Christian Rosenkreutz e la somma della saggezza

Parlare di Christian Rosenkreutz presuppone una grande fiducia nei misteri della vita spirituale, fiducia non solo in quella persona, ma anche nei grandi segreti della vita spirituale. (…)
Come sappiamo, l’uomo non vive solamente per suo conto, ma anche in relazione con il grande sviluppo dell’Umanità. Quando l’uomo comune attraversa la morte, il suo corpo eterico si dissolve nel grande universo, ma ne rimane sempre conservata una parte; e così noi siamo in genere circondati dai resti di corpi eterici dei morti, a nostra salvezza, ma anche a nostro danno, perché essi agiscono su di noi in senso buono o cattivo, a seconda che noi stessi siamo buoni o cattivi. Così fluiscono su di noi le più ampie azioni dei corpi eterici delle grandi individualità.
Dal corpo eterico di Christian Rosenkreutz esce così una grande forza che può agire sulla nostra anima e sul nostro spirito; è nostro compito imparare a conoscere queste forze alle quali ci appelliamo come rosicruciani.
In senso stretto il movimento rosicruciano iniziò nel secolo XIII, quando tali forze agivano con straordinaria intensità; a quel tempo si formò la corrente di Christian Rosenkreutz che da allora in poi continua sempre ad operare nella vita spirituale. Vi è una legge per cui circa ogni cento anni tale corrente di forza spirituale deve venire ad espressione con particolare efficacia. (…)
Se consideriamo la particolarità della coscienza umana nel secolo XIII, vediamo che la chiaroveggenza primitiva era gradualmente scomparsa. Sappiamo che prima tutti gli uomini possedevano una chiaroveggenza elementare, ma alla metà del secolo XIII si verificò per tale chiaroveggenza il suo punto più basso, quando d’improvviso scomparve ogni chiaroveggenza. (…)
Tale breve tempo di oscuramento dovette allora aver luogo per preparare il tratto caratteristico del nostro tempo, l’attuale cultura intellettuale commisurata all’intelletto, che è appunto il significato del quinto periodo postatlantico. (…)
L’origine della corrente dei Rosacroce cade nel XIII secolo: fu allora che personalità particolarmente competenti dovettero essere scelte per l’iniziazione, che poté avvenire solo dopo la fine di quel breve tempo di oscuramento.
In una località europea di cui non è lecito per ora fare il nome (ma in un tempo non lontano si potrà farlo) si formò una loggia di grande spiritualità, una comunità di dodici uomini CHE RACCOGLIEVANO LA SOMMA TOTALE DELLA SAGGEZZA SPIRITUALE delle epoche passate e del loro tempo. In quel periodo oscuro vivevano dodici uomini, dodici spiriti eletti i quali si riunirono allo scopo di promuovere il progresso dell’Umanità; non potevano essi stessi guardare direttamente nel mondo spirituale, ma potevano attivare in sé la memoria di quanto avevano imparato in una precedente iniziazione. (…)
Dobbiamo dunque parlare di dodici individualità eminenti e cercare il punto di partenza di una nuova civiltà alla metà del secolo XIII, quando era stato raggiunto il punto più basso della vita spirituale e l’accesso ai mondi spirituali si era chiuso anche per i più progrediti. (…)
Ma era possibile l’inizio di una nuova civiltà solo a seguito dell’entrata al centro dei dodici di un tredicesimo: questi non divenne un erudito nel senso di quell’epoca. Era un’individualità che era stata incarnata al tempo del Mistero del Golgota. Nelle sue successive incarnazioni si era preparata alla sua missione attraverso un’anima mansueta, una vita fervida e dedita a Dio; era una grande anima, un uomo pio, profondamente mistico interiormente ed era nato con tali qualità, non aveva dovuto acquisirle. Si può avere un’idea di tale individualità immaginando un giovane molto pio, di continuo volto a pregare fervidamente Dio.
Questo tredicesimo crebbe interamente allevato ed educato dai dodici, e conseguì da ciascuno tutta la saggezza che ognuno poteva dargli: venne educato con la massima accuratezza e si presero tutte le precauzioni affinché nessuno al di fuori dei dodici potesse esercitare un influsso su di lui. Venne completamente isolato dal resto del mondo. In tale sua incarnazione nel secolo XIII era un giovinetto molto gracile, tanto che l’educazione che i dodici gli impartivano operò fin nel suo corpo fisico.
I dodici, ciascuno dei quali era compenetrato e ripieno del suo compito spirituale ed era profondamente penetrato di cristianesimo, erano consapevoli che il cristianesimo esteriore della Chiesa era solo una caricatura del vero cristianesimo. Erano ricolmi della grandezza del cristianesimo, ma nel mondo esterno passavano per suoi nemici. Ognuno di loro elaborava solo una parte del cristianesimo, nell’intento di riunire tutte le religioni in una grande unità. Essi erano convinti che nelle loro dodici correnti fosse contenuta tutta la vita spirituale, e ognuno esercitava sull’allievo un’azione a seconda delle proprie forze. Avevano come meta di arrivare ad una sintesi di tutte le religioni.
I dodici erano però consapevoli che questa NON ERA OTTENIBILE MEDIANTE UNA TEORIA, ma attraverso l’operare della vita spirituale; per questo era necessaria una corrispondente educazione del tredicesimo.
(R. Steiner, 27/9/1911, O.O. 130)

Stefano Freddo 15 Aprile 2020

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