La relazione della coscienza con il respiro viene realizzata dalla concentrazione.
Il respiro è normalmente nell’organismo l’espressione ritmica del dominio dell’astrale inferiore.
Con la sospensione del condizionamento del sistema nervoso e la realizzazione del “vuoto” del sentire, il respiro cessa di muovere secondo l’astrale inferiore: gradualmente si svincola dal sistema nervoso.
Ma ciò non deve essere avvertito, o seguito, anche se si sa che sta avvenendo.
Ove gradualmente venga portato a essenziale autonomia, il respiro riacquista il ritmo dell’astrale superiore, che è suo in profondità, ma al quale è normalmente alienato.
Tuttavia non è una deliberata disciplina respiratoria che può restituire al respiro la sua segreta luce, bensì l’”atarassia” dell’astrale razionale senziente: qualcosa che si può chiamare uno zero della vita psichica, un’aerità metafisica, in cui affiorano le forze di fondamento.
Solo a questo stadio può essere praticato l’adeguato esercizio respiratorio. In altre nostre opere, si è potuto parlare di uno stato di “atarassia cristica”, come presupposto del nuovo tipo di respiro.
Si può portare il respiro a una condizione di calma funzionale, dalla quale esso in realtà nasce, e percepire tale calma come uno stato di assoluta indipendenza dal sistema nervoso: stato raggiungibile da altra direzione che quella nervosa, grazie all’accennata disciplina del “non sentire”: questa risponde alla concentrazione di profondità, ossia alla percezione del pensiero vivo, fuori di ciò che si è in quanto individui traenti coscienza di sé dal sistema nervoso. Il respiro può diventare veicolo della pura forza extra-corporea, non in quanto si operi su esso secondo le tecniche del pranayama oggi inevitabilmente sollecitanti il meccanismo della natura corporea, ove lo Spirituale è alienato ma in quanto si percepisca il suo essere pre-corporeo, svincolato dall’astrale razionale-senziente, e il suo procedere da un ritmo cosmico: non legato al sentire, bensì al volere: che è dire al sentire originario, alla costituzionale purità dell’essere corporeo, indipendente dal sistema nervoso. Come si vede, un respirare che ha ben poco a che vedere con quello delle tecniche Yoga.
Il respiro è normalmente il supporto del sentire: ma essendo questo sentire il moto psichico della soggettività, è il respiro esprimente la subordinazione dello Spirituale alla corporeità, ossia il nutrimento vitale dell’ego, della malattia, della distruzione corporea.
Non si può operare asceticamente con tale respiro: una sola cosa esso chiede, essere lasciato.
Lo svincolamento dal sistema nervoso, rende il respiro veicolo della vitalità metafisica della Luce: tale possibilità corrisponde a quella della liberazione del sentire, o della estinzione del sentire soggettivo, illegittimamente inerente al sistema nervoso. Il respiro svincolato si svolge come ritmo del volere: diviene relazione di profondità con il potere della Entità cosmica avente come supporto sulla Terra l’elemento dell’aria. L’aria è il veicolo veicolo sensibile della Luce.
Allo stesso modo che l’uomo interiore ha come supporto fisico il corpo minerale, sulla Terra, esistono Entità sovrasensibili il cui supporto terrestre è costituito rispettivamente da elementi come il fuoco, l’aria, l’acqua, ecc.: allorché il discepolo svincola il respiro dal sistema nervoso, in conseguenza dello svincolamento del pensiero dalla cerebralità e della quiete del sentire, percepisce l’elemento metafisico del respiro.
Ha inizio per lui l’esperienza dell’Arcangelo dell’Aria: della cui azione è stata rivelata a taluni discepoli la funzione dal Maestro dei nuovi tempi.
Il segreto della “Pietra Filosofale” è legato alla conoscenza di questo respiro, accordata dal Mondo Spirituale al discepolo che consegua l’incapacità di fare un uso personale della Forza. Il discepolo che conosca questo respiro in realtà sente che deve minimamente ricorrere ad esso e che solo in rari momenti può meritare di giovarsi del suo aiuto, in quanto il contenuto di santità recato da esso, incontra necessariamente una inadeguatezza profonda nell’attuale condizione egoica dell’anima.
Il discepolo viene avvertito direttamente del momento in cui può prendere coscienza del respiro metafisico e del ritmo radicale che esso richiede, per ritornare veicolo della Luce.
Tratto dal Libro: Manuale Pratico della Meditazione


