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Come sappiamo dallo studio della Scienza dello Spirito, nell’anima agiscono due forze tra di loro polari: la simpatia e l’antipatia. Esse trovano come punto mercuriale equilibrante l’empatia.
Questa dinamica si può rappresentare con una figura chiamata lemniscata sulla quale possiamo anche disporre i quattro corpi dell’uomo (fig. 1).

Questa figura rappresenta i tre processi della vita di ogni essere: quelli espansivi e quelli contrattivi, con al centro la fondamentale funzione dello scambio tra questi due. Possiamo caratterizzarli come diastole-espansione, sistole-contrazione e trasmissione di messaggi-centro: questi sono i ritmi della vita. Dovrebbe essere ovvio che queste due pulsazioni devono essere il più possibile in equilibrio come la notte con il giorno, il sonno con la veglia, il Pensare con il Volere e così via.

Gli antichi alchimisti denominavano i processi di espansione con sulfur mentre quelli di contrazione erano invece chiamati sal. Al centro, ovvero nei processi di scambio ed equilibrio attivo, individuavano i processi che denominavano mercur.

In ogni organismo sano devono coesistere questi tre processi in equilibrio dinamico. Ad esempio le ghiandole devono secernere ormoni: questo è un processo astrale e ciò che “esce” è liquido, quindi legato all’etericità. Il centro, il processo mercur, mantiene l’equilibrio e il ritmo tra i due opposti.

Nell’individuo sano tutto procede così ma in certe condizioni questa armonia si altera e sorge la patologia.

I processi sulfur possono essere esaltati da una astralità in eccesso (nervosità, stress, CEM, vento, ecc.) e quando ciò avviene si manifestano con sintomi di calore (la febbre), tumefazione e dolore in superficie. All’opposto i processi sal sono maggiormente legati ad una etericità “bloccata” (rigidità di pensiero, forme esteriori, vita disordinata, ecc.), al freddo e sono dolori “sordi” maggiormente percepibili nella profondità del corpo.

I fin dei conti questa dinamica altro non è che la “lotta” ben visibile che accompagna la crescita di ogni bambino nei primi anni di vita: la “guerra” tra le malattie che producono “febbre-fuoco” e quelle invece di “gonfiore-acqua”. Questa lotta è la manifestazione del processo di individualizzazione, ossia la “lotta” interiore tra il predominio della linea e forze ereditarie (corpo fisico e eterico – malattie accompagnate da gonfiore-acqua e “sorde” come la parotite e la pertosse1) e il principio individualizzante portato dal corpo astrale e dall’Io (malattie acute infiammatorie con febbre come il morbillo e la scarlattina). “Saggezza” dei genitori sarebbe non stroncare i processi individualizzati ma lasciare che la febbre possa fare il suo compito salutare (ovviamente quando si superano i 39° si può iniziare con impacchi di aceto sui polpacci o con altri metodi per “controllarla”).

Al processo sulfur possiamo collegare l’anima e soprattutto le funzioni dell’anima più alte, quelle legate ai pianeti esterni (Marte, Giove e Saturno). Essi sono processi “raggianti” e quindi della nostra figura sono rappresentate con una irradiazione di frecce. I processi sal sono invece contrattivi e quindi sono rappresentati con delle frecce verso il centro e sono maggiormente legati agli influssi dei pianeti interni (Luna, Mercurio e Venere).

Questi processi devono essere in continuo dialogo e rapporto tra di loro. Uno deve fluire nell’altro in un perenne armonico movimento e ciò è rappresentato dal processo mercuriale di scambio e riequilibrio legato al Sole in noi (il cuore).

I processi espansivi-sulfurei risultano quindi legati alla luce (astrale) e al calore (Io) mentre quelli contrattivi-salini sono legati all’elemento solido (fisico) e liquido (eterico). Abbiamo così che nel loro fluire i tre processi “attraversano” i nostri quattro corpi corrispondenti agli elementi filosofici: fuoco, aria, acqua, terra. La base della salute sarà legata allo scorrere armonico di questi processi all’interno dei nostri quatto corpi.

Il processo sulfureo prende il nome dalla sostanza Zolfo, quindi da una sostanza che brucia producendo calore e luce. Questa luce però non è bianca ma giallastra (e tossica) e ciò denota il suo collegamento con qualcosa di terrestre. Per questo motivo essa viene attratta dal polo inferiore salino che raggiunge passando per l’elemento mercuriale. L’elemento salino quindi la attira a sé ma non come fine ultimo: se prendiamo come esempio un cristallo di sale, esso, come ogni cristallo, è formato da sostanza strutturata lungo piani e linee di formazione. Queste linee rappresentano un aspetto luce (sono come raggi di luce) e quindi anche il processo salino non è fine a se stesso ma tende a risalire verso la luce del processo sulfureo e questo sempre passando per l’elemento mercuriale centrale.

Abbiamo così lo scambio continuo tra questi tre processi.

Precisato questo c’è ora da affrontare il problema della malattia e per comprenderlo dobbiamo ritornare a quanto rappresentato nella figura 1 a cui aggiungeremo delle modifiche (fig. 2).

Come detto l’accentuazione per cause interne o esterne di uno dei processi produce patologia. Abbiamo visto che l’accentuazione dei processi induce patologie ma vi possono essere delle condizioni particolari in cui si passa dalla accentuazione dei processi alla loro estremizzazione.

Possono infatti realizzarsi delle condizioni per cui il processo sulfureo va oltre se stesso, e con ciò penetrare nella luce bianchissima (quindi senza aspetti “materici” come nella luce “gialla” dello zolfo) e ciò viene denominato “processo fosforico”. A seconda di quanto questo processo fosforico diventa dominante, viene a cadere la possibilità di ricongiungersi al processo salino

(sempre attraversando il processo mercuriale) e da ciò può conseguire la morte per patologie di tipo -ite.

Parimenti per il processo salino abbiamo la possibilità che vada oltre se stesso (nel processo denominato “cenere”), ossia nella distruzione totale della materia e quindi la morte per patologie di tipo -osi.

Abbiamo così visto come la caduta in queste condizioni estreme ha come conseguenza patologie che possono portare alla morte dell’individuo.

 

Le cose possono anche prendere un’altra direzione e ciò avviene quando avviene un passaggio, un “rovesciamento” dall’infiammazione alla sclerosi. Il quadro clinico diventa così estremamente complicato perché processi opposti si sovrappongono e il medico non riesce ad individuare la sorgente del problema. Per comprendere come si può trovare una soluzione a questa dinamica dobbiamo approfondire questi ritmi vitali dal punto di vista della scienza dello spirito e quindi alzare il “velo” che copre a tutta prima l’azione di questi processi, di queste forze che altro non sono che azioni scaturenti da Entità spirituali, Entità che manifestano la loro azione fin nel piano fisico-sensibile.

Il processo di infiammazione (-ite) è il processo che va attribuito all’azione delle forze luciferiche. Lucifero è una entità spirituale di natura astrale (processi sulfurei) e quindi, per così dire, “prende casa” nel nostro corpo astrale (soprattutto negli organi cavi) e per completarsi si “nutre” del nostro corpo eterico quindi di una funzione di tipo sal. All’opposto i processi di tipo contrattivo (-osi), sono processi di sclerosi in quanto è l’entità di Arimane che ora diventa dominante. Arimane è una Entità spirituale di natura eterica e per completarsi vuole “nutrirsi” del nostro corpo astrale, quindi del polo opposto.

Abbiamo così la spiegazione del perché può capitare che un processo di infiammatorio si “rovesci” in un processo salino e uno salino si rovesci in un infiammatorio. Questa è l’azione di queste due Entità che, quando raggiungono un alto livello di azione in noi, possono “rovesciarsi” nel polo opposto (nel corpo di cui si “nutrono” e che è, per l’appunto, nel polo opposto).

Come detto quando ciò avviene il processo di risanamento diventa oltremodo complicato anche perché questo rovesciamento può avvenire più volte e quindi la situazione diventa un “groviglio” spesso inestricabile.

La terapia in questi casi si può solo basare su un potenziamento delle forze del centro, una potente azione mercuriale che si collega al nostro centro, al nostro cuore rinforzandolo e quindi, per così dire, “abbracciare e comprendere” anche i due processi di phosphor e cenere (fig. 3).

 

 

Il cuore non deve però essere visto come un muscolo che agisce sul sangue ma deve essere visto come il centro della nostra coscienza superiore, del nostro Io superiore, delle forze spirituali noi. Questa terapia si basa sulle forze dell’arcangelo Michele, è quindi una terapia spirituale che ha come strumento fondamentale l’azione dell’Io umano, ossia del nostro essere autocosciente che prende coscienza delle cause profonde (anche remote) di queste patologie e quindi toglie il motivo profondo (la radice) del processo patologico.
Purtroppo la medicina non contempla i risvolti spirituali delle patologie. L’azione di Michele, ossia l’azione spirituale terapeutica autocosciente, apre la porta all’azione del Cristo perché solo il Cristo è il Terapeuta con la “T” maiuscola e quindi solo Lui, così come è stato rappresentato sul Golgotha tra i due ladroni (che rappresentano Lucifero e Arimane), è la forza spirituale macrocosmica che porta equilibrio tra le forze di Lucifero e di Arimane fin nel microcosmo umano.

Enzo Nastati

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