare con le preghiere tradizionali, o, ancora più efficacemente, con semplice “intento profondo”.
Questo intento profondo, che è un pregare senza parole, è più difficile a realizzare, perché, mancando di supporto dialettico, può facilmente divenire confusa mistione di pensieri e sentimenti, incapace di superamento del limite soggettivo.
L’intento invero esige essere portato a purezza di slancio, di lucidezza e di continuità, sì da attuare la comunione cui è inseparabile la certezza della risposta del Divino.
Nel pregare senza parole, secondo intento profondo, pensiero sentimento e volontà si elevano secondo un’unica idea, che deve conseguire l’intensità della concentrazione, per mantenere la purezza e la continuità necessarie alla obiettivazione della forza.
A un determinato momento, nella forza di elevazione dell’asceta, muove quella del Divino evocato.
Occorre lasciare al Divino l’uso della mediazione della preghiera, così che sia esso a deciderne la forma. La forma di ciò che viene richiesto nella preghiera deve essere determinata non dall’asceta orante, ma dalle forze a cui egli si rivolge.
È importante che egli non chieda per sé nulla che non gli sia suggerito dalle forze medesime. Egli può cominciare col pregare, perché gli sia suggerito ciò che deve chiedere, se direttamente non lo intuisce, Ma la preghiera più efficace è quella senza oggetto, in realtà operante per il Divino e di conseguenza per la comunità umana.
La preghiera è la mediazione umana per le variazioni del karma collettivo: perciò il suo contenuto ultimo ha a che fare con le forze radicali della volontà, mediante cui si esplica il karma individuale.
La potenza mistica della preghiera è infatti la potenza della volontà spersonalizzata. Come forma superiore della Magia Solare, capace di sollecitare le variazioni evolutive del karma, la preghiera implica la connessione con il Principio Solare, o con il Cristo, detto in linguaggio rosicruciano, “Signore del karma”: la preghiera “senza oggetto”, è il tipo più possente di preghiera.
La connessione tra la preghiera e l’opus ascetico è conseguibile, se si comprende che il meditare è la forma più alta della preghiera e che quanto si accende come Luce di Vita nella meditazione è bensì suscitato dall’iniziativa dell’Io, ma è possibile in quanto a questa risponda la decisione del Mondo Spirituale.
La connessione con l’opus ascetico-magico è attuabile, ove si avverta che le forze della preghiera passano attraverso le braccia e le mani e che le mani congiunte nella preghiera sono le conduttrici delle potenze della preghiera.
Le mani pensano e sentono più devotamente che il pensare e il sentire individuali, perché il Superindividuale in esse si esprime direttamente, senza dipendere dalla mediazione cerebrale: per esse passa una saggezza evocatrice che il pensiero ordinario ancora non possiede.
Le mani aprono e chiudono un circuito di forza, in cui è presente l’infinita Potenza del Cosmo: possono benedire e guarire, perché l’anima, meglio che la cosiddetta forza magnetica – inferiore dinamismo della natura ancora, salvo rare eccezioni, opposto allo Spirito -reca attraverso esse l’anima cosmica.
L’asceta ha già trovato la via della reintegrazione, quando tutta la sua vita è una “continua” profonda preghiera e sente fluire nelle mani congiunte la Forza che opera alla guarigione del male del mondo. Còmpito della preghiera è sollevare dallo stato di sordità, di prosaicità e di animalità l’umano, perché l’anima conosca la parte di sé immersa nella corporeità fisica epperciò ignorata: l’anima divina, la sapienza d’amore, o Vergine Sofia, che le è di continuo sottratta dall’identificarsi con la corporeità.
L’imagine della Vergine è il simbolo dell’intento profondo della preghiera: la donazione di tutta la vita alla Forza che accende, dall’essenza univoca delle anime, la fraternità umana.
Massimo Scaligero


